Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twittergoogle qds rss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
Ato rifiuti, i numeri del fallimento
di Rosario Battiato

La Corte dei Conti certifica i debiti delle 27 Spa nel 2012: 1,3 miliardi. I Comuni non pagano gli anticipi ricevuti. Soltanto tre lavoratori su dieci in strada a raccogliere l’immondizia

Tags: Rifiuti, Ato



PALERMO - Un’epidemia, un virus che ha colpito duramente la Campania e sta coinvolgendo anche diverse realtà siciliane. L'Isola detiene il record della media di conferimento in discarica  (90 per cento dei rifiuti urbani prodotti) e una differenziata all'anno zero (poco superiore al 10 per cento), registrando al contempo una passività a carico della finanza pubblica che  supera il miliardo di euro per le gestione del sistema. Di recente è arrivata, a fotografare la situazione, l’ultima relazione della Corte dei Conti, sul rendiconto generale della Regione: è finita sotto accusa la gestione finanziaria degli Ato, che dovranno essere liquidati entro settembre. Nel 2010, il governo Lombardo legiferò per riordinare l’intero settore. A tre anni di distanza, rimangono solo i debiti e una legge che resta ancora inapplicata per molti aspetti.
 
La Campania è più vicina di quanto si pensi. L'emergenza rifiuti che sta coinvolgendo diverse realtà italiane sembrerebbe essere un virus particolarmente virulento soprattutto in Sicilia, dove i dati di differenziata sono i più bassi d'Italia e lo smaltimento in discarica, altro record nazionale che coinvolge il 90% dei rifiuti urbani prodotti, resta l'unica via costosa e possibile. A monte di tutto questo c'è la disastrata gestione finanziaria del sistema Ato che ormai è giunto alla fine (entro settembre gli ambiti dovranno essere liquidati) ma le cui scorie continueranno ancora per diversi anni a imperversare nella finanza pubblica. L'ultima relazione della Corte dei Conti in merito al Rendiconto generale della Regione siciliana per l'esercizio finanziario del 2012 ha sottolineato, dati alla mano, il peso di questa gestione malata e l'assenza di una cura efficace in tempi brevi.

Non è roba nuova. Negli ultimi anni a soffocare i conti dei Comuni c'è stata l'esposizione debitoria nei confronti delle società e dei consorzi d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti. Un discorso su cui la Corte dei Conti si era già pronunciata in passato, ma che ancora oggi impregna inevitabilmente qualsiasi discorso che tratti il tema rifiuti. Il governo Lombardo, già prima dell'attuale giunta guidata da Rosario Crocetta, aveva intravisto i prodromi di una discesa negli inferi e più di tre anni fa aveva varato la lr 9/2010 che prevedeva un riordino complessivo del sistema di gestione, tra cui la soppressione degli Ambiti. Passati tre anni il contagio non si è fermato e la legge resta inapplicata per molti aspetti.

“La gestione del servizio integrato dei rifiuti – si legge nella relazione della Corte - da parte di molte Ato, spesso poco improntata non solo a criteri di economicità e di efficienza, ma talvolta anche di legalità, ha cagionato nel tempo una smodata lievitazione dei costi di esercizio, sostanzialmente fuori controllo, che, per via dell’esiguo recupero tariffario, ha dato luogo ad una serie di forti tensioni di liquidità per le società e i consorzi di gestione”.

Un sistema insostenibile per le fragili finanze degli enti locali, così la Regione per evitare di essere sommersa dai rifiuti ha agito, tramite una serie di leggi, per effettuare un intervento anticipatorio nei confronti dei comuni in via sussidiaria rispetto alle società d'ambito di riferimento. La prima legge risale addirittura al 2005 (lr 19/2005) che istituì un fondo di rotazione per le anticipazioni in favore delle Ato Spa da reintegrare con i proventi della riscossione dei tributi o, in alternativa, con la decurtazione dei trasferimenti spettanti agli enti locali. Tra il 2006 e il 2009 la Regione ha anticipato più di 120 milioni di euro, ricevendone indietro appena dieci tramite le trattenute sui trasferimenti ai comuni sul Fondo delle Autonomie. L'operazione si è ripetuta anche nel 2009 (lr 6/2009) con il rilascio di altri 322 milioni di euro, con un recupero ancora parziale pari a 40 milioni. Appena un anno dopo (lr 11/2010) la Regione ha predisposto un terzo intervento anticipatorio che permetteva al presidente della Regione di anticipare agli enti locali interessati le risorse finanziarie necessarie per far fronte ad esigenze straordinarie di tutela della sanità e dell’igiene pubblica. Solo quell'anno questa operazione permise l'esborso di altri 25 milioni di euro. Altre anticipazioni sono state disposte anche tramite l'Ufficio del commissario delegato sulla base delle certificazioni dei debiti da parte degli organi liquidatori delle Ato, per un importo pari al 15 per cento delle passività, cioè 97 milioni di euro al 2011. Altre anticipazioni straordinarie, pari a 16 milioni, sono state emesse in favore di due società d'ambito (Simeto Ambietne CT3 e Ato Me2).
 
