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B&B hanno il terrore di Mario Monti
di Carlo Alberto Tregua

Pd-Cremlino vuole imporre i trombati

Tags: Mario Monti, Berlusconi, Pd, Pierluigi Bersani



L’inaspettata candidatura di “Scelta civica con Monti per l’Italia”  ha sconvolto i piani di Bersani-Vendola. Il primo, dopo avere riversato tutto il vecchio apparato contro Renzi, pensava di arrivare alla Presidenza del Consiglio in scioltezza. Così non sarà perché, appunto, il Professore ha deciso di metterci la faccia e di sostenere l’esame elettorale, stufo di sentirsi dire che governava senza il consenso del popolo.
Va da sé che egli non è un kamikaze. I sondaggi danno la sua lista al 15%, perché molti degli italiani scontenti che non sono andati a votare lo sceglieranno per le sue caratteristiche di uomo perbene e molto capace.
Da una parte dell’opinione pubblica viene percepito come l’uomo delle tasse e, su questo tema, gli avversari politici insistono per screditarlo. è pur vero che la strada di gravare i cittadini era obbligata, ma bisogna affermare con altrettanta verità che il governo aveva presentato un piano di tagli alla spesa di oltre 50 milardi. Ma B&B (Berlusconi e Bersani), per ragioni diverse, si sono messi di traverso per tutelare i propri elettorati, raggruppati nelle caste e nelle corporazioni.

In un certo senso, Monti è stato costretto a gravare di più con le tasse perché non era possibile tagliare decisamente la spesa pubblica. Gli è stato anche impedito, sempre da B&B, di ridurre le aliquote Irpef per le fasce deboli, quelle che pagano il 20 e il 23%. Gli è stato impedito di tagliare il secondo punto dell’Iva che scatterà dal primo luglio 2013, anche se ha tagliato il primo che il Governo Berlusconi aveva messo sulla testa degli italiani.
In questa asperrima campagna elettorale è necessario, ancor di più, dire la verità, per evitare che vecchi arnesi della politica come B&B ritornino a prendere le leve di un potere che hanno gestito malissimo, incapaci di tagliare caste e corporazioni.
Lo scenario sarebbe stato completamente diverso se Berlusconi fosse diventato il padre nobile dei moderati, facendo diventare vero leader Angelino Alfano. E se Bersani si fosse ritirato, insieme ai dinosauri del suo partito, e avesse investito della leadership il bravo e capace Matteo Renzi.
 
Se questo scenario si fosse realizzato, molto probabilmente Mario Monti sarebbe rimasto a fare il senatore a vita, ma pronto a ogni chiamata del Paese, qualora necessaria. Una competizione fra Renzi e Alfano avrebbe dato aria nuova a uno scenario politico ancora oggi asfissiato da tanti trombati che però vogliono restare sulla scena. A proposito di trombati, viene confermata
la vecchia abitudine comunista, di una sorta di Pd-Cremlino, che li vuole imporre in tante regioni d’Italia, pur avendo la netta opposizione dei dirigenti locali. Non è possibile fare le primarie e poi non ascoltare il responso delle urne, rimettendo in pista chi non ha avuto suffragi dai propri elettori.
Abbiamo avuto speranza che il Pd si liberasse dell’ala estremista della sua coalizione (Fassina, Fiom-Cgil, Vendola), ma questo non è avvenuto. Come è disastrosa la nuova alleanza di Berlusconi con la Lega Nord e Grande Sud nel Meridione. Ancora una volta, Gianfranco Micciché ha dimostrato di essere un giocoliere e un illusionista e non uno statista che guarda al dopodomani.

Il nuovo movimento di cui leader è il magistrato in aspettativa, Antonio Ingroia, ha attratto Rifondazione comunista, Comunisti italiani e altri comunisti variamente denominati. Tutti hanno il diritto di votare e tutti hanno il diritto di parlare. Ma c’è un diritto al di sopra di ogni parte, quello dell’interesse generale che deve prevalere su qualunque interesse particolare.
Ne abbiamo parlato nel corso dell’intervista-forum del 4 gennaio, pubblicata sul QdS di sabato e di oggi. Il Professore, nel corso dell’ora in cui siamo stati insieme, mi ha spiegato che ha preso la decisione di questa candidatura con una certa riluttanza, ma ha ritenuto suo dovere mettersi a disposizione degli elettori per realizzare la seconda parte del suo programma, tutto rivolto al taglio degli apparati, al miglioramento del welfare e agli investimenti necessari per cominciare la crescita economica con la conseguente creazione di lavoro (non solo di posti di lavoro).
Serve che gli elettori capiscano bene qual è l’interesse generale e votino di conseguenza.

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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