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In 20 mila “battono cassa”. Ecco la Sicilia dei cassintegrati
di Michele Giuliano

L’emergenza occupazionale non si arresta: con i call center in arrivo altre ondate di licenziamenti. Nell’Isola in un anno spesi tra Stato e Regione 150 milioni per il sostegno al reddito

Tags: Cassa Integrazione, Lavoro



PALERMO - Almeno 20 mila lavoratori in attesa, tra cassaintegrazione e mobilità. In Sicilia l’emergenza occupazionale porta con sé numeri impressionanti. Non solo perché sono in tanti ad avere perso il lavoro ma anche perché servono ingenti risorse per il sostegno al reddito da parte degli enti pubblici preposti. In questo caso Stato e Regione: il primo ha già sborsato 106 milioni di euro tra lo scorso anno e il 2012; il 40 per cento di questa somma dovrà invece sborsarlo la Regione (come impone la legge), quindi un’altra quarantina di milioni di euro. In due anni i licenziamenti di massa in Sicilia sono costati qualcosa come 150 milioni di euro. Un’emorragia che potrebbe non essersi ancora arrestata, tutt’altro.

Infatti sono in arrivo altri licenziamenti: tra quest’ultimo scorcio di anno e il 2013 la mazzata potrebbe arrivare dai call center siciliani. Soltanto il gruppo Almaviva, che è quello più imponente nel settore nell’Isola, muove numeri impressionanti: “La scelta aziendale di preferire la politica della delocalizzazione – afferma il deputato regionale Salvino Caputo - sta mettendo a rischio l’occupazione per 3 mila dipendenti palermitani che temono di essere licenziati.

E’ necessario un intervento del Governo per evitare che le aziende possano trasferire altrove le loro sedi facendo venire meno i posti di lavoro”. Dal parlamentare è stata presentata un’interrogazione per chiedere al Governo provvedimenti a tutela e salvaguardia dei dipendenti siciliani: “In un momento di gravissima crisi – continua Caputo – occorrono interventi a sostegno delle imprese per tutelare i livelli occupazionali nel territorio. Trovo sbagliato che aziende che hanno ottenuto agevolazioni e facilitazioni decidano di trasferire le sede mettendo a rischio i livelli occupazionali del territorio”.

Intanto sulla vicenda Caputo anticipa la presentazione di un’interrogazione parlamentare del deputato Giampiero Cannella al Parlamento Nazionale. Ecco il nocciolo qual è: garantire incentivi per il sostegno alle imprese. In questo momento di crisi servono strumenti simili se si vuole evitare il tracollo che ha un doppio effetto: non solo quello di fermare l’economia ma anche di appesantire le casse già asfittiche della Regione.

Mancano strumenti adeguati al contrasto alla crisi mentre si fa corso e ricorso al solito assistenzialismo con la cassaintegrazione. E non è finita qui: secondo i sindacati i 150 milioni stanziati sino ad oggi non sono bastevoli a garantire tutti i disoccupati.

Secondo una stima fatta dalla segreteria provinciale della Cgil di Catania ne servono tanti altri: “Si presume un impegno di spesa – sostiene la segretaria della Cgil etnea, Luisa Albanella  - di oltre 240 milioni di euro. Già l’anno scorso avevamo, come Cgil, Cisl e Uil, comunicato al governo regionale che le risorse economiche dovevano essere incrementate”.
Intanto la Regione esulta con quest’ultima tranche di fondi ottenuti: “Così ripartiranno le trattative delle principali vertenze occupazionali siciliane”.
 

 
L’approfondimento. Tante procedure bloccate per assenza di fondi
 
Ad oggi l’assenza adeguata di fondi per la cassa integrazione ha fatto salire la tensione sociale. Sono state infatti bloccate le procedure che consistono nell’accordo istituzionale tra aziende e Regione per il sostegno al reddito.  Soltanto a Catania sono stati firmati 130 accordi istituzionali su oltre 600 richieste presentate (400 in più rispetto al 2011) ed è stato rilevato che gli ultimi accordi esitati riguardano pratiche del mese di gennaio scorso. Le ultime dimissioni dell’assessore regionale al Lavoro Beppe Spampinato non sono state viste di buon occhio dai sindacati perché hanno rallentato il processo di accordo per l’erogazione della cassa integrazione. A pesare in questo quadro anche l’ondata di licenziamenti nel settore della Formazione professionale dopo il blocco dei corsi nel 2011. Si contano da soddisfare almeno 4 mila lavoratori rimasti a casa e che solo in parte rientreranno a lavorare con la ripresa dei corsi entro la fine dell’anno. Si stima che quasi 2 mila lavoratori resteranno fuori definitivamente. A conti fatti in questo versante si è speso di più con il sostegno al reddito che con le attività formative.

Articolo pubblicato il 20 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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