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Processo civile telematico d’eccellenza
di Melania Tanteri

Forum con Bruno Di Marco, Presidente del Tribunale di Catania

Tags: Bruno Di Marco



Qual è la situazione attuale del Tribunale di Catania?
“Catania è il sesto tribunale d’Italia per numero di magistrati, ma si può anche affermare che sia nel Meridione il più grande dopo quello di Napoli per carichi di lavoro. Detto questo, devo ammettere che la situazione del Tribunale di Catania è complicata: le difficoltà sono note, ma in realtà Catania ha una doppia faccia. Una di eccellenza, che non ha nessun altro Tribunale del Sud e che riguarda le tappe per il raggiungimento del processo civile telematico. Quello etneo è l’unico Tribunale del Sud che ha sviluppato un percorso completo e all’avanguardia percorrendo, dal 2003, tutte le tappe che hanno portato al fascicolo digitale e completando, dal 16 maggio di quest’anno, l’ultima fase del processo civile telematico. Questo ha comportato un aumento degli atti e delle notifiche, anche se per entrare a regime ci vorrà ancora un po’ di tempo. Questa pagina di eccellenza non può però essere portata avanti senza le risorse economiche e del personale. Un tribunale medio, ad esempio, ha circa 80 giudici complessivamente; Catania ne ha 110, ma ha una pianta organica inadeguata rispetto al carico di lavoro. Gli aspetti negativi sono sempre quelli legati al personale e ai mezzi”.

Quanto inciderà l’abolizione delle sezioni distaccate sui problemi esistenti?
“Il Tribunale di Catania, insieme a quello di Bari, è l’ufficio giudiziario con il maggior numero di sezioni distaccate, che sono sette in totale; però, rispetto al tribunale di Bari, le sezioni distaccate di Catania hanno un carico di lavoro più elevato. Ad esempio, la sola sezione di Mascalucia ha un bacino di utenza di 180 mila abitanti rispetto a quello di Caltagirone che ha un bacino demografico di 150 mila abitanti, ma è Tribunale a tutti gli effetti. Il carico di lavoro per le sezioni distaccate è 13.200 per quanto riguarda i processi civili e 4.300 circa per il penale. Noi abbiamo sulla pianta organica 12 giudici assegnati alla sezione distaccata, 7 all’area civile e 5 a quella penale; basta dividere il numero delle pendenze per il numerio di magistrati asseganti per avere la misura della mole di lavoro: nel civile abbiamo 1.900 cause per magistrato, nel penale 900”.

Come state affrontando questo passaggio delicato?
“Tutto il carico di lavoro delle sezioni distaccate, per via della soppressione, verrà assorbito dalla sede principale, aggravando il problema dell’assenza di personale adeguato. Il problema non riguarda tanto i magistrati, quanto il personale amministrativo e l’assenza di locali disponibili per trasferire gli uffici delle sezioni soppresse. Mancano anche i mezzi, per cui è necessario attrezzarsi a livello organizzativo entro il 13 settembre 2013, data in cui entrerà in vigore la soppressione”.

Come si può attrezzare il Tribunale di Catania?
“C’è una norma che prevede la possibilità di utilizzare, nei cinque anni successivi la soppressione, le strutture esistenti degli uffici eliminati. L’autorizzazione va chiesta al Ministro ma io non la chiederò mai perché è una previsione irragionevole, dal momento che ogni cosa è centralizzata. È quindi fondamentale che ci si attrezzi con misure adeguate per organizzare l’assorbimento graduale delle attività delle strutture distaccate, e noi stiamo provvedendo ad approntare alcune misure in questo senso”.

Quali altre difficoltà si presenteranno con la sopprssione delle sezioni distaccate?
“Permangono le difficoltà legate all’assenza di locali. Ho inviato una lettera al sindaco del Comune di Catania perché adotti immediatamente le iniziative necessarie per cui, a partire dal 14 settembre 2013, si possa svolgere con regolarità il servizio che veniva svolto presso le sezioni distaccate. Ho segnalato al sindaco che abbiamo un bene destinato agli uffici giudiziari, l’ex Palazzo delle Poste, costato 57 miliardi di lire, che il Comune si era impegnato a ristrutturare me che è lì e rimane inutilizzato. In ogni caso, ho chiesto al sindaco di trovare una soluzione”.
 
Che pensa in merito alla giusta durata dei processi? 
“Senza dubbio è un principio costituzionale, ma la Corte ha sempre sottolineato una gerarchia di principi costituzionali che devono bilanciarsi tra di loro. Ci sono quelli supremi, intangibili, i cosiddetti principi impliciti che non possono essere oggetto di revisione costiruzionale. La ragionevole durata del processo non è tra questi e deve essere coniugata con il principio dell’effettività della giurisdizione. Prevale l’indefettibilità della giurisdizione, il fatto che nessuna norma può vanificare il percorso della giurisdizione. La ragionevolezza è un criterio di riferimento, un parametro; ogni processo ha dei tempi di definizione che possono anche essere pre determinati ma non nella loro entità, giacchè ci sono molti fattori che convergono a condizionarne la durata”.

Ma la Legge Pinto non ha fissato la durata di un processo in tre anni?
Si è calcolato che, mediamente, un processo civile debba durare intorno ai sei anni. Ma la Corte di Cassazione ha preso come parametro di partenza la Corte di Giustizia europea, assume, ma non ha stabilito una durata tipica. Insomma, la durata deve essere determinata in ragione di tutta una serie di fattori che incidono e che vanno dalla complessità del giudizio, al tipo di mezzi disponibile, dal comportamento delle parti e a quello del giudice”.
 

 
Curriculum Bruno Di Marco
 
Bruno Di Marco, nato il 14 gennaio 1946, è entrato in magistratura il 5 febbraio 1974.
È stato Pretore Dirigente presso la Pretura di Cassano d’Adda. Ha presieduto la sezione GIP presso la Pretura di Catania. È stato, poi, nominato Presidente di sezione presso il Tribunale di Gela (1996 - 1999) e, quindi, sostituto procuratore generale presso la Procura Generale di Catania. Nominato presidente di sezione presso il Tribunale di Catania nel 2004, con deliberazione del CSM del 6 luglio 2011, all’unanimità, è stato nominato Presidente del Tribunale di Catania.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Bruno Di Marco, Presidente del Tribunale di Catania
Bruno Di Marco, Presidente del Tribunale di Catania