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Guida in 5 punti per creare una startup. Il 2013 è l’anno giusto per provarci
di Antonio Leo

Tantissimi i giovani siciliani che nel 2012 hanno deciso di scommettere su se stessi: alcuni ce l’hanno già fatta. Antonio Perdichizzi: “I settori migliori? Ict, energia, ambiente, agroalimentare d’eccellenza e turismo”

Tags: Startup, Antonio Perdichizzi



CATANIA – Se il 2012 volge al termine, il futuro è dietro l’angolo. In barba alla crisi, è ora di costruirsi un futuro con i propri mezzi. Tantissimi sono stati i giovani siciliani che quest’anno hanno deciso di scommettere sulle proprie forze e in molti casi hanno raggiunto risultati brillanti. Basta pensare a Flavio Fazio che, nel giro di dodici mesi, con la sua “Flazio” (un portale che permette di creare in modo semplice e intuitivo siti web) ha vinto un viaggio premio a San Francisco, dove ha potuto frequentare la “Mind the Bridge school” e soprattutto ha ricevuto, dal fondo Ingenium di Catania, un finanziamento di 400.000 euro. Una storia che si può replicare e che di questi tempi può risultare l’unica soluzione efficace per superare le secche della crisi. Non è un caso se Mario Monti, nella sua Agenda per l’Italia, ha dedicato ampio spazio alla ricerca, al digitale e all’innovazione in generale.

“Il 2013 è un anno ideale per fondare una startup – spiega al QdS Antonio Perdichizzi, presidente dei Giovani di Confindustria di Catania -. Prima di tutto perché nel 2012 si è arrivati alla consapevolezza che le nuove imprese non sono solo una moda ma una necessità per il nostro Paese e questo ha portato anche ad interventi normativi che si affiancano ai processi di innovazione sociale che cercano di creare un ecosistema favorevole alle startup. E poi perché il 2013 sarà un anno in cui la ripresa avrà probabilmente inizio e si potrà arrivare al 2015, anno dell’Expo che vedrà l’Italia al centro dell'attenzione mondiale, con la sufficiente struttura per cogliere le grandi opportunità che si presenteranno. I settori? ICT, energia e ambiente, agroalimentare d’eccellenza e turismo”. Anche Peppe Sirchia, fondatore della startup “Meedori” e di Startupct, nonché guru dell’ecosistema catanese, ha voluto dare un incoraggiamento a quanti vogliano provarci. “Il mio consiglio è crederci – afferma Sirchia -. Questo significa anche trovare risposta ai dubbi e fare sacrifici. Chiedersi se si hanno le competenze e se non le si hanno, creare un team non fatto per forza da amici ma da persone che hanno le competenze che ci mancano, in genere bastano 3 persone. Concentrarsi sulla base del prodotto, quello che fa la differenza, testarlo e raffinarlo. Infine guardare lontano, costruire un roadmap che permetta al prodotto di crescere e di farlo insieme agli utenti”.

Di seguito qualche breve suggerimento, senza pretese, per creare la vostra startup.
Le basi.
Fare impresa non è un gioco. Pensare di improvvisarsi, basandosi solo su un’idea concepita tra natale e Santo Stefano, significa partire con il piede sbagliato. Bisogna studiare, formarsi, leggere: avere soprattutto una minima conoscenza delle principali basi giuridiche ed economiche. Questo è il miglior modo per destreggiarsi con padronanza tra le pastoie burocratiche e per capire come partecipare a un bando o come presentarsi agli investitori. Altra cosa fondamentale è mettere su un team con competenze molto variegate: quello che ho capito partecipando a diverse conferenze sulle startup è che nessun investitore prenderà mai in considerazione il progetto, per quanto interessante, di un soggetto solitario. Avere una squadra è la prima cosa da fare. Il passo successivo è il brain storming: il gruppo deve buttare giù le fondamenta del castello che si accinge a costruire. Altro punto fondamentale: non pensare mai che qualcuno “possa fregarsi la propria idea”. Sbagliatissimo. Le idee vanno condivise, vanno messe in rete. Solo attraverso il networking, i consigli di chi ce l’ha fatta o degli esperti del settore, il progetto può crescere, può diventare adulto.

