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2 ore tra Palermo e Catania, mancano 2 mld
di Rosario Battiato

L'alta velocità ferroviaria nazionale si ferma a Salerno. La Sicilia è oltre 400 chilometri lontana dall'Europa. Firmato protocollo di legalità a Enna in vista di un investimento da 700 milioni di euro

Tags: Ferrovie Dello Stato



PALERMO – Sul sito di Rete ferroviaria italiana campeggia una cartina dell'Italia abbastanza inquietante: la rete ad alta velocità attualmente in esercizio è contrassegnata da una linea rossa e si ferma a Salerno. Non è una novità, ma a ricordarcelo ci ha pensato la firma del protocollo di legalità tra Confindustria Sicilia e R.F.I (Rete ferroviaria italiana), avvenuta nei giorni scorsi ad Enna, in merito agli investimenti previsti dal gruppo in provincia per oltre 700 milioni di euro per la tratta che va da Enna a Bicocca, passaggio determinante per il progetto complessivo della Palermo-Catania. Una novità “siciliana” che farebbe avanzare il progetto per collegare i due più importanti centri dell'Isola abbattendo le oltre quattro ore attuali di viaggio in circa la metà. Per la fine dei lavori ci sarà da attendere ancora un quinquennio, salvo ulteriori impedimenti. Resta prematuro parlare di alta velocità la cui implementazione, secondo una stima di massima, potrebbe arrivare addirittura nel 2030. Numeri da capogiro per la Sicilia che sono cronache utopiche in una regione formato bradipo, costretta a rincorrere senza potersi muovere veramente.

Il collegamento tra Catania e Palermo prevede una percorrenza di 241 chilometri che attualmente arriva a superare le quattro ore di tragitto. Un solo treno scende sotto le tre ore. Tra Roma e Milano ci sono grossomodo 590 chilometri di distanza che l'alta velocità permette di percorrere in circa 3 ore. Sono questi i numeri di un'Italia che è spezzata a metà da un sistema infrastrutturale che ha sempre beneficiato gli affari nordici a discapito della componente insulare. Prendere il treno dello sviluppo e dei grandi mercati europei è sempre più difficile per i prodotti isolani che vivono quotidianamente il deficit di esistere in una realtà che è sempre più marginalizzata.

Così capita che si debba persino festeggiare la firma di un protocollo di legalità a Enna, in realtà una declinazione territoriale di un documento di intesa nazionale sulla sicurezza e sulla legalità, sottoscritto il 10 novembre 2011 tra ministero dell'Interno, Ferrovie dello Stato Italiane S.p.a. e Confindustria. Appare importante che Rete Ferroviaria italiana abbia deciso di prevedere per i prossimi anni investimenti per oltre 700 milioni, ma la strada è ancora lunga.

Il progetto complessivo dovrebbe costare almeno 2 miliardi di euro. Attualmente il contratto di programma Rfi 2012-2015 prevede linee finanziarie, già definite dal Cipe, per quasi 800 milioni di euro per il doppio binario per Bicocca/Catenanuova (450 mln) per Catenanuova verso Enna (300 mln), per la velocizzazione Marianopoli/Roccapalumba (64 mln). Tutto resta vincolato proprio al Cipe che nel prossimo mese dovrà approvare il progetto preliminare della Bicocca/Catenanuova. Dallo snodo di Enna passa il dimezzamento del tempo di percorrenza tra Palermo e Catania. Lo ha spiegato l'assessore provinciale alle programmazione Turi Zinna. “Sostanzialmente si viene a dare operatività per un iter che dovrebbe portare inizialmente alla realizzazione della nuova tratta Bicocca/Catenanuova in cinque anni, unitamente alla velocizzazione dell’attuale tratta Marianopoli/Roccapalumba. Complessivamente, con il finanziamento di 2 miliardi si dovrebbe, attraverso la velocizzazione Roccapalumba/Marianopoli e il raddoppio Bicocca/Enna, si dovrebbe concretizzare la macrofase prevista dallo studio di fattibilità di ITALFERR con una percorrenza di 2 ore e 10 minuti tra Catania e Palermo attraverso la Sicilia interna con la centralità dello snodo di Enna.

Articolo pubblicato il 20 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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