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Ue: 1,5 miliardi all’Italia e fondo per i disoccupati
di Antonio Leo

Ma il bilancio 2014-2020 dovrà ora essere approvato dai 27 Paesi membri

Tags: Unione Europea, Enrico Letta, Lavoro, Disoccupazione



BRUXELLES – È arrivato nottetempo l’accordo dei 27 Paesi dell’Ue su bilancio pluriennale dei prossimi sette anni (2014-2020). Fino alle ultime ore della sera tra giovedì 27 e venerdì 28 giugno si era temuto che qualcosa potesse andare storto. Su tutti, come sempre, hanno pesato i mugugni britannici. David Cameron, primo ministro di sua Maestà, evidentemente non ci sta a ratificare, sic et simpliciter, una linea sempre più dettata dalla Cancelliera di ferro, Angela Merkel. La quale, però, non ha tardato a dirsi “molto soddisfatta”. In effetti le diplomazie degli Stati membri hanno lavorato a lungo e bene per fare uscire un testo quanto più possibile condiviso, accontentando anche le pretese inglesi.

Il piano per la spesa dal 2014 al 2020 prevede una serie di tagli, i primi nella storia dell’Ue per quanto riguarda un budget, e la messa a disposizione di risorse per un massimo di 960 miliardi di euro.

Per diventare effettivo il budget dovrà essere approvato dai Governi dei 27 stati membri e votato dal Parlamento europeo, che fino a ora era stato molto scettico sul piano dei tagli alla spesa. Il piano su cui si è trovato l’accordo contiene una serie di regole e limitazioni sul denaro che potrà essere speso dai singoli Stati membri per diverse esigenze, dai programmi per favorire lo sviluppo a quelli sull’occupazione passando attraverso le sovvenzioni per l’agricoltura. Barroso ha spiegato che il budget consentirà comunque di aumentare, in proporzione, la spesa per affrontare meglio il problema della disoccupazione giovanile. Per contrastare i numeri preoccupanti del fenomeno, il vertice comunitario ha approvato un nuovo piano che si arricchisce di 2-3 miliardi in più oltre i 6 già stanziati.

Estremamente soddisfatto sul punto il premier italiano, Enrico Letta, da sempre in prima linea per introdurre misure in favore del lavoro.

A parte gli otto miliardi che verranno stanziati tra il 2014 e il 2015, c’è anche il piano di sostegno alle imprese: “La Bei (Banca europea per gli investimenti, nda) giocherà un ruolo fondamentale nel finanziamento di progetti che altrimenti resterebbero senza credito”, ha detto il presidente della Commissione Ue José Barroso, e anche Letta ha assicurato che la Bei “funziona e funzionerà come strumento per il credito alle Pmi”. Sul punto vanno registrati i soliti “però” della Merkel, la quale ritiene tutt’altro che definito il ruolo che giocherà la Banca per sostenere l’occupazione giovanile.

Il budget, ancora, prevede alcune soluzioni per bilanciare, almeno in parte, lo sviluppo economico degli Stati membri dando maggiori risorse ai Paesi più poveri e in difficoltà. Molto passerà attraverso l’avvio di cantieri per infrastrutture programmate da tempo, che vanno dalla costruzione e dal miglioramento delle strade alla realizzazione di nuove reti per le telecomunicazioni. Le voci di spesa comprendono ricerca e sviluppo per incentivare la crescita e sistemi di controllo dei conti dei singoli Stati, per verificare che non raggiungano livelli di deficit eccessivi.

Salvo contrattempi o altri cambi di programma, il budget 2014 – 2020 dell’Unione europea dovrebbe concludere l’iter di approvazione entro settembre. E i tempi iniziano a essere stretti perché, in mancanza di un accordo entro fine anno, l’Ue dovrebbe tornare a una organizzazione annuale del proprio budget.

Intanto, però, Letta festeggia: “Abbiamo quasi triplicato i soldi che spetteranno all’Italia nel complesso dall’Ue. Si tratta di quasi un miliardo e mezzo di euro”. Inoltre, aggiunge il premier, “abbiamo vinto sull’occupazione giovanile e pareggiato sulla banca europea degli investimenti”. Ma prima di cantare vittoria occorre aspettare la ratifica di 27 Governi e del Parlamento europeo. Tutt’altro che scontata.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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