Un modello di business.
Non c’è tempo in questa sede per approfondire il significato della “Piramide di Maslow” o il “Business Model Canvas”, ma è bene comprare i manuali fondamentali per avere almeno un’infarinatura (in giro ormai se ne trovano a bizzeffe, consigliamo “Start-up. La guida completa per chi vuole mettersi in proprio e creare da zero un’impresa di successo”, Franco Angeli). Sicuramente la prima domanda che è necessario porsi è: la mia idea risponde a un reale bisogno? Può essere in qualche modo utile? Fatto questo, bisogna fare delle ricerche di mercato e dei sondaggi per capire qual è il mercato su cui si andrebbe ad attecchire, qual è la domanda, quali sono i principali competitors.

Intanto si parte.
Appena si ha un progetto redatto per benino, con tanto di business model, è giunto il momento di levare gli ormeggi. Alcuni non saranno d’accordo, ma è bene cominciare a presentarsi come qualcosa di concreto, che può funzionare. Sono tanti i giovani che ho intervistato che ancora non hanno dato una forma giuridica alle loro idee, ma intanto sono sul mercato tramite un’app su Apple store e lavorano a tempo pieno dalla loro stanza o nello scantinato della nonna. Sicuramente può aiutare entrare in un progetto di sviluppo di imprese innovative (InnovactionLab o StartUpInitiative sono due esempi) o partecipare a una gara (penso per esempio a Startup Weekend, Wind Business factor, Working Capital, ma ne dimentico molti).

Finanziamenti utili, non indispensabili.
Inutile negarlo, ricevere un finanziamento significa accelerare e molto il processo di crescita di una startup. Può permettere di pagare una sede, i macchinari necessari per sviluppare il prodotto e magari anche cominciare ad assumere lavoratori qualificati. I canali a cui rivolgersi sono diversi: banche, venture capitalist (investitori privati), fondi pubblici (come Sviluppo Italia, che tra l’altro in Sicilia ha una sede decentrata) incubatori d’impresa o magari partecipare ai concorsi (ce ne sono comunali, provinciali, regionali, statali oltre che naturalmente privati) dove sono previsti premi in denaro o altri tipi di benefits. Non tutte le idee, però, potranno accedere a questi finanziamenti. E allora che fare? Arrendersi? Mai, come direbbe Winston Churchill. Un minimo investimento personale è indispensabile, ma conta molto anche la capacità di tessere relazioni con gli altri startupper, entrare nei giri giusti. Anche questo è un modo per crescere.

Struttura societaria
Si, è alla fine della guida, ma questo non vuol dire che debba essere l’ultima cosa a cui pensare. Anzi, avere una struttura società in alcuni casi è obbligatorio per partecipare ai bandi, specie quelli pubblici. Per costituire una Srl classica è necessario mettere sul piatto 10 mila euro (oltre ad altre ulteriori spese come il notaio, l’imposta di bollo, ecc.), che per alcuni potrebbe essere proibitivo, almeno all’inizio della corsa. Il Governo, però, è venuto incontro ai giovani: da metà agosto è possibile creare la Srl semplificata. Può essere costituita solo da giovani under 35 ed è vietata la cessione delle quote a soci che abbiano compiuto i 35 anni, ed è nullo l’eventuale atto di trasferimento. Il capitale sociale per la costituzione della Srls va da 1 a 9.999 euro da versare integralmente in denaro. L’atto costitutivo e l’iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da onorari notarili, da imposta di bollo e da diritti di segreteria, ma sono dovuti l’imposta di registro (168 euro), i diritti camerali (in media 200 euro) e i tributi per l’apertura della partita Iva.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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