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La “patata bollente” del Piano regolatore tra la revisione e i nuovi rischi speculativi
di Emilio Brucato

Urbanistica. Ad Aci S. Antonio edilizia e interessi.
Aree edificabili. La bagarre affonda le sue radici già nel 1991 quando il Piano modificò alcune aree agricole, elevò l’indice di edificabilità e tagliò fuori il Bosco di Aci, declassificandolo.
Un nuovo Piano. Nel 2001 sono scaduti i vincoli, ancora non rinnovati dopo la costituzione di un apposito Ufficio, costato 200 mila euro, rimasto fermo e adesso costituito nuovamente.

Tags: Piano Regolatore



ACI S. ANTONIO (CT) - Al Consiglio comunale è tornata una grossa patata bollente: il Piano regolatore generale, mentre “corsi e i ricorsi storici” santantonesi paventano un ritorno di questioni che sembravano dimenticate.
Nei mesi scorsi la presidenza del Consiglio ha prelevato la proposta di revisione del Prg proprio all’indomani dell’assoluzione dell’onorevole Turi Urso dal processo che lo vedeva imputato per alcune  manomissioni proprio nel Piano regolatore. Caso vuole che l’approvazione dell’attuale Prg porti la data del 12 luglio del 1991, proprio all’indomani della domanda di autorizzazione a procedere a carico del deputato Urso all’allora ministro della Giustizia, Martelli. Sembra quindi che il fantasma dell’onorevole Urso aleggi ancora attorno al piano regolatore di Aci S.Antonio. Per dovere di cronaca occorre ricordare che l’ex sottosegretario al Mezzogiorno e alle Poste risiede ancora ad Aci S.Antonio alla veneranda età di 84 anni. Urso, durante il suo quarto di secolo e più di amministrazione, partorì l’attuale Prg modificando alcune aree agricole in edificabili e aumentandone l’indice “a proprio favore in terreni di proprietà politicamente vicini”: questo almeno secondo l’accusa che, però, è stata smentita dalla Corte d’Appello di Catania.

La grossa bagarre di allora porta ancora le sue ferite perchè tra le accuse finì pure il declassamento dello storico Bosco di Aci in sciara. Oggi il bosco sta diventando parco suburbano grazie alle battaglie di quei consiglieri che denunciarono, anche fisicamente, le lottizzazioni che stavano avvenendo. Per questo ancora oggi il territorio di S. Maria la Stella non rientra nel Piano regolatore santantonese. La frazione fu stralciata dal Piano per essere successivamente rielaborata, ma negli anni l’interesse delle amministrazioni che si sono succedute è stato di basso profilo.
Solo durante la sindacatura di Domenico Presti, nel 1996, si è avuto un vero tentativo per colmare il gap. Giuseppe Maugeri (Ordinario di Fitosociologia all’Università di Catania) donò a zero spese uno studio agricolo-forestale per il Prg di S. Maria la Stella. Purtroppo il tutto finì nei meandri burocratici.

Per quanto riguarda i dieci anni dell’amministrazione Pulvirenti, la cittadina ha subito un’anestesia che ha inevitabilmente addormentato l’iter del Piano regolatore. Nel 2001 infatti sono scaduti i vincoli ambientali e nei due anni successivi il tentativo di rinnovarli ha solo portato inutilmente ad uno sperpero di denaro pubblico: oggi i vincoli sono ancora scaduti. Nel 2004 si è poi costituito un Ufficio del Piano che, anch’esso, ha speso denaro pubblico (circa 200 mila euro) attrezzando un ufficio di strumentazione che oggi, alla luce della proposta di revisione ferma dal 2006, pare pressochè inutile.   Detto Ufficio è stato tirato in ballo dal nuovo sindaco Pippo Cutuli, prima nel suo programma elettorale dove si legge: “è primaria intenzione dell’amministrazione promuovere l’istituzione di un Ufficio del Piano permanente.”; e poi, ad inizio 2009, criticandone l’operato dell’amministrazione precedente.

Ma dall’inizio della legislatura, solo oggi riusciamo a vedere una delibera di ricostituzione dell’Ufficio del Piano, dopo più di un anno. E dopo che la proposta è stata rispolverata in Consiglio scoprendone il suo valore tecnico nullo. Ecco che, “casualmente”, l’assoluzione del padre del Piano regolatore dà moralmente il via libera ad un iter che si prospetta lungo e irto di problematiche.
Per il 2011, quando scadrà l’attuale Piano, dovrà essere pronto un Prg che non abbia buttato via quel poco che è stato fatto e che abbia ottimizzato la spesa pubblica.

Una volta validata dagli uffici competenti, la proposta potrebbe tararsi per 28.000 abitanti. Ciò può sembrare un numero elevato se si considera che già nel 1991 con gli effettivi 12.500 abitanti si tarò il prg a 20.000 e oggi i residenti effettivi sono poco più di 17.000. Alzare la previsione facilita solitamente la speculazione edilizia, quindi tenendo in considerazione le stime ufficiali che hanno previsto per il 2023 un numero di 21.000 abitanti si può tranquillamente progettare un Piano regolatore che duri fino al 2031 per circa 24.000 abitanti.

Dovrebbe essere più che sufficiente per evitare notevoli lottizzazioni selvaggie.
Un altro problema è l’incompatibilità dei consiglieri (e perchè no della giunta) con le aeree da rielaborare. La legge impone l’astensione dei consiglieri dal voto entro il 4° grado di parentela. Ciò può provocare l’invalidità del civico consesso se non si raggiungessero gli 11 presenti. A quel punto dovrà essere nominato un commissario esterno che rielaborerà il Prg d’ufficio con le dovute modifiche.
La non tanto improbabile ipotesi potrà da un lato essere sinonimo d’imparzialità, ma dall’altro può far venir meno quei canoni democratici della dialettica rappresentativa. A pedine ferme, un commissario nominato da una giunta regionale dello stesso colore del sindaco santantonese può essere di reale discutibilità. Molte, quindi, le variabili in gioco. In un gioco, appunto, che adesso è tutto da vedere.

Articolo pubblicato il 29 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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