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Voto per Renzi non il centrosinistra
di Carlo Alberto Tregua

Basta con i dinosauri della partitocrazia

Tags: Matteo Renzi, Pierluigi Bersani, Pd, Primarie



Ieri sono andato al Comune di Catania e, nella stanza del Partito democratico, ho sottoscritto la prenotazione per il voto del prossimo 25 novembre (ed eventualmente per il 2 dicembre in caso di ballottaggio), da cui dovrà scaturire il candidato premier del centrosinistra.
In tutta la mia vita non ho mai votato per un partito o per una coalizione, perché sono convinto che solo i migliori cittadini debbano essere eletti a rappresentare il popolo nelle istituzioni del livello centrale e dei livelli locali, indipendentemente dai partiti rappresentati.
Così non è avvenuto in questi ultimi vent’anni, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti: una nazione divaricata fra un Nord avanzato e un Sud arretrato, una recessione che toccherà il meno 2,3%, un gigantesco debito pubblico di 1.995 miliardi, un’enorme disoccupazione prossima all’11% (al Sud raggiunge il 20%), un’evasione fiscale di 120 miliardi, una corruzione valutata 60 miliardi, la malavita organizzata che raggiunge i 150 miliardi di fatturato, la Pubblica amministrazione che ostruisce le attività con un danno di 40 miliardi e così via.
***
Governi di centrodestra e di centrosinistra, in questi ultimi venti anni, hanno più badato ai propri interessi e a quelli dei propri accoliti che non all’interesse generale, votandosi leggi che hanno istituito privilegi di ogni genere: indennità, compensi, rimborsi spese, portaborse, segretarie, uffici, viaggi aerei e terrestri gratis, vitalizi doppi e tripli, contributi ai gruppi consiliari e parlamentari, rimborsi elettorali e altri. L’elenco è infinito. Di questi comportamenti ai cittadini è venuta la nausea e quindi il rigetto per partiti e partitocrazia. La prima effettiva manifestazione è stata in Sicilia con ben il 63% di aventi diritto al voto che hanno così protestato: 53% astenendosi, 4% votando schede bianche e nulle, 6% votando per i grilletti.
Se non si taglieranno i privilegi,  partiti e partitocrati saranno spacciati, perché la nausea aumenta di giorno in giorno nel vedere trombati, inutili dirigenti e dipendenti che percepiscono 10-15 volte in più dei normali cittadini, con punte che arrivano fino a 30 volte.
Occorrono novità effettive sul piano comportamentale, perché la gente non crede più alle fanfaluche di questi ultimi venti anni.
 
La novità dello scenario politico è Matteo Renzi, indipendentemente dalla sua appartenenza al Pd o al centrosinistra. Mi piacciono le sue idee, la velocità dei ragionamenti e la capacità di porgerli in maniera efficace. Il suo curriculum politico di presidente della Provincia di Firenze e di sindaco della città gigliata ha referenze positive. La sua giovane età (37 anni) significa poco, perché non abbiamo bisogno di giovani, di donne o di anziani, bensì di persone colte, competenti e soprattutto oneste.
Se Renzi non dovesse essere prescelto dai partecipanti, verosimilmente lo sarà Bersani, appoggiato da tutto l’apparato del suo partito ed eventualmente, dalla sinistra vendoliana, in caso di ballottaggio.
Ma io non voterei il novello centrosinistra anche se l’hanno denominato Italia bene comune, perché fra me e Sinistra, ecologia e libertà c’è una distanza siderale e anche perché continuo nella mia cinquantennale posizione di votare le persone e non i partiti.

Rivoterei Renzi, se fosse il prescelto, indipendentemente dal fatto che egli rappresenti il centrosinistra, rimodulazione dell’Ulivo o come lo vorranno chiamare.
Mi dispiace che, in questo quadro, il centrodestra, nelle sue varie parti, non esprima persone di rilievo come candidati alla leadership. A distanza di un mese non si sa ancora se le primarie verranno effettuate il 16 dicembre o meno. Vi è una sfilza di possibili candidati, ma il quadro non è definito.
Fra quei candidati non ne voterei neanche uno perché, mutatis mutandis, sono l’espressione di un’aggregazione vecchia, rissosa, insensibile alle istanze dei cittadini, bramosa di potere e in perenne difesa dei propri privilegi.
Se non fosse indicato prima ed eletto poi Renzi, l’unica alternativa possibile per uscire dal tunnel è il Monti bis. Mi dispiace che questa constatazione coincida con quella di Casini, dal quale mi dividono anni luce, rappresentando egli il democristianismo, cioè il più basso livello dei compromessi. Tuttavia, sarebbe l’unica soluziona per proseguire un cammino,  partito dal riordino dei conti, che punti al Risorgimento.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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