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Schierarsi sempre a favore della legalità
di Nicola Digiugno

Forum con Riccardo Sciuto, Comandante Provinciale Carabinieri Agrigento

Tags: Riccardo Sciuto, Agrigento, Carabinieri



Da quanto tempo si trova ad Agrigento?
“Da novembre 2011. Essendo stato già in Sicilia, ero consapevole di dover lavorare in un territorio difficile, connotato da problematiche non solo di natura criminale”.

Quali sono le principali criticità?
“Da un punto di vista criminale, l’area agrigentina è caratterizzata da una presenza invasiva di Cosa nostra, che risponde a logiche di vecchio stampo. Una mafia tradizionale, legata al territorio, con vincoli di parentela. Uno dei parametri di valutazione dell’entità di Cosa nostra riguarda il numero di collaboratori di giustizia appartenenti al territorio. Nell’Agrigentino, dove si registrano gravi problematiche di natura sociale e notevoli difficoltà di trovare lavoro, Cosa nostra trova terreno fertile”.

In tale contesto, i carabinieri come si muovono?
“L’Arma può contare su un dispositivo capillare. Siamo presenti con cinque compagnie, due tenenze e quarantacinque stazioni, in una provincia molto vasta. I militari a disposizione sono ottocentotrenta. Va bene così, ma se fossimo di più non guasterebbe. Siamo al servizio della collettività e della comunità, che tuteliamo e preserviamo con una passione che va oltre gli aspetti legati al servizio. Ogni comune della provincia ha una stazione dei carabinieri, presidio fondamentale, spesso unico punto di riferimento dello Stato”.

Il cittadino collabora con i carabinieri, per segnalare estorsioni, minacce e altro?
 “Non siamo ancora a livelli pienamente soddisfacenti su questo fronte. Non mancano, però, elementi, circostanze, primi approcci che ci consentono di ottenere risultati interessanti. Il compito dell’Arma è anche quello di testimoniare con i fatti che l’unico terreno nel quale muoversi e schierarsi è quello della legalità. Lo facciamo soprattutto nelle scuole, quando ci chiamano, sollecitando le coscienze”.

Droga, quali sono le dimensioni di questo fenomeno nell’Agrigentino?

“C’è spaccio e consumo di stupefacenti come in altre province, ma non siamo di fronte a un vero e proprio centro strategico di passaggio di grossi carichi di droga come nel Palermitano e nel Catanese. Le nostre attività antidroga sono, comunque, di notevole spessore. Nell’ultimo anno abbiamo posto sotto sequestro oltre venti chilogrammi di sostanze stupefacenti, nell’ambito di diverse operazioni”.

I risultati più importanti?
“I migliori riguardano il presidio delle comunità e la tutela della collettività. I numeri del 2012? Abbiamo arrestato seicentocinquantacinque persone. Le segnalazioni all’autorità giudiziaria sono state, invece, quattromila e duecento. Nel controllo del territorio, le pattuglie lungo le strade cittadine sono state oltre diciassettemila e cinquecento, mentre le perlustrazioni al di fuori dei centri abitati circa tredicimila. Complessivamente, dunque, più di trentamila servizi esterni. Identificate oltre centomila persone, mentre i veicoli controllati sono stati settantaseimila”.

Ci sono zone dell’Agrigentino particolarmente a rischio?
“Storicamente, ci sono centri di particolare importanza. Licata, Palma di Montechiaro, Favara, Ribera, l’area di Sciacca vicinissima alla provincia di Trapani. Inoltre, Canicattì, Racalmuto, Castrofilippo, Agrigento e Porto Empedocle”.

Il lavoro irregolare?
“Abbiamo un reparto che si occupa anche di questo fenomeno, con l’Ispettorato del lavoro, controllando cantieri, lavoratori, datori di lavoro. Attenzioni puntate anche sulla sicurezza e sul rispetto delle norme in tal senso. I controlli sono pressoché quotidiani”.
 
C’è solo criminalità organizzata nella provincia di Agrigento?
“C’è una criminalità diffusa e predatoria che offende la collettività, che risponde anche alle logiche criminali dei sodalizi mafiosi. Ma non solo. Va osservato che la mancanza di opportunità lavorative e le difficoltà economiche portano spesso incensurati a commettere delitti, a cominciare dai furti in abitazione”.

Gli obiettivi da centrare nel 2013?
“Il primo è quello di continuare a tutelare la collettività. Se possibile, ancora meglio dell’anno scorso. Chiaramente in un territorio come quello agrigentino occorre contrastare la criminalità organizzata, ma non si può prescindere dall’ordinario controllo del territorio. Il cittadino chiede soprattutto sicurezza, per sé e per i propri cari. In tale contesto, i carabinieri effettuano quotidianamente una considerevole attività preventiva, che è senza dubbio la vocazione prevalente, prima di quella repressiva, investigativa. L’Arma, lo sottolineo, è un patrimonio delle collettività. Da un recente sondaggio, peraltro, è emerso che per gli italiani l’organizzazione più affidabile è l’Arma, davanti ad altre, rispettabili, istituzioni del nostro Paese. La nostra capillarità produce frutti. Aggiungo che, nel panorama nazionale, il settanta per cento degli arresti è effettuato dai carabinieri. Un dato eloquente”.
 


Curriculum Riccardo Sciuto
 
Riccardo Sciuto è il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento. Nativo di Rho, in Lombardia, 47 anni, si è formato al 168° corso dell’Accademia militare di Modena. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma e la laurea specialistica in Scienze della sicurezza interna ed esterna alla “Tor Vergata” di Roma. Fra i principali, precedenti, incarichi, comandante della Compagnia dei carabinieri di Carpi, Rivoli, Caltanissetta, del Nucleo operativo del Gruppo Roma III, del Reparto operativo del Comando provinciale di Catania

Articolo pubblicato il 12 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Riccardo Sciuto, Comandante Provinciale Carabinieri Agrigento
Riccardo Sciuto, Comandante Provinciale Carabinieri Agrigento