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Emergenza ambientale a Gela, perdita di petrolio finisce in mare
di Liliana Blanco

Dopo l’incidente, la Procura ha sequestrato l’impianto Topping 1 presso la raffineria Eni. Squadre aziendali e della Capitaneria al lavoro per limitare i danni

Tags: Gela, Petrolio, Raffineria



GELA (CL) – Qualche giorno fa la polemica  a distanza fra la Procura e  ‘L’Espresso’ che ha paragonato il caso Gela con quello di Taranto, poi il nuovo disastro ambientale che rischia di compromettere un’altra estate. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Gela, Lucia Lotti, ha disposto il “sequestro per esigenze probatorie e di cautela” dell’impianto “Topping 1”, presso la raffineria dell’Eni, dove ieri è avvenuta la perdita di “non meno di una tonnellata petrolio”. Le indagini, avviate dalla direzione aziendale e dalla Capitaneria di porto, hanno permesso di accertare una serie di concause all’origine del disservizio.

Una nota della Procura riferisce dell’avvenuta “rottura di uno scambiatore di calore asservito all’impianto” con conseguente “fuoriuscita dell’emulsione (misto di acqua e greggio) dallo scarico”. A questo si sarebbe aggiunto “il mancato funzionamento della valvola di sicurezza destinata ad impedire la fuoriuscita dell’emulsione stessa, nonché il difetto, nel loro complesso, delle manovre di sicurezza. “Solo il fermo totale dell’impianto, avvenuto a distanza di circa un’ora dal verificarsi del problema - scrive il procuratore - ha posto fine allo sversamento”. Sono ancora al lavoro i mezzi per il disinquinamento delle acque del fiume Gela e del mare, assieme alla pulizia del tratto di costa antistante la foce.

Il procuratore, Lotti, ha reso noto che “in relazione ai fatti di inquinamento delle acque e dell’habitat del fiume, si procede per i reati previsti dal codice dell’ambiente, nonché per danneggiamento aggravato e disastro innominato colposo”.

Dopo che una colata di poltiglia nera si è riversata in mare e la spiaggia a est della città, la Capitaneria di porto ha mobilitato le imbarcazioni antinquinamento che hanno disteso le panne galleggianti per impedire al petrolio di espandersi nelle acque attorno alla foce del fiume Gela e, con le idrovore ne hanno recuperato una parte a bordo dei natanti appositamente attrezzati. Una parte di greggio però era stata già trascinata dalla corrente prima che intervenissero i mezzi per la bonifica e si cerca di eliminarla. All’interno dell’impianto Topping, operai e tecnici della manutenzione hanno bloccato la perdita.
 
L’ennesimo episodio di sversamento a mare di petrolio proveniente dalla raffineria di Gela, all’indomani di una giunta di governo che proprio a Gela ha stabilito di potenziare nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dell’industrializzazione, obbliga il governo della Regione ad elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quei siti, ha affermato il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, dopo avere appreso la notizia. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti, ha proseguito il governatore.
 
L’Eni ha sempre assicurato che tali investimenti sarebbero stati realizzati al più presto possibile, mentre non si riesce ad avere un crono programma preciso. Crocetta ha convocato l’Eni, l’Asp, l’Arpa, l’assessorato alla Salute e al Territorio e Ambiente per domani. Per Filctem-Cgil Femca-Cisl e Uiltec-Uil “non è ammissibile una perdita di prodotto da uno scambiatore”.

Articolo pubblicato il 05 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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