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Quotidiano di Sicilia

Le regole d’oro per superare il bullismo, come individuarlo, come contrastarlo
di Roberto Quartarone

Aguzzini e vittime accomunati dai problemi relazionali con i coetanei e da uno scenario familiare con problemi. Il cyberbullismo è diventato un fenomeno più invasivo e dall’identificazione più difficile

Tags: Bullismo



PALERMO - Le campagne contro il bullismo si sono diffuse sempre di più negli ultimi anni. Dai tempi de I Simpson, il cartone animato in cui il protagonista Bart viene preso di mira dal bullo Nelson, la consapevolezza dell’importanza di denunciare gli abusi si è diffusa. Tuttavia, nell’ultimo rapporto del Telefono Azzurro, l’onlus che difende i minori dal 1987, si evince che l’omertà è uno dei problemi più gravi cui far fronte.

Un minore su cinque, in Italia, è vittima del bullismo. Un dato che è solo stimato al ribasso, perché numerose vittime finiscono per rimanere sotto il giogo dell’aguzzino e non denunciano. O non sono nemmeno consapevoli di cosa stiano subendo: la diffusione del cyberbullismo, infatti, ha ampliato la gamma del fenomeno.

Se, infatti, tradizionalmente il bullismo veniva inteso come una serie di “azioni di prevaricazione e sopruso” che erano subite soprattutto a scuola o negli ambienti collegati (dalla definizione che dà lo stesso Telefono Azzurro), oggi le minacce e le intimidazioni arrivano per quasi il 60 per cento dei casi via telefono, e-mail, chat, social network o sms. I disagi che ne seguono, che toccano sia la sfera relazionale che quella psicologica, possono essere anche molto forti.

Sono state individuate tre caratteristiche principali nel cyberbullismo, che rendono più difficile l’identificazione dei responsabili e la situazione della vittima. Pervasività, persistenza e anonimato contribuiscono ad aggravare il bullismo tradizionale: la tecnologia attuale permette di rintracciare la vittima dovunque, lasciare tracce visibili a tutti dei contenuti che danneggiano e anche di proteggere il bullo attraverso la facilità a nascondersi dietro un nickname. A tutto questo si aggiunge la distanza anche fisica che impedisce al bullo di comprendere appieno le conseguenze sugli altri delle proprie azioni.

Il diverso è stato individuato come la tipica vittima del fenomeno, magari con problemi familiari. È così che i disabili, chi ha problemi di peso, una religione diversa o ha un orientamento sessuale non accettato dal “gruppo” è un soggetto a rischio. Così come è altrettanto a rischio chi ha problemi di alcol in famiglia, con i genitori che ne abusano o hanno anche difficoltà relazionali fra loro, che possono sfociare anche nella violenza.

E, dall’altro lato, il bullo può essere chiunque. Secondo un’indagine condotta a livello europeo e riportata da Telefono Azzurro, addirittura oltre il 16 per cento dei ragazzi intervistati ha ammesso di essersi comportato così anche occasionalmente. Ma i problemi sono anche qui alle spalle: una famiglia poco solida a causa di alcol o problemi di giustizia ha più influenza sul comportamento del figlio. E, come per le vittime, di base c’è anche un problema relazionale con i coetanei.

Già queste poche caratteristiche possono essere utili a individuare delle situazioni critiche che meritano almeno un po’ di attenzione. I coetanei che stanno attorno diventano cruciali, sempre che aiuti la vittima e non si trasformino in “bulli passivi”. Il problema è che poco più della metà di chi assiste a un atto di bullismo interviene. Gli altri sono vittime di una sorta d’omertà: o dimostrano indifferenza, o rimangono a guardare o non sanno come intervenire per paura o per semplice mancanza di iniziativa.

Una risposta a tutto il fenomeno è arrivata nello scorso aprile, dedicato dal Telefono Azzurro alla sensibilizzazione e alla prevenzione.

“Si parla tanto oggi di bullismo e cyberbullismo - spiegava Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e neuropsichiatra infantile -. Conoscere il fenomeno è importante, ma non basta. Innanzitutto bisogna comprendere appieno le conseguenze relazionali ed emotive sulle vittime, spesso nascoste dietro un silenzio. Ma è essenziale intervenire tempestivamente anche sui ‘bulli’, che apparentemente sono forti, ma possono nascondere grandi fragilità. Per combattere il bullismo è indispensabile creare una rete, capace di cogliere le prime difficoltà e offrire risposte alle singole situazioni: per questo Telefono Azzurro collabora con genitori, insegnanti - promuovendo il dialogo scuola famiglia - e con il mondo della pediatria, che ha un osservatorio privilegiato sull’infanzia”.

 
Consigli. Una soluzione a tutti i livelli: il dialogo

PALERMO - Finora si è parlato di come individuare il bullismo, ma per estirparlo molto dipende dall’attenzione che i genitori e gli insegnanti pongono al fenomeno. Loro, primi educatori, hanno il compito di creare un fattivo dialogo con i giovani, per capire ciò che non va e soprattutto per far emergere qualsiasi atto che non si riesce a denunciare.
Condannare la prepotenza e i comportamenti che minano le relazioni civili diventa così fondamentale. Gli adulti devono riuscire a inculcare l’importanza dell’ascolto reciproco, così come del dialogo, e della necessità di denunciare i soprusi. In caso contrario, l’“omertà” non farebbe altro che favorire i bulli e non risolvere il problema.
Tutto questo va fatto interessandosi del ragazzo: senza una vicinanza non si possono raggiungere dei risultati. Il coinvolgimento reciproco è fondamentale anche per trovare delle attività comuni e costruttive. All’insegna, inoltre, della conoscenza dei mezzi tecnologici, per poterli usare al meglio.
Infine, l’importante è anche che gli adulti dialoghino fra loro per aiutare insieme i giovani: solo così potranno migliorare la vita dei ragazzi.

Articolo pubblicato il 15 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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