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Cassa integrazione, nel 2012. In Sicilia 10 milioni di ore in più
di Giuliana Gambuzza

La crescita di Cig straordinaria e in deroga segnala la sofferenza della media e piccola impresa isolana. Aumenta il tempo autorizzato per gli impiegati, ma gli operai restano i più colpiti

Tags: Cassa Integrazione, Lavoro



CATANIA - Più cassa integrazione uguale meno euro in busta paga. Nel 2012, dati Inps alla mano, l’equazione si è abbattuta sui lavoratori siciliani molto di più rispetto all’anno precedente. Le ore di cassa integrazione guadagni, tra ordinaria, straordinaria e deroga, sono cresciute del 38 percento. Nel complesso sono state 36 milioni. I dati Inps relativi a gennaio 2013 confermano il trend: il ricorso alla cassa integrazione in Italia continua ad aumentare (+62 percento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, per un totale di 89 milioni di ore autorizzate).

In Sicilia, secondo le cifre Inps 2012 messe a disposizione dalla Fondazione Res, la categoria più colpita è quella degli impiegati: per loro in 12 mesi l’aumento è arrivato al 66,5 percento. Il totale delle ore, però, resta inferiore alla metà di quello autorizzato per gli operai, oltre 24 milioni. Il settore che ha sofferto in misura maggiore rispetto al 2011 si rivela quello del commercio, in cui è stato addirittura raggiunto il raddoppio del tempo trascorso in cassa integrazione. L’industria è l’ambito che si è mantenuto più stabile, fatta eccezione per l’edilizia, che tuttavia si segnala per la differenza tra un incremento quasi nullo della cassa integrazione per gli operai e uno di 62 punti percentuali per gli impiegati.

Separando i dati relativi ai tre tipi di cassa integrazione previsti (ordinaria, straordinaria e deroga), si scopre che gli ultimi due sono quelli su cui pesano sia il maggior numero di ore autorizzate sia un aumento più consistente. In particolare, la cassa in deroga è quasi raddoppiata (+80 percento), avvicinandosi al totale delle ore della cassa straordinaria, che sfiora i 15 milioni. Per la cassa integrazione ordinaria, invece, i numeri sono addirittura in discesa: -19 percento, per un totale di 8 milioni di ore, la metà di quelle che interessano ognuna delle altre due forme. Quanto alle categorie dei lavoratori, rispetto al 2011 restano a casa per più tempo, in regime di cassa integrazione ordinaria, gli impiegati dell’edilizia e, in straordinaria, gli operai dello stesso campo. 

La diminuzione della cassa integrazione ordinaria e l’aumento di quella straordinaria e in deroga fotografa il crescente stato di sofferenza dell’impresa italiana. La cassa ordinaria, infatti, interviene in caso di sospensioni dell’attività lavorativa di breve durata. A differenza di questa, la cassa straordinaria viene usata in caso di crisi di settore, gravi e prolungate nel tempo, oppure di ristrutturazione dell’azienda legata al ridimensionamento produttivo. In pratica, spesso è il primo passo verso il licenziamento collettivo dei lavoratori, nella forma della messa in mobilità.
 
La cassa in deroga, infine, è rivolta alle imprese non destinatarie della normativa sulla cassa integrazione guadagni (come le industrie fino a 15 dipendenti). L’incremento delle ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria significa quindi un aggravarsi delle crisi di settore o aziendali. Se aumenta la cassa in deroga, poi, è perché anche i soggetti una volta percepiti come meno a rischio, per esempio la piccola impresa, non godono più di ottima salute.
 


L’approfondimento. Riforma del lavoro, l’Aspi non sostituisce la cassa integrazione
 
A inizio 2013 è partita l’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego che entrerà a pieno regime tra quattro anni. Con l’istituto, unico per tutti i dipendenti privati e per quelli pubblici a termine, spariscono le indennità di mobilità, di disoccupazione non agricola ordinaria, di disoccupazione con requisiti ridotti e di disoccupazione speciale edile. Resta invece in vigore la cassa integrazione guadagni, un’integrazione salariale che ha tre varianti (ordinaria, straordinaria e in deroga). In pratica, l’Aspi è destinata a chi è stato licenziato e ha maturato almeno due anni di anzianità assicurativa e un anno di contribuzione nell’ultimo biennio. Con l’introduzione dell’Aspi, inclusa nella riforma del lavoro a firma del ministro Elsa Fornero, in Italia gli ammortizzatori sociali restano tre: l’assicurazione sociale per l’impiego, appunto, la cassa integrazione e il contratto di solidarietà. L’obiettivo è rendere più efficiente un sistema che nel 2011 ha protetto quasi 4 milioni di addetti, per un costo di oltre 19 miliardi di euro, e che ora sembrerebbe essere a corto di fondi. Le pratiche dell’ultima tranche della cassa integrazione e della mobilità in deroga per il 2012, infatti, non sono ancora state sbloccate.

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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