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Messina - Concorsi universitari pilotati, ecco svelato il sistema-Messina
di Francesco Torre

Il Tribunale ha inflitto pene per 12 tra i coinvolti nello scandalo della parentopoli tra i docenti. Dopo la bufera, arrivano le condanne. Tre anni e mezzo per il rettore Tomasello

Tags: Messina, Università



Messina - La sentenza della prima sezione del tribunale è arrivata la sera di mercoledì dopo circa sei ore di camera di consiglio. Il rettore Franco Tomasello è stato condannato per tentata concussione e abuso d'ufficio a 3 anni e mezzo di reclusione, parzialmente condonati, nell'ambito del processo sul concorso truccato alla Facoltà di Veterinaria. Una vicenda che ha origine nel 2006 e che, abbinata a quella della malagestione del Fondi scientifici Lipin, ha portato in tutto a 12 condanne.

Il caso di specie lo ricorderete certamente. Tutto ebbe inizio con delle rivelazioni formalizzate nel febbraio 2006 dal Prof. Giuseppe Cucinotta della Facoltà di Veterinaria, che denunciava agli organi competenti gravi irregolarità in due concorsi: uno per l’assegnazione di una cattedra a docente associato, l’altro per un posto di ricercatore. Nel primo caso, il pro rettore Battesimo Macrì avrebbe tentato di condizionare l’esito del concorso a favore del figlio Francesco, evidentemente soccombente nel confronto con gli altri due candidati, in questo aiutato dal rettore Franco Tomasello. I due avrebbero anche minacciato brutalmente Cucinotta, che sin dall’inizio si sarebbe opposto ad avallare il concorso pilotato.
 
Nel secondo caso Battesimo Macrì sarebbe invece accusato di falso in atto pubblico nella qualità di presidente della commissione di valutazione di un concorso per ricercatore nel dipartimento da lui diretto. Per quanto riguarda questo secondo troncone d’indagine, poi, l'ex procuratore capo Luigi Croce (attuale Commissario straordinario di nomina regionale del Comune di Messina) avrebbe scoperto reati ben più gravi, ovvero un’appropriazione indebita di ingenti somme di denaro pubblico nella gestione di finanziamenti regionali e dell’Università destinati al progetto “Lipin” (laboratorio integrato per l’innovazione), la cui contabilità veniva effettuata all’interno dell’Ilo (Industrial Liaison Office).

Il rettore Tomasello per la vicenda aveva già subito una sospensione di due mesi dal proprio “magnifico” ruolo. Poi la richiesta di condanna del Pm Adriana Sciglio a 5 anni di reclusione. Mercoledì, i giudici hanno stabilito una prima verità: la tentata concussione c'è stata.

Condannati ovviamente anche l'ex preside di Veterinaria Battesimo Macrì (5 anni e 4 mesi) e altri professori e tecnici dell'Ateneo. Ma i riflettori sono giustamente tutti puntati su di lui, il rettore, che continua a negare l'accaduto (anche con le registrazioni telefoniche agli atti!), e che promette che non si dimetterà. In gioco, lo sa, non c'è solo la sua presente poltrona dorata, ma anche quella futura di platino da presidente della neonata Fondazione. Ma potrà adempiere al nuovo ruolo ora che, nelle more della condanna, vi è anche l'interdizione di 5 anni dai pubblici uffici?

Ma nell'ambito del processo ci sono state anche 13 assoluzioni che è giusto citare. Riguardano gli ex componenti del consiglio di facoltà di Veterinaria Francesco Abbate, Antonino Ajello, Emilia Ciriaco, Francesca Conte, Massimo De Majo, Giuseppa Di Bella, Antonino Germanà, Patrizia Germanà, Elisabetta Giudice, Rosaria Laurà, Giuseppe Mazzullo, Anna Maria Passantino e poi il prof. Ugo Muglia.

Ad incendiarie ulteriormente il clima attorno all'Università di Messina – come se non bastassero questa sentenza e la campagna elettorale in corso – ci stanno pensando pure “Le Iene”, in questi giorni a Messina per un nuovo servizio sul tema delle parentopoli e dei baronati accademici. Un tema che sicuramente riguarderà anch'esso da vicino Tomasello, visto che negli anni del suo rettorato ha pensato bene a sistemare in Ateneo pressoché tutti i componenti della sua “magnifica” famiglia.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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