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Dietrofront allÂ’aumento dei canoni demaniali. Attualmente si ricavano 11 milioni di euro
di Rosario Battiato

Il governo regionale congela il decreto appena pubblicato: vince il fronte compatto degli stabilimenti balneari. Il nuovo provvedimento avrebbe portato più di 50 milioni di euro, Crocetta stoppa tutto

Tags: Demanio Marittimo



PALERMO – Le impronte sulla sabbia si cancellano in fretta, così la Regione torna rapidamente sui propri passi. Dopo aver pubblicato sulla Gurs il decreto sull'aumento dei canoni per la concessione del demanio marittimo, in barba alle polemiche che l'annuncio del provvedimento aveva innescato, la giunta Crocetta ha congelato tutto.

Un rinvio annunciato proprio dal governatore che, nei giorni scorsi, ha sottolineato come il governo sia pronto a rimodulare il provvedimento che prevederebbe l'aumento del 600% dei canoni demaniali marittimi a partire dal gennaio di quest'anno. Si ammorbidisce nel complesso la linea della giunta che sul provvedimento stava correndo come un treno, e che invece adesso ragionerà con la categoria sui provvedimenti da adottare. Comunque ci saranno degli aggiornamenti dei canoni che in Sicilia sono tra i più bassi d'Italia.

Il fronte comune delle imprese ha trovato diversi appoggi a livello politico e amministrativo. Tra tutti il Comune di Catania, che si era detto pronto a fare la sua parte in caso di ricorso al Tar, ma anche esponenti all'interno della stessa giunta di governo. Trovare un accordo non sarà facile perché ci hanno già provato in tanti. Per ultimo il governo Lombardo che aveva proposto l'innalzamento del 1000% dell'aumento dei canoni quando l'assessore all'Ambiente era Sebastiano Di Betta. Anche in quel caso fu una levata di scudi da più parti e poi non se ne discusse più. Potrebbe capitare di nuovo.

Nel 2011 la Regione ha incassato 11 milioni di euro dalla sue concessioni marittime che si distribuiscono lungo 922 chilometri di costa su un totale di 1650 di litorale. Con la riforma dei canoni ha stimato un ingresso pari a circa 52 milioni di euro. La Sicilia è piena di imprese balneari che portano occupazione ed economie: solo nel Comune di Catania gli stabilimenti sono più di quaranta. Le attuali tariffe di concessioni destinate per utilizzazioni turistiche o ricettive a uso pubblico si basano su un criterio quantitativo che prevede minore tariffa in proporzione allo spazio occupato: 0,83 euro/mq per aree fino a 1.000 mq, a 0,26 euro/mq per aree oltre i 1.500 mq. Nel corso degli anni le tariffe di concessione hanno avuto incrementi sulla base dei valori Istat mentre nel "decreto del Presidente della Regione del 3 febbraio 2009 – si legge nell'interpellanza presentata da Bernadette Grasso (Grande Sud) a fine maggio che interroga il governo sugli esiti di questa riforma in materia occupazionale - Incremento dei canoni annui per concessioni di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei appartenenti alla Regione siciliana, il canone viene differenziato anche in base alla cosiddetta valenza turistica del litorale”. Vengono così individuati tre livelli di valenza, alta (Catania, Palermo, Messina, Taormina Siracusa, Sciacca e di tutte le isole minori); media (tra gli altri comprende Pozzallo, Marina di Modica, Milazzo), e bassa (tra cui Gela, Priolo, Fiumefreddo di Sicilia e Licata).

Lo stesso decreto stabiliva inoltre l'aumento rispettivamente del 10%, del 7% e del 4% nelle tre tipologie stabilite dal decreto n.163/GAB del 23 ottobre 2008 emanato dall'assessore per il Territorio e l'ambiente di concerto con l'assessore per il Turismo, le comunicazioni ed i trasporti. Allo stato dei fatti tutte le concessioni sono state inoltre prorogate al 31 dicembre 2015 (in Italia al 2020) così da farle scadere nello stesso periodo, in vista delle nuove regole sancite dalla direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi interni.

Articolo pubblicato il 11 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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