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Catania - Giunta Bianco: deleghe innovative e vecchi giochi
di Antonio Leo

Il sindaco di Catania ha attribuito con creatività le competenze ai suoi assessori. Ecco a chi sono andati i settori-chiave dell'amministrazione. 

Tags: Assessori, Giunta, Sindaco, Catania, Comune, Enzo Bianco



CATANIA – Enzo Bianco, per farla completa, avrebbe dovuto perfino cambiare denominazione alla sua squadra di Governo. “Giunta” un po’ stona, suona antico, quando dentro hai deleghe fantomatiche come la “Bellezza condivisa”, le “Pratiche interculturali”, “l’Armonia sociale” e via discorrendo. Avrebbe potuto chiedere ai giornalisti di coniare un espressione ad hoc per l’esecutivo cittadino, magari “treno dei desideri” o “fabbrica dei sogni”.
 
Anche perché, stando alla innovativa nomenclatura, dobbiamo aspettarci (e pretendere) una sorta di corte dei miracoli. Le parole mica si possono usare a caso, le “parole sono importanti” come diceva Nanni Moretti in “Palombella rossa”. E però, caspita, serve uno sforzo o forse più. Andando, infatti, oltre la glassa di ipocrisia che riveste le deleghe, si scopre la vera essenza di una Giunta (ora sì che possiamo usare il termine) costruita con il manuale Cencelli. All’Urbanistica, settore cruciale per le sorti della città, con in ballo progetti milionari (tra Prg, Pua, Corso dei Martiri, Metropolitana..), va quel Salvo Di Salvo fedelissimo di Lino Leanza (finito recentemente nel tritacarne dell’operazione “Grandi eventi” della Gdf e iscritto nel registro degli indagati dalla Procura palermitana). Il numero uno di Articolo 4, essendo il vero artefice del ritorno di Bianco a Palazzo degli Elefanti, ha sparato più in alto che poteva. Bingo. Poco importa che Di Salvo non abbia grandi esperienze di Lavori pubblici o che provenga dall’Mpa, quindi dal centrodestra, quindi dalla maggioranza che sosteneva Stancanelli. Tant’è.
 
Ma alla “rivoluzione” partecipa anche chi rivoluzionario si è sempre dichiarato, Rosario Crocetta. Ai suoi uomini, Luigi Bosco e Marco Consoli, vanno rispettivamente le Infrastrutture e il Personale. Nulla da eccepire, se non fosse che Consoli ha ricoperto fino all’altro ieri la carica di presidente del Consiglio comunale, eletto in quota Mpa ai tempi dell’asse Palermo-Catania tra i due “Raffaele”. E giusto per consacrare una coalizione che ricopre tutto l’arco politico cittadino (escluso qualche sparuto estremista di destra) a Orazio Licandro va l’assessorato ai “Saperi e bellezza” (ma sappiate che è la solita delega alla Cultura).
 
Completano il quadro Rosario D'Agata (ex Capogruppo in Consiglio del Pd), che si occuperà di ecosistema urbano, mobilità, trasparenza, legalità e valorizzazione di Librino; Giuseppe Girlando a cui va la patata bollente del Bilancio, patrimonio e aziende partecipate, nonché il compito di traghettare il Comune verso la Città metropolotina; Angela Mazzola, che sarà assessore alle Attività produttive e Centro storico; Valentina Scialfa alla quale vanno “Scuola, università e ricerca, pratiche interculturali e cittadinanza responsabile, Diritti e opportunità”. Infine Fiorentino Trojano si occuperà di “Armonia sociale”, ovvero azioni per la casa e la famiglia, disabilità e dunque di servizi sociali.
 
“I nostri assessori - ha dichiarato Bianco - rappresentano delle risorse di notevolissimo spessore in vari settori e abbiamo lavorato perché queste professionalità potessero essere esaltate con l'attribuzione delle deleghe”. Sicuramente un’apertura di credito va data ai nuovi amministratori, ma, considerata la storia dei singoli, ai nastri di partenza appare un’armata brancaleone. Bisogna vedere se la verve creativa usata per le etichette, sarà impiegata anche per affrontare le numerose emergenze cittadine. A cominciare dal lavoro, dalle varie vertenze in ballo, come quella dei dipendenti Aligrup. Ne parlino con loro di “armonia sociale”.

Articolo pubblicato il 03 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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