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Acqua: si riduce il consumo. In Sicilia è l’esatto contrario
di Rosario Battiato

Nella Penisola il consumo complessivo di acqua è sceso del 20% in appena dieci anni. Messina (+17,2%) e Palermo (+4,6%) tra le città più dispendiose di tutta Italia

Tags: Acqua, Rete Idrica



PALERMO – Ci sono film, romanzi, studi, tesi, che sostengono da decenni come i conflitti mondiali avranno prima o poi come causa scatenante la ricerca di acqua e non il petrolio o le fonti energetiche. Una storia talmente discussa e dibattuta negli ultimi decenni da diventare quasi un luogo comune, una specie di tòpos da letteratura fantascientifica, anche se è pur vero che una corretta gestione dell’acqua, pur non causando ancora guerre mondiali, è al centro di uno sviluppo sostenibile. Anche l’Italia comincia a fare la sua parte, infatti gli aggiornamenti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) dicono che in questi ultimi anni si è abbassata in maniera consistente la curva del consumo di acqua. Ovunque tranne in Sicilia.
L’ultimo report sulla Qualità dell’ambiente urbano ha evidenziato una maggiore razionalità nell’uso di acqua, facendo registrare un crollo del 20% in 10 anni (periodo 2000-2010) nel dato sui consumi con la quota pro-capite per l’uso domestico che si attesta a 66,7 metri cubi in 116 capoluoghi.

Non è ovunque la stessa storia. L’Italia è mappata diversamente così se i maggiori consumi si registrano a Monza, seguita da Roma, Milano, Catania, Bergamo, Messina e Torino, dall’altra parte troviamo Arezzo, la città che ha consumato di meno, seguita da Andria, Foggia, Prato, Forlì, Reggio Emilia e Brindisi. Nella classifica delle più alte riduzioni si affacciano anche i Comuni più dispendiosi come Torino (-29,6%), seconda piazza nazionale per i consumi. La più alta riduzione (al 2010 rispetto al 2000) si registra a Potenza (-36,6%), seguita appunto da Torino, e poi Piacenza (-26,8%), Novara (-26,6%), Genova (-26,0%), Parma (-25,2%) e Napoli (-21,4%). Nessuna siciliana tra le migliori, ma in compenso i Comuni isolani si affacciano nella classifica dei maggiori aumenti: Messina (+17,2%) al primo posto, seguita da Sassari (+12,4%), Reggio Calabria (+7,7%) e Palermo (+4,6%). Eppure il razionamento dell’acqua tocca soprattutto il Meridione: in Campania a Salerno, in Sicilia a Messina e in Puglia a Foggia, Bari, Taranto, Brindisi e Andria.

Le note dolenti non finiscono qui, perché nel comparto acqua analizzato dall’agenzia del ministero c’è pure il vecchio cruccio della depurazione, una patologia principalmente siciliana. Nei mesi scorsi il Cipe ha stanziato poco più di un miliardo di euro per provvedere alla definitiva risoluzione del problema depurazione nell’Isola, dove più di cinquanta comuni non sarebbero in regola con la normativa. “Stiamo lavorando – ha spiegato Claudio Torrisi, assessore regionale al ramo – perché dobbiamo spendere l’intero importo entro il 30 giugno dell’anno prossimo”. E sarebbe un vero peccato, l’ennesimo per un terra abituata a bruciare buona parte dei fondi che riceve. “Abbiamo riunito Ato e soggetti gestori che saranno necessari per lo sviluppo di questa delibera – ha proseguito l’assessore - in modo da avere la certezza che non si perdano questi soldi, perché se non si arrivasse a risolvere il problema l’Ue sarebbe pronta a punirci innescando un effetto domino per cui Bruxelles agirebbe sull’Italia che girerebbe le sanzioni alla Regione siciliana che poi andrebbe a colpire i singoli comuni inadempienti”. Infatti non si tratta soltanto di andare giù nei report nazionali, ma di incrementare l’inquinamento delle coste isolane e di veder piovere multe salatissime, fino a 700 mila euro al giorno, già a partire dall’anno prossimo.

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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