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Fondazione Res, per la Sicilia previsioni sconfortanti
di Luca Mangogna

Il Pil reale nel 2012 ha perso 2,3 punti percentuali e nel 2013 non andrà di certo meglio. Le stime sullo stato economico non lasciano spazio alle interpretazioni

Tags: Economia, Luca Bianchi



PALERMO – La crisi economica e i suoi effetti di recessione in Sicilia si sentono molto più che altrove. Questi sono i dati venuti fuori al termine della presentazione del nuovo numero di Congiuntura Res che nelle sue previsioni ha indicato i numeri sconfortanti che certificano lo stato della crisi economica in Sicilia. Motivo sostanziale, non unico, ma sicuramente fra i più determinanti, è il fatto che nell'Isola, la ripresa è stata manovrata dagli interventi delle istituzioni e degli Enti locali, cosa che adesso non è più possibile.
 
“La crescita cui noi siamo abituati è quella per interventi esogeni - ha detto Adam Asmundo, responsabile delle analisi economiche della Fondazione Res – Tutta l'economia del Mezzogiorno ha sempre avuto necessità degli agenti esterni per crescere, questo adesso dovrà gradualmente lasciare spazio a elementi endogeni, ovvero alle variabili produttive date dai fattori locali”. Le stime della Fondazione Res, sullo stato economico della Sicilia non lasciano troppo spazio alle interpretazioni. Il Pil reale nel corso del 2012 ha perso 2,3 punti percentuali, ma nel 2013 non dovrebbe andare meglio, visto che si stima una perdita di un altro 1,8 per cento.
 
Non vanno meglio i consumi delle famiglie, diminuiti dell'1,5 per cento nel 2012 e una previsione di meno 1,7 per l'anno in corso, mentre per i consumi collettivi, calati dell'0,5 per cento nei dodici mesi passati, si stima un'ulteriore calo dell'1,5 per cento. A crollare in maniera significativa sono le spese per le comunicazioni (computer, smartphone, tablet) che hanno subito un decremento del 9,6 per cento nel 2012 e promettono ancora di diminuire sino all'11, 7 per cento. Sensibile la riduzione del consumo anche per le spese sanitarie (-3,2 per cento), alberghi e ristoranti (-2,4 per cento), beni e servizi vari (-3,0), mentre sono risultati in aumento i consumi per le bevande alcoliche, il tabacco e i narcotici (+ 1,8, con previsione di crescita al 2 per cento per il 2013). Particolarmente pesante è stata la flessione di investimenti in macchinari e attrezzature (-8,1 per cento), un dato che certifica la cristallizzazione del sistema produttivo e industriale in Sicilia.
 
Crollati anche gli investimenti fissi lordi (-5,9 per cento), mentre per contro le esportazioni hanno fatto registrare un vero e proprio boom, con una crescita del 18,8 per cento. In tal senso l'exploit maggiore lo ha fatto registrare il settore chimico e farmaceutico (+71,6), computer e componenti (+40,3) e derivati petroliferi (+20,7). Il tasso di disoccupazione è salito dal 14,4 per cento del 2011 al 16 per cento del 2012 e una stima di 16,5 per cento per il 2013. Aumentato sensibilmente il ricorso agli ammortizzatori sociali. Le ore autorizzate di cassa integrazione in deroga sono cresciute dell'80,2 per cento, mentre quelle di straordinaria sono aumentate del 65,4 per cento. Il settore più colpito è quello del commercio che ha visto quasi raddoppiate le ore di Cig (+99 per cento), seguito dall'artigianato (+53,6) e industria (+23,4). Sconfortante infine anche il dato riguardo le imprese: fra il 2007 e il 2012 ne sono scomparse in Sicilia quasi 16 mila, 3 mila delle quali fatturavano almeno 1 mln di euro l'anno.


Bianchi: "Incrementare lo sviluppo del manifatturiero"

PALERMO – La recessione in Sicilia sembra non avere freni e stante l'ormai accertata impossibilità del settore pubblico di intervenire come spesso faceva un tempo, occorre trovare nuove ricette perché si arrivi a una graduale ripresa. Il sensibile ridimensionamento della spesa pubblica ha prodotto nell'Isola effetti ancora più rilevanti che altrove, dove il settore arriva a pesare oltre il 34 per cento, contro il 9 per cento del manifatturiero. “La crisi di questi ultimi due anni – ha confermato l'assessore regionale all'Economia Luca Bianchi, intervenuto al seminario della Fondazione Res – è una crisi prevalentemente da finanza pubblica. È un caso soprattutto italiano, dove il divario con gli altri Paesi si è allargato, ed è causato essenzialmente dall'impatto delle misure di contenimento della finanza pubblica. Inoltre questo ha portato ad ampliare la forbice fra il Centro-Sud e il Nord, dove la produttività ha valori diversi”. Secondo Bianchi in Sicilia “non è possibile permettere un valore aggiunto manifatturiero così basso, con l'occupazione agricola che ha superato l'occupazione manufatturiera: è – ha concluso - un ritorno indietro a un modello economico del passato remoto”.

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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