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Quotidiano di Sicilia

Londra, sono più di 100mila le abitazioni illuminate utilizzando il combustibile Rsu
di Andrea Salomone

Nell’impianto di Belvedere l’85% del materiale arriva via nave, evitando la circolazione dei tir

Tags: Rsu, Rifiuti, Londra, Berlino



LONDRA - Nella scorsa puntata della nostra inchiesta sulle centrali per il trattamento dei rifiuti indifferenziati (Rsu) ci siamo concentrati soprattutto sul primo impianto londinese, quello di Edmonton, entrato in funzione alla fine degli anni Sessanta. Oggi concentreremo la nostra attenzione sugli altri due impianti energetici londinesi a base Rsu, il SELCHP e Belvedere.

Nella capitale inglese i temi della produzione dei rifiuti indifferenziati (Rsu) e del loro deposito in discarica vengono posti in maniera sempre più stringente sul finire degli anni Ottanta. Per risolvere questi problemi, nel 1988 tre circoscrizioni amministrative del Sud-Est di Londra, Lewisham, Southwark e la famosa Greenwich, decidono di creare un consorzio, il SELCHP, acronimo che tradotto in italiano significa "Calore ed Energia per il Sud-Est di Londra Unito". Dopo la creazione del consorzio, vengono commissionati studi approfonditi sulla produttività di un impianto per il recupero energetico e sul suo eventuale impatto ambientale. Accanto alla valutazione dei livelli di emissione vengono presi in considerazione altri tre fattori: il rumore, il traffico e l'estetica.

I primi resoconti danno esito positivo e dopo un paio d'anni arriva la licenza edilizia con una richiesta di esecuzione di ulteriori studi per ottimizzare la realizzazione del progetto. Poco dopo iniziano i lavori di disboscamento nel luogo dove sorgerà l'impianto, tra le stazioni di New Cross e London Bridge.

La ditta Martin Engineering System Srl vince la gara d'appalto per la progettazione e costruzione dello stabilimento e l'anno successivo il consorzio ottiene l'autorizzazione ai lavori, la prima nel Regno Unito ad essere in linea con i termini dell'atto di protezione ambientale per il controllo dell'inquinamento (1990). Annessa una licenza per la produzione di elettricità.
Nel dicembre del 1993, dopo ben cinque anni di discussioni e attese per le necessarie autorizzazioni, la centrale entra finalmente in funzione. Cinque anni dopo, per soddisfare le richieste dall'Agenzia dell'Ambiente, che imponeva livelli di emissione più bassi, viene installato e attivato un nuovo sistema per ridurre le emissioni di ossido nitrico.

L'impianto, il secondo in ordine cronologico, può trattare fino a 420.000 T di rsu all'anno, produce elettricità per circa 48.000 case e, come il primo e il terzo, storna dalle discariche il 10 % dei rifiuti cittadini.
La terza e ultima centrale cittadina, la più giovane ed efficiente, è quella di Belvedere, meglio nota come "l'impianto in Riva al fiume per il Recupero delle Risorse" (RRR). Lo stabilimento, completato ed è entrato in funzione nel 2011 dopo e una storia più che travagliata e tre anni di lavori, è una delle strutture più grandi sulle sponde del Tamigi.

Commissionato negli anni Novanta, il progetto era stato abbandonato per problemi tecnici riguardanti le sue dimensioni e il suo collegamento con la strada. Ripresentato nel 1999 all'Autorità per il commercio e l'industria (DTI), il piano trova subito un gran numero di oppositori. Nel giugno 2006, dopo aver ordinato due ricerche effettuate rispettivamente nel 2003 e nel 2005, il DTI rilascia l'autorizzazione ai lavori.

Ad opporsi all'impianto sono l'allora sindaco di Londra Ken Livingstone, il Concilio di Bexley e altri gruppi, le cui richieste vengono rigettate definitivamente dal giudice della corte suprema nel febbraio 2007. Come tutte le altre centrali energetiche a base Rsu della città, l'impianto di Belvedere soddisfa le direttive Ue ed entro il 2020 contribuirà a ridurre le emissioni di CO² del 35 %.

Attraverso il trattamento termico di una media di circa 585 mila T di rsu all'anno (T/a), questo megastabilimento – in grado di trattare fino a 670 mila T/a di Rsu – consente di stornare dalle discariche cittadine poco più del 10 % dei rifiuti londinesi, produce energia per circa 66.000 case e riduce considerevolmente il consumo dei ben più inquinanti e costosi combustibili fossili.

Tra l'altro, la sua posizione strategica consente di trasportare l'85% degli Rsu sulle navi: in questo modo si evita la circolazione di circa 100.000 tir per le strade della capitale e si riducono consistentemente l'entità del traffico cittadino e le emissioni di CO² da esso derivate.

(13. Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 22 febbraio, l’1, 12, 15, 22, 29 marzo, il 5, 12, 19 aprile, 3, 10 e 16 maggio. La prossima pubblicazione è prevista venerdì 31 maggio)

Articolo pubblicato il 24 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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