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Quotidiano di Sicilia

Dacci oggi la corruzione quotidiana
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Jorge Mario Bergoglio



Non è vero che i politici sono diventati ladri; è vero che i ladri sono diventati politici, Si tratta di una battuta che circola negli ambienti del M5S,  per stare sul solco della dissacrazione di tutti coloro che hanno rappresentato il popolo (spesso indegnamente), negli ultimi venti anni.
È, ovviamente, un’esagerazione, tuttavia, riproduce quello che i cittadini pensano. Infatti, non tutti i politici sono disonesti, ma quella parte che ha rubato, e continua a rubare, getta discredito su tutta la casta.
Peraltro, i politici onesti non hanno fatto nulla per difendersi da queste accuse infamanti. Avrebbero potuto, e dovuto, tagliarsi i privilegi e tagliare quelli della dirigenza e dei dipendenti pubblici, che in questa crisi non hanno subito alcun contraccolpo economico.
Se non si ripristinano i valori morali di tutti i tempi, la società italiana, e quella meridionale in particolare, avrà una distribuzione di ricchezza sempre più iniqua, mentre la sofferenza delle classi sociali, media e bassa, aumenterà di giorno in giorno. 

Ho letto il libretto di una quarantina di pagine di Jorge Mario Bergoglio, Guarire dalla corruzione, scritto e pubblicato in Argentina, nel 2005.
 Papa Francesco usa parole forti riferendosi a persone e istituzioni corrotte che sono entrate in un processo di decomposizione e hanno perso la loro capacità di essere, di crescere, di servire la società intera. Si tratta di un processo di morte civile e sociale che si verifica quando c’è corruzione.
Ecco il tema, la corruzione che non si è estirpata ai tempi di Mani pulite e che è cresciuta in questi venti anni.
Dal punto di vista psicologico, corrotto e corruttore costruiscono una sorta di autostima che si fonda su atteggiamenti fraudolenti. Cercano le scorciatoie dell’opportunismo a prezzo della propria dignità e di quella degli altri.
E poi hanno una faccia di bronzo da record, in base alla quale affermano sempre che è tutto falso, che si tratta di un complotto, che gli altri ce l’hanno con loro.
Costoro meriterebbero una laurea honoris causa in cosmetica della virtù. E, forse, finiscono per crederci. Altro che essere perdonati settanta volte sette. In galera dovrebbero andare.
 
I cittadini, corrosi dalla crisi sestennale che ha morso le loro carni, ora reagiscono di fronte alla corruzione. e vedendo che il ceto politico, che ha la più alta responsabilità, fa finta di non vedere e non sentire, sfogano la loro ira votando per il M5S, non votando o depositando nell’urna schede bianche o nulle.
Bergoglio arriva a dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata. Il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione. Succede come con l’alito cattivo: difficilmente chi ha l’alito pesante se ne rende conto. Sono gli altri che se ne accorgono, e devono farglielo notare. Salvo poi che gli impenitenti non vogliano saperlo per continuare a fare quello che hanno sempre fatto: corrompere o essere corrotti.
Il corrotto di solito è abile, qualche volta ha un certo stile, finge di essere debole, fa sempre in modo di salvare le apparenze. Ma la piaga della sua corruzione, pur nascosta, resiste.

Il corrotto è spesso trionfalistico, perché questo atteggiamento dà buoni risultati. Dentro di sé é contento perché si sente il migliore, avendo preso in giro il resto del mondo. Il corrotto non conosce fraternità o amicizia, ma prevede soci in affari con i quali è complice.
Ricordate una favola di Esopo (620 a.C. c.a. – 560 a.C. c.a.), Il corvo e la volpe? Un corvo si era posato su un albero con un pezzo di carne rubato. Lo vide una volpe che, decisa ad impadronirsi della carne, si fermò ai piedi dell’albero e incominciò a lodarlo. Certo, aggiunse la volpe, sarebbe diventato Re, se solo avesse avuto la voce. Il corvo si mise a gracchiare a gola spiegata, lasciando cadere la carne in bocca alla volpe. Una favola a misura degli sciocchi.
In fondo, il corrotto è uno sciocco, perché non capisce che morirà, nudo com’è nato. A che gli sarà servita la furbizia se la sua fine non potrà essere in ogni caso modificata? Ecco la sua sciocchezza.
Non tutti fanno questa riflessione. Molti non le sanno fare ed altri non le vogliono fare. Per cui pensano di poter ottenere, ogni giorno, la corruzione quotidiana.
Che bello sarebbe se ognuno di essi ne facesse a meno, e rinsavisse.

Articolo pubblicato il 18 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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