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Quotidiano di Sicilia

Bersani martellato da Berlusconi e Ingroia
di Carlo Alberto Tregua

È perdente la rinuncia a Matteo Renzi

Tags: Politica, Elezioni, Berlusconi, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo, Matteo Renzi



Si potrebbe dire che Bersani sia entrato da Papa, nella campagna elettorale, e ne potrebbe uscire da cardinale. Ciò perché non vince il maggior partito per suffragi ricevuti, ma quello che ha la migliore coalizione nelle regioni per comporre i premi di maggioranza di ciascuna di esse.
Alla Camera, invece, coalizione o partito che hanno il maggior numero di voti guadagna 340 seggi su 630. Ma questo non è sufficiente perché non si governa con la maggioranza alla Camera e la minoranza al Senato. è un difetto della nostra Costituzione che andrebbe eliminato con l’auspicata riforma sempre rinviata.
Bersani ha detto che non alleandosi con Vendola non aveva la possibilità di vincere le elezioni e ha citato l’orgogliosa decisione di Walter Veltroni che a suo tempo tentò di vincere la campagna elettorale senza la Sinistra massimalista.
Però il cittadino di Bettola ha dimenticato l’amara esperienza di Prodi che, alleandosi col Parolaio rosso, Fausto Bertinotti, fu da esso cannibalizzato e gli finì come la rana che portandosi sul dorso lo scorpione ne fu punta e uccisa. 

In effetti, le contraddizioni di questa alleanza di Centro-Sinistra sono innumerevoli. Ultima fra esse la posizione affermativa del leader democratico sull’intervento della Francia in Mali e quella contraria di Vendola sullo stesso intervento.
L’altra forte contraddizione è sulla riforma Fornero che Bersani indica come migliorabile, mentre il suo responsabile economico, il bocconiano Stefano Fassina, dice che va totalmente modificata.
Vi sono altre contraddizioni che stanno gettando scompiglio nelle file dei simpatizzanti del Partito democratico che alla fine potrebbero dirottare il loro consenso verso Rivoluzione Civile di Antonino Ingroia e Antonio Di Pietro (non dimentichiamolo), ovvero verso i grilletti del comico genovese, o ancora verso la protesta tout court dell’astensione, della scheda bianca o del voto nullo, sul quale si scrive no ai politicanti.
Vi è anche la concorrenza di Scelta civica, con Monti per l’Italia. Il Professore sta acquisendo tanti consensi al Nord, pochi al Centro e al Sud. In Sicilia, quasi non si sente e lo voteranno i benpensanti che numericamente sono pochi. Ciò perché è mancata (e manca) rete organizzativa e  comunicazione.
 
Bersani tenta di portare i temi politici sulle questioni che affliggono i cittadini. La sua posizione è obiettivamente difficile perché deve barcamenarsi fra una linea di rigore, le riforme indispensabili e il mantenimento dello status quo chiesto continuamente da Sel, Fiom e Fassina, quei conservatori che hanno contribuito a rovinare l’Italia.
Essere progressisti e riformisti non è facile con questa miriade di caste, di corporazioni e di associazioni egoiste che guardano solo al proprio interesse.
Eppure l’Italia non avrà possibilità d’imboccare la strada della crescita se non riforma le regole per abbattere i veti e i cavalli di Frisia che ognuna di queste categorie privilegiate mette sul cammino di chi vuole rendere più equa la Comunità, in modo da far diventare competitivo il sistema Paese.
Vi sono azioni che debbono essere attuate, che si voglia o non si voglia, non solo per restare in Europa, ma soprattutto per rimettere in carreggiata l’economia.

In questa vicenda, Matteo Renzi, perdente alle primarie ma sostanzialmente vincente col suo 40% di preferenze, è rimasto alla finestra perché Bersani ne ha paura e non lo ha voluto coinvolgere attivamente nella campagna elettorale. Si capisce la ragione del timore, ma non ha respiro strategico.
Il leader democratico si trova martellato a destra da Berlusconi, a sinistra da Ingroia. La sua posizione non è certamente facile perché la tenaglia si stringe ogni giorno di più e in questo scarso mese probabilmente serrerà le ganasce. Berlusconi guadagna preferenze perché sta recuperando parte del suo elettorato, anche se la sua linea è fatta di protesta e non di proposta.
La stessa valutazione può essere fatta per Ingroia, che da sinistra ha scelto la linea di protesta piuttosto che di proposta. Se ai due si aggiunge il protestatario per antonomasia, cioè Beppe Grillo, si può facilmente concludere che in questa campagna elettorale sono pochissimi quelli che hanno a cuore l’interesse degli italiani, sottoponendo loro il come fare per uscire dal guado.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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