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Vino biologico, su qualità ed ecosostenibilità Italia batte UE
di Giuliana Gambuzza

È nata l’etichetta europea, ma il via libera ai solfiti è un passo indietro per i produttori italiani. E l’ammissione del rame nell’agricoltura bio mette a rischio la salute dei terreni

Tags: Vino, Biologico, Agricoltura



A febbraio anche il vino è diventato bio. Sei mesi dopo la normativa europea è entrata in vigore, mettendo fine a un’attesa lunga un ventennio. Così, chiusa la vendemmia – e superato il ritardo italiano nella pubblicazione del decreto attuativo – comincerà ad arrivare sulla tavola degli italiani il primo vino biologico riconosciuto dall’Unione.

In base al D.M. 15992/2012, la dicitura ‘vino ottenuto da uve biologiche’, l’unica ammessa finora, sarà sostituita da ‘vino biologico’. Al centro della disposizione ci sono le tecniche di produzione nonché i nuovi tetti nell’uso delle sostanze additive.
Quanto alle prime, il regolamento comunitario stabilisce il divieto di ricorrere a pratiche come la concentrazione parziale a freddo e l’elettrodialisi, mentre altre sono limitate: il trattamento termico non può superare i 70°C ed è ammessa la microfiltrazione, ma non l’ultra e la nano filtrazione.

Sono 44, 24 in meno di quelli del vino tradizionale, i coadiuvanti e gli additivi che è permesso usare: sono soprattutto di origine naturale (vegetale, animale e microbiologica, inclusi lieviti e batteri) e, per alcuni di essi, come la gelatina alimentare o la gomma arabica, si raccomanda di preferire l’origine biologica se disponibile. Stesso discorso per i lieviti enologici: in assenza di quelli bio, via libera ai lieviti convenzionali, purché non Ogm, oppure alla fermentazione spontanea o con i propri lieviti (anche purificati e liofilizzati).

Vi capiterà di bere vino che “contiene uova e derivati” o “latte e derivati”. Dal 30 giugno, infatti, è obbligatorio segnalare nell’etichetta la presenza dell’albumina o del caseinato usati durante la vinificazione, in quanto potrebbe causare allergie.
In ogni caso, secondo la Coldiretti, le modifiche introdotte sono insufficienti a garantire al consumatore un prodotto di qualità. Infatti, l’anidride solforosa, che viene aggiunta come conservante, non è stata vietata, ma solo ridotta a 150 milligrammi per litro nei vini bianchi e rosati e a 100 nei rossi.

“Purtroppo le pressioni dei Paesi nord europei – si legge in una nota dell’organizzazione – hanno fatto sì che si giungesse a una soluzione di compromesso che non soddisfa in pieno le aspettative dei consumatori né quelle dei produttori italiani che, grazie alla vocazionalità del territorio e al ricorso a tecniche di vinificazione altamente qualificate, sono in grado già ora di produrre vini biologici e biodinamici senza l’ausilio della solforosa”.

Non è arrivato lo stop neanche ai chips, che simulano l’aroma delle botti piccole. C’è poi il problema delle procedure ancora consentite, come il trattamento termico fino a 70°C e la microfiltrazione, che sono caratteristiche più dell’industria che del settore artigianale. Sembra averlo riconosciuto la stessa Ue, se è vero che si è impegnata a riesaminarne alcune entro il 1° agosto 2015.

Gusto e qualità a parte, rimane aperta la questione della difesa dell’ambiente. L’agricoltura biologica, infatti, concede l’uso del rame. Questo metallo precipita durante la fermentazione, quindi non è tossico per l’uomo, ma lo è per le piante e per il terreno, specie per quello acido dell’Europa settentrionale.
 


In Sicilia è già boom della produzione di vino biologico

In Italia gli ettari coltivati a vite biologica sono oltre 52 mila, pari a circa il 7% del totale. Lo dice l’ultima rilevazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che colloca la Sicilia, con i suoi 17 mila ettari, al primo posto nella classifica dei produttori di uva biologica. Qui, tra il 2009 e il 2010, la coltivazione dei terreni a vite biologica ha registrato addirittura un +40%. Quanto al vino bio, già a fine 2011 l’isola ne produceva un terzo di tutto quello del Belpaese. E l’attenzione per un prodotto di qualità e rispettoso dell’ambiente continua a mantenersi alta. Alla fine di settembre, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha presentato a Palermo il progetto per la valutazione della sostenibilità della produzione italiana di vino, che ha l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale. La recente normativa europea sul vino biologico fa buon gioco a un contesto vinicolo d’eccellenza come quello siciliano. Peccato solo che si sia dimostrata poco incisiva sulla riduzione dei solfiti: ai produttori locali, che in alcuni casi ne usano addirittura meno di quelli ora ammessi, è stata tolta l’occasione di un ulteriore riconoscimento.

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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