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Ignazio Gibilaro: "Monitoraggio fiscale a tutela dei cittadini"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Ignazio Gibilaro, comandante regionale della Guardia di Finanza

Tags: Ignazio Gibilaro, Guardia Di Finanza



Quanti e come sono composti i Comandi interregionali?
 “Ci sono 6 Comandi interregionali, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, oltre ai comandi speciali e scuole. Si tratta di un reparto di alto coordinamento che dirige realtà omogenee a livello regionale. L’organizzazione del corpo è divisa in reparti operativi che trovano il loro vertice nel comandante provinciale. Questi ha sotto il suo comando il nucleo di polizia tributaria con competenza specialistica e i reparti presidiari. Poi, esiste un livello regionale che ha compiti operativi e di gestione logistico-finanziaria, oltre al coordinamento regionale della componente territoriale, aereo-navale e specialistica. Infine, c’è il comando generale e i corpi d’armata sopra ricordati sono suddivisioni di questo comando che si occupano di macro-aree omogenee poiché sono aree c.d. strategiche. Un esempio è il comando unico Sicilia e Calabria, un altro è quello della Campania, Puglia, Basilicata e Molise”.

Dopo 3 anni di lontananza ha trovato cambiamenti in Sicilia?
“Cambiamenti significativi non ne ho trovati, ma la crisi ha avuto un forte impatto sul nostro lavoro. In questi 3 anni, la Guardia di Finanza ha rimodulato alcune linee d’azione”.

Come stimate l’evasione?
“La Guardia ha degli uffici interni che fanno attività di analisi, ma questa è suddivisa in analisi d’intelligence e in analisi operativa per individuare quelli che possono essere dei filoni investigativi o dei singoli obiettivi potenzialmente remunerativi sui quali investire le risorse. Infatti, la contrazione delle risorse impone di essere più efficienti nell’uso delle risorse a disposizione. Storicamente, i controlli sono stati basati sulle entrate e sull’evasione delle imposte, ora ci si sta focalizzando sulle frodi e sull’evasione che porta alle uscite di capitali. Non si può lasciare il contrasto della micro-evasione come il mancato rilascio dello scontrino, perché c’è l’esigenza di affermare la legalità di fronte al cittadino. Quest’ultimo percepisce come un’ingiustizia il mancato rilascio della ricevuta fiscale o delle fatture, cose che prima il cittadino ignorava. Tuttavia, questo risultato nasce da una situazione di malessere, non di educazione alla legalità. Bisogna tendere a far crescere la cultura della legalità fiscale, anche se non è l’aspetto dove si punta, poiché l’interesse va alle grosse frodi dove s’investono le risorse più qualificate. Un altro settore dove è posta l’attenzione è la spesa pubblica che ha costituito l’alibi per giustificare l’evasione. In termini sostanziali, il recupero di tutte spese illecite è di vitale importanza, poiché il fiume delle risorse pubbliche si è in parte essiccato, riducendosi ad un torrente. Perciò, le poche risorse che restano, devono andare a chi realmente può farle fruttare in modo efficace. Da qui c’è l’esigenza di togliere dalla platea dei percettori tutti quelli che non ne hanno titolo o che sono creati ad arte per incamerare risorse pubbliche”.

Quali sono i bacini di spesa pubblica più interessati dagli sprechi?
“Tra i Bacini più interessati storicamente si possono annoverare quelli della sanità, vittima di una gestione poco accorta a livello centrale e periferico, della Formazione ed il settore energetico, che è stato anche oggetto di investimenti finalizzati solo a usufruire di fondi pubblici. Spesso, le attività nascono con l’intento di riciclare denaro di provenienza illecita. Questo fenomeno non è solo siciliano, poiché anche in altre parti d’Italia si assiste a fenomeni simili”.
 
La legislazione fiscale promossa dal Governo Monti, ha previsto che la collaborazione con i comuni porti questi ultimi a recuperare il 100 per cento dell’evasione sul proprio territorio. Inoltre, una norma regionale prevede già che i Comuni percepiscano il 33 per cento. Finora, avete avuto questo tipo di collaborazione con i Comuni?
“Di recente, il Comando generale ha dato il formale assenso, affinché anche il Comando Regionale Sicilia sia partecipe di un nuovo protocollo promosso dall’agenzia delle Entrate con la Regione Sicilia e l’Anci siciliana, entrando come quarta protagonista. È già stata fatta una prima riunione che prevede che, a breve, sia realizzata una formazione orientata ai funzionari comunali per creare un dialogo con l’agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza”.

I Comuni non possono avere un nucleo autonomo di polizia tributaria?
“I comuni non possono disporre di un nucleo di polizia tributaria, poiché questo compito spetta alle forze di polizia nazionali. Tuttavia, le polizie locali hanno conoscenza del territorio e non devono far altro che inviare segnalazioni qualificate come ad esempio quelle relative ad  immobili non assoggettati al fisco. Inoltre, formare un agente esperto in materia tributaria non è semplice, poiché richiede una preparazione qualificata e costantemente aggiornata. Un ispettore finanziere fa 3 anni di corso e una serie di corsi di qualificazione presso la polizia tributaria. La sua preparazione, quindi, è molto profonda e costantemente aggiornata”.
 
Com’è possibile che, nonostante la gran mole di carte da compilare presentare, le frodi Ue raramente sono scoperte senza un vostro intervento?
“Sì, questo settore è un filone che è stato oggetto di moltissime attività d’indagine. Nel 2012, sono state scoperte 395 violazioni, sono stati verbalizzati 400 soggetti e sono stati percepiti indebitamente oltre 40 milioni. Le frodi comunitarie, però, sono una parte del più ampio scenario della distrazione dei fondi pubblici, che se destinati come dovrebbero, costituirebbero un volano economico. Invece, si hanno due danni, quello emergente che vede questi soldi essere percepiti dai frodatori, e quello cessante che vede lo sperpero di questi soldi che potevano finire in mani più capaci in grado di creare sviluppo positivo”.

Come si presenta l’evasione fiscale a livello europeo?
“La difficoltà sta proprio nell’avere un’economia globalizzata e non avere una normativa di contrasto uguale a livello europeo e mondiale. Perciò, occorrerebbe l’armonizzazione delle leggi e delle sanzioni, che riguarda anche nell’armonizzazione delle leggi penali, poiché la percezione dello stesso reato è diversa da Stato a Stato. Si acquisiscono informazioni dalle altre forze di polizia internazionali, ma non è facile usarli nei processi penali e penal-tributari. Oggi, la Guardia di Finanza ha un enorme canale informativo che è la segnalazione di intermediazione sospetta che gli intermediari sono tenuti per legge a inviarle alla Banca d’Italia che le passa, in prevalenza, alla stessa Guardia. Inoltre, un problema che si sta presentando, è quello del Money transfer che può spostare milioni di euro e che, se non tracciate, può divenire un grande fenomeno di evasione. Si sta facendo una campagna massiccia per contrastare questo fenomeno”.

Articolo pubblicato il 13 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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