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Quotidiano di Sicilia

Palermo, Catania e Messina sono il piombo dell’Italia
di Rosario Battiato

Negli ultimi anni è stato fatto pochissimo: in alcuni casi i dati sono addirittura peggiorati. Sotto l’Etna i risultati peggiori per depurazione, acqua, differenziata e rifiuti

Tags: Ambiente, Legambiente, Inquinamento



PALERMO – Ci sono tre siciliane tra le quindici città passate sotto la lente d'ingrandimento dell'ultimo Ecosistema Urbano di Legambiente. I risultati negativi raggiunti dalle città isolane, in alcuni casi in fase addirittura discendete rispetto alle già pessime performance passate, dovrebbero imporre, soprattutto in periodo pre elettorale, una seria riflessione da parte della classe politica che negli ultimi decenni ha amministrato così malamente le grandi città dell'Isola. E tra tutte proprio Catania, che si appresta a vivere la vigilia del voto, è messa peggio.

Il blocco fa paura. Palermo, Catania e Messina sono il piombo ai piedi dell'Italia con medie negative che vanno, si legge sul report, “in netta controtendenza rispetto al resto del Paese”.
Il primo dato lampante è relativo al mancato risparmio di acqua potabile per uso domestico: a Catania si è passati da 216 l/ab/giorno del 2003 a 230,3 del 2011 e a Messina da 178 a 211. I due centri isolani occupano il primo e il terzo posto della classifica delle grandi città più sprecone anche a causa di infrastrutture idriche sempre più fatiscenti e inadatte a gestire gli impianti idraulici di due Comuni capoluogo che ambiscono a essere realtà metropolitane e città d'Europa.

Altro capitolo nero è quello della depurazione. La Sicilia è sotto infrazione europea per il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione di diversi comuni, ma a tenere banco è sempre Catania che, oltre ad avere la peggiore performance nazionale (24% di popolazione residente nel comune connessa a impianti di depurazione delle acque reflue urbane), è passata da un 21% del 2003 a una crescita di appena tre punti percentuali in otto anni nonostante la presenza di tre giunte (Scapagnini per due volte e Stancanelli dal 2008). Al secondo posto, per qualità peggiore della depurazione, c'è Palermo che si è fermata a quota 40%. Altrove non sono stati fatti miracoli, ma solo quello che andava fatto. A Milano nel 2003 la depurazione era pari al 13%, addirittura inferiore a Catania, ma già l'anno successivo si era passati al 90% fino al 100% del 2009.

Un'altra medaglia di cartone da appuntare sul petto della città etnea riguarda la produzione di rifiuti pari a 764,2 Kg/ab/anno che fa il paio con una raccolta differenziata a 7,4% che è la peggiore d'Italia. Al penultimo posto troviamo Messina (6,3%) e al terzultimo Palermo (9,8%).

Articolo pubblicato il 08 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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