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Palermo - “Cornuti e bastonati” con la Tares. Aumentano le tasse, non i servizi
di Luca Fornaro

Il Capoluogo paga a caro prezzo il mancato raggiungimento del 65% di raccolta differenziata. Con il nuovo balzello sui rifiuti i cittadini dovranno versare il 25% in più

Tags: Tares, Tarsu, Tia, Palermo



PALERMO - Anno nuovo, vita vecchia per Amia. La vertenza sull’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti nel capoluogo è al centro dei pensieri della giunta Orlando, e diverrà di massima urgenza a breve per un inghippo burocratico poco noto.

Con l’entrata in vigore - dal 30 aprile prossimo, ma si aspetta comunque il recepimento in Sicilia - della Tares, la nuova imposta su rifiuti e servizi che sostituisce la Tia (Tariffa di igiene ambientale) e, per quei Comuni come Palermo che non si sono mai adeguati alla norma, la vecchia Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), i cittadini si ritroveranno a versare circa il 25% in più, ma solo una minima parte di questi soldi andrà nelle casse del Comune di Palermo.

Il tributo, nelle intenzioni del legislatore, servirà a coprire i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti avviati allo smaltimento ed i costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni (come l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la polizia locale, l’anagrafe ed in generale quelle attività comunali che non sono erogate “a domanda individuale”). Formalmente toccherà ai Consigli comunali emanare un apposito regolamento per la sua applicazione, ma il decreto governativo contiene già numerose indicazioni.

Soldi in più per le casse comunali, sembrerebbe. Dove si inceppa invece l’ingranaggio per Amia? Presto detto: Palermo è una di quelle città in cui la raccolta differenziata non ha ancora raggiunto il 65%, quota individuata dall’art. 205, comma 1 del D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, e che per questo paga una penalità quando porta i rifiuti in discarica. Un aumento della differenziata, negli anni, potrebbe alleviare così il peso sulle spalle dei contribuenti. Ma non per il 2013: il Comune andrà incontro a quanto prescritto dal comma 3 dello stesso articolo, secondo cui “Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti, è applicata un’addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell’Autorità d’ambito”.

In parole povere, il mancato raggiungimento entro il 31 dicembre 2012 della quota prevista del 65% di differenziata, impoverirà le casse dell’Amia di un 20% di fondi, quelli che sarebbero stati destinati alla riparazione dei mezzi in possesso ed all’acquisto di nuovi. Poca roba sarà dunque per il Comune il 25% in più che i cittadini sborseranno con l’introduzione della Tares.
“Il regolamento che gli uffici stanno predisponendo - dice Paolo Caracausi, consigliere comunale Idv e presidente della Commissione alle Attività produttive - deve tenere conto di agevolazioni a favore di chi contribuisce alla crescita della differenziata che ci vede lontani dalla percentuale minima per risparmiare la penalità che ci viene inflitta dal decreto Ronchi. La Commissione consiliare da me presieduta ha incontrato alcuni imprenditori che ci proponevano nuovi sistemi di differenziazione dei rifiuti ed in particolare il trattamento dell’umido, così da raggiungere in pochi mesi la percentuale di differenziata prevista e ridurre al minimo le sanzioni, a tutto vantaggio dei cittadini, di Amia e delle casse comunali. È necessario che i cittadini vengano invogliati a differenziare e non solo penalizzati da tasse che non si trasformano in servizi”.

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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