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Ilva, indagato anche il sindaco di Taranto
di Redazione

Nella bufera giudiziaria il segretario particolare dell’ex arcivescovo

Tags: Ilva, Lavoro, Taranto



Taranto - Non si placa la bufera giudiziaria sulla vicenda dell'Ilva di Taranto. Dopo gli arresti dell’altro ieri, che hanno colpito anche i vertici dell'azienda, adesso risultano indagati nell'inchiesta anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano e don Marco Gerardo, segretario particolare dell'ex arcivescovo della curia locale, Benigno Papa. Per il sindaco l'ipotesi di reato è omissione in atti d'ufficio, un atto dovuto dopo che il consigliere comunale Aldo Condemi, il mese scorso, aveva denunciato la mancata azione del sindaco a tutela della salute pubblica e la mancata costituzione di parte civile in un processo che si è concluso con la condanna dei vertici dell'azienda siderurgica. Per il sacerdote invece l'accusa è di false dichiarazioni ai pm.

Stefano si dice “sereno e convinto di non aver sbagliato”. “A dire il vero ho appreso la notizia dai giornalisti-  spiega - sarei indagato sulla base di “una denuncia fatta da un consigliere di opposizione - spiega Stefano - che ha fatto per dieci anni parte della maggioranza che ha portato al dissesto il Comune di Taranto e che non ha fatto niente per l'ambiente, mentre ora mi accusa di omissione di atti di ufficio. Ricordo che sono stato io il primo sindaco a presentare alla magistratura quello che gli stessi magistrati hanno definito un esposto corposo”. “Sono a posto con la mia coscienza e contento che si farà chiarezza: porterò ai magistrati tutti i documenti, fermo restando che gli uomini possono sbagliare, ma comunque non per dolo - aggiunge Ippazio Stefano”.

Sulla vicenda Ilva intanto, a Taranto sale la tensione dopo la decisione annunciata ieri dall'azienda di chiudere gli impianti e lasciare a casa cinquemila dipendenti.
Secondo il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, c'è “un rischio per l'ordine pubblico ed è notevole”. “Conto molto sul senso di responsabilità di tutti. Teniamo i nervi saldi e speriamo bene perché è una situazione drammatica e per il paese sarebbe un danno irreparabile”. Secondo la titolare del Viminale, infatti, “al di là dei posti di lavoro persi”, a risentirne è l'intero settore dell'indotto.

La replica dei lavoratori alla chiusura annunciata dall'azienda non si è fatta attendere. Ieri mattina centinaia di operai si sono radunati davanti agli ingressi e, non potendo entrare perché i loro badge erano già stati disabilitati, hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento entrando anche nella Direzione del siderurgico occupandola.
Alle 7 è poi iniziato lo sciopero proclamato da Fiom Cgil- Fim Cisl e Uilm Uil in seguito alla decisione dell'azienda di mettere in libertà i dipendenti dell'area a freddo non solo di Taranto ma anche delle altre fabbriche italiane. Dinanzi alle portinerie i lavoratori si sono riuniti in sit-in, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare.

In mobilitazione anche gli operai di Genova dove un corteo di un migliaio di persone che protestano per la chiusura dello stabilimento di Taranto ha interrotto i collegamenti stradali tra il Ponente e il centro città. Il blocco è stato tolto nel primo pomeriggio. Sono previsti due giorni di assemblea permanente e l'invio per giovedì di alcuni pulman di manifestanti a Roma, davanti alla sede del ministero dell'Ambiente, dove verrà discussa la vicenda.

Articolo pubblicato il 28 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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