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Quotidiano di Sicilia

Petrolchimici, una presenza inquietante
di Francesco Sanfilippo

L'inquinamento atmosferico delle industrie al centro del dossier "Mal'aria Industriale 2012", che Legambiente ha presentato a Priolo. La Sicilia rimane ai primi posti per le emissioni più ingenti, monitoraggi in netto ritardo

Tags: Petrolchimico



PALERMO - La Sicilia presenta numerosi siti inquinanti che minacciano ancora la salute dei cittadini siciliani, ma i numerosi impianti petrolchimici e termoelettrici attivi nell’isola continuano a funzionare. Così, come riportato nel dossier “Mal’aria Industriale 2012” di Legambiente, la Sicilia si piazza ai primissimi posti nella classifica delle emissioni più ingenti e inquinanti. Nonostante ciò, la Regione non si è ancora dotata del prescritto Piano di tutela dell’aria né sono state adottate misure per migliorare la qualità dell’aria, per limitare le emissioni. In questo modo, non si evitano le perniciose conseguenze sulla salute e sulla vita delle popolazioni, così come le ha riscontrate il recente studio “Sentieri” dell’Istituto superiore di sanità.

Ad esempio, l’impianto cloro-soda di Priolo è stato chiuso solo alla fine del 2005, ben 34 anni dopo la tragedia giapponese di Minamata. Tuttavia, solo di recente si sta celebrando a Gela il procedimento giudiziario per i danni sanitari subiti dai lavoratori di quell’impianto. A questo vanno aggiunti la vicenda dell’Eternit di Siracusa e delle nascite dei malformati nelle aree a rischio che potrebbero aumentare esponenzialmente nei prossimi decenni. Il quadro è aggravato dal fatto che il polo petrolchimico di Gela e gli impianti della Versalis di Priolo non sono ancora in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Questa autorizzazione dovrebbe disporre la riduzione delle emissioni e migliorare i controlli.

Per Gela la commissione Aia ha finito i lavori a metà dicembre e si sta attendendo il provvedimento definitivo. Quest’ultimo prevede, entro un anno, di ridurre le emissioni di SO2 dello stabilimento dagli attuali 900 mg/mc a 700 mg/mc entro 12 mesi e poi, entro ulteriori 24 mesi, a 400 mg/mc. Per gli impianti Versalis, è stato recentemente rilasciato il parere positivo, seppur con prescrizioni, e si attende la convocazione della prossima conferenza dei servizi per terminare l’iter.

Inoltre, le aree industriali e petrolchimiche siciliane sono sorte all’interno dei porti, dove transitano e sostano, ogni anno, migliaia di navi petroliere e mercantili. Molte di loro sono centrali termoelettriche di non piccola dimensione (30-40 MW). Com’è noto il contributo delle emissioni delle navi ai fini dell’inquinamento atmosferico è talmente rilevante che la Ue ha posto stringenti vincoli all’utilizzo di combustibili ad alto contenuto di zolfo all’interno dei porti, nelle aree limitrofe ed in zone speciali. Nonostante ciò le navi che approdano a S. Panagia possono continuare ad utilizzare olio combustibile Atz purché rimangano fuori dalla congiungente Punta Magnisi/Capo Murro di Porco. L’obbligo di cambiare l’alimentazione di motori e gli apparati ausiliari scatta solo quando si ancorano all’interno della congiungente o si finiscono di ormeggiarsi al pontile.

In Sicilia non è stata ancora condotta alcuna campagna per monitorare questo settore e per verificare gli impatti e gli effetti sugli ambienti di vita e di residenza come nel caso di Siracusa, di Priolo, di Melilli, di Gela e di Milazzo. Non fa eccezione neanche Augusta che, tra l’altro, è sede della base della Marina Militare con numerose unità in sosta lungo le banchine della città.

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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