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Regione blocca lÂ’assunzione di 5.500 lavoratori
di Dario Raffaele

Senza il decreto dell’assessorato al Lavoro non si schiodano i 65 mln della legge 106/2011 per il bonus occupazione. Il provvedimento doveva essere emanato entro il 30 giugno. Colpevole silenzio da parte di assessore e dg

Tags: Lavoratori, Decreto



CATANIA - Ci risiamo. La Regione, continua a prodigarsi per assumere all’interno dei propri uffici (già ingolfati di personale) rilevatori, consulenti e altre figure di dubbia utilità. Si dà da fare per stabilizzare i propri (in molti casi inutili) dipendenti a tempo determinato entrati senza concorso, ma blocca di fatto 5.500 assunzioni di lavoratori nelle aziende private.

La possibilità di dare una svolta ad una politica troppe volte clientelare e di occuparsi veramente dei problemi della gente, la Regione l’ha avuta con la Legge 106/2011 (art. 2), il credito d’imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno, per l’assunzione di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati. Sul piatto la disponibilità di ben 65 milioni di euro che potrebbe permettere l’assunzione di 5.500 lavoratori, grazie a un contributo di circa 12.000 euro per lavoratore (Il credito d’imposta infatti, è pari al 50% del costo del lavoro del dipendente).

Per sbloccare i 65 milioni di euro la Regione siciliana era chiamata ad emettere un semplice provvedimento entro la data del 30 giugno, termine ultimo fissato dal decreto interministeriale (di concerto tra ministero del Lavoro, dell’Economia e della Coesione territoriale), pubblicato sulla Guri il 1° giugno, che rimandava appunto alle Regioni il compito di stabilire modalità e procedure per la concessione del bonus.

Ma dalla Regione è arrivato solo l’ennesimo esempio d’immobilismo, la solita “mollacchia” che ha fatto scadere i termini lasciando migliaia di lavoratori privati nel limbo del precariato, centinaia di imprese nella morsa della crisi, alle prese con un costo del lavoro proibitivo in una Regione in cui Irpef e Irap hanno raggiunto livelli massimi.
Ora, da indiscrezioni giunte alla nostra redazione, sembrerebbe che la mancata emanazione del provvedimento entro i termini previsti abbia messo a rischio i 65 milioni.  Per evitare di perdere questi fondi l’assessorato regionale al Lavoro avrebbe inserito la regolamentazione del credito d’imposta in un disegno di Legge (il 900/a) già depositato, che, una volta esitato, permetterebbe d’intercettare la stessa somma attraverso i fondi europei. Ma si sa, un disegno di legge in questo periodo, equivale a mandare a binario morto un provvedimento tanto importante, vitale.

Abbiamo provato a sentire ripetutamente l’assessore Giuseppe Spampinato e la dirigente del dipartimento Lavoro Anna Rosa Corsello per chiedere il fondamento di queste voci e il motivo per cui non si fosse rispettato il termine del 30 giugno per emanare il regolamento necessario, dovendo invece ricorrere a un ddl che difficilmente vedrà la luce in tempi brevi. Ma tra infiniti rinvii e promesse di chiarimento, ad oggi, i precari delle aziende private siciliane si chiedono ancora il perché di questo ennesimo ritardo che li costringe ancora ad un futuro incerto a scapito dei troppi favoritismi ai già “privilegiati” dipendenti pubblici. Due pesi e due misure dunque. E un silenzio da parte dei vertici delle Istituzioni che lascia intendere chissà quale sotterranea manovra. O si tratta semplicemente di negligenza? Restiamo in attesa dei chiarimenti dell’assessore Spampinato e della dirigente Corsello, ma soprattutto della notizia della firma su un decreto “semplice semplice” (tutti gli elementi che deve contenere sono metodologicamente descritti nel decreto interministeriale che lo prevede) ma che in Sicilia  rischia come sempre di diventare l’“impresa del secolo”.

A chi è rivolta  l’agevolazione 

L’agevolazione è rivolta ai datori di lavoro che hanno assunto o assumono a tempo indeterminato, tra il 14 maggio 2011 e il 13 maggio 2013, personale “svantaggiato” o “molto svantaggiato”.   Secondo la definizione della Commissione europea, è un lavoratore “svantaggiato”: 
• chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
• chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale;
• i lavoratori che hanno superato i 50 anni di età; 
• chi vive solo con una o più persone a carico; 
• i lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna (che risultano da apposite rilevazioni ISTAT); 
• chi è membro di una minoranza nazionale.
Sono definiti “molto svantaggiati”, invece, i lavoratori privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.  

Il “valore” del credito   d’imposta 

Il credito d’imposta spetta nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione per ciascun lavoratore “svantaggiato” e nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione per ogni lavoratore “molto svantaggiato”.  Il bonus per ogni unità lavorativa è calcolato sulla differenza tra il numero dei dipendenti a tempo indeterminato, rilevato mensilmente, e quello dei lavoratori a tempo indeterminato mediamente occupati nei dodici mesi precedenti alla data dell’assunzione. Per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo parziale, il credito spetta in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle previste dal contratto nazionale. 

Utilizzabile in compensazione attraverso il modello F24

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, attraverso il modello F24, a partire dalla data di comunicazione dell’accoglimento dell’istanza ed entro due anni dalla data di assunzione. Il bonus, inoltre, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è riconosciuto e non concorre a formare il reddito ai fini delle imposte sui redditi, né il valore della produzione, ai fini dell’Irap.  Si perde il diritto al bonus quando: 1) il numero totale dei dipendenti a tempo indeterminato è inferiore o pari a quello nei 12 mesi precedenti l’assunzione; 2) i nuovi posti di lavoro non sono conservati per almeno due anni dalle piccole e medie imprese o tre anni dalle altre imprese; 3) vi è accertamento definitivo di violazioni non formali alla normativa fiscale, a quella contributiva o a quella sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. L’agevolazione non è cumulabile con altri aiuti di Stato né con altre misure di sostegno comunitario. 

Dario Raffaele
Twitter: RaDar974
 

Articolo pubblicato il 25 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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