L’esposizione debitoria complessiva che ne deriva ammonta, al 31 dicembre 2012, a circa 528 milioni di euro (336,3 milioni di euro per anticipazioni ai comuni, cui si sommano 191,7 milioni di euro per anticipazioni alle Ato). Il dato sarebbe comunque molto più elevato, pari a 593 milioni di euro, data l'esposizione debitoria nei confronti delle società d'ambito e dei consorzi nei confronti di fornitori, banche e altri creditori.

Ma non ci si ferma qui perché c'è da sommare anche il capitolo che riguarda le anticipazioni concesse a favore delle Ato che sono circa 781 milioni di euro. La somma la facciamo fare alla Corte. “Conseguentemente, il totale delle passività a carico della finanza pubblica ammonterebbe ad oltre 1,310 miliardi di euro”.

Per superare questa situazione l'articolo 11 della legge regionale 9 maggio 2012, numero 26, ha ha previsto il recupero in dieci annualità delle anticipazioni concesse ai consorzi e alle società d'ambito sulla base delle certificazioni dei debiti esistenti al 31 dicembre. “Il reintegro delle somme – si legge nel documento della Corte - avviene sulla base di un dettagliato piano finanziario di rimborso proposto dall'Autorità d'ambito ed asseverato dai comuni soci, a valere sui trasferimenti in favore degli stessi sulla base delle risorse del Fondo autonomie locali, o con eventuali altre assegnazioni di loro spettanza”. I tempi di recupero delle somme variano da tre anni, in caso di mancata approvazione del piano, al raddoppio qualora la richiesta provenga da tutti i comuni dell'ambito. Un progetto clamorosamente fallito visto che, sulla base dei dati forniti dalla Regione, sono appena 16 i piani di rientro approvati dagli enti locali, perché, evidentemente, l'esposizione debitoria non solo è insostenibile ma soffre anche l'opacità delle risultanze contabili che ha fatto insorgere contenziosi tra Ato e enti locali. Proprio la discordanza tra debito e credito ha portato alcuni comuni a disconoscere parte delle somme dovute alle Ato.

Per comprendere quanto profonda sia la crisi del sistema si può fare riferimento alla transizione del nuovo assetto delle Srr, previsto dalla riforma di settore (lr 9/2010) comprovata dal reiterato slittamento per la cessazione delle società d'ambito (30 settembre 2013) e per il relativo scioglimento (31 dicembre 2013). Il profilo futuro è pessimo: le problematiche gestionali continuano a incidere sull'esborso regionale, che poi si declina a livello di anticipazione sempre dalla casse regionali. Se il sistema, per quanto malato, si dovesse bloccare potremmo trovarci con le strade invase dall'immondizia. La Regione cerca soluzioni e visto l'immobilismo catastrofico dei comuni sta tentando soluzioni di emergenza come quelle previste dalla lr del 9 gennaio 2013, n. 3, che consente ai comuni la possibilità di riportare all'interno la gestione del servizio, anche in alternativa alla costituzione delle Srr, procedendo- in forma singola o associata – all'affidamento, all'organizzazione e alla gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti.
 

 
I malanni del sistema della Sicilia clientelare
 
PALERMO – Non è la prima volta che la Corte dei Conti si preoccupa dei rifiuti siciliani. La Sezione di controllo per la Regione siciliana, nella delibera 101/2012/VSGF, aveva già analizzato la situazione siciliana grazie all'Indagine sulla gestione dei rifiuti solidi urbani tramite ambiti territoriali ottimali nella regione siciliana.
Il quadro che ne deriva è abbastanza preoccupante: lievitazione dei costi, incapacità delle società d'ambito della riscossione dei crediti vantati nei confronti dei comuni-soci, tasso di evasione della tariffa pari a circa il 50%, differenziata modesta (gli ultimi dati Ispra la danno di poco al di sopra del 10%). A questa situazione cronica si è poi aggiunta l'assunzione di personale senza controllo, che adesso vede la presenza di 2.500 unità dei quali il 70% svolge lavoro d'ufficio e solo il 30% raccoglie rifiuti. In questa situazione ormai palesemente al collasso, perché figlia di gestioni dissennate, ci hanno guadagnato soltanto le discariche, e i loro gestori, a fronte di un tariffario giungla – il costo di smaltimento in discarica varia in Sicilia da 60 a 130 euro a tonnellata -  e di un conferimento in discarica ancora al 90% che mediamente negli anni scorsi ha prodotto poco meno di 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani.
E non è soltanto la qualità del servizio a rimetterci – ci sono paesi europei che non hanno più discariche – ma anche le economie di scala innescate dalla differenziata e l'assenza dei contributi Conai.
Il mancato riciclo costa una media di 37 euro per cittadino in Sicilia. L'anno scorso nell'Isola, si legge in uno studio Althesys, l'assenza di differenziata ha fatto bruciare 183,8 milioni di euro.
 

 
Se la Sicilia si affida soltanto alle discariche
 
PALERMO – Al momento l'Ue è stata concentrata sulla situazione campana su cui pende il rischio una procedura d'infrazione, ma la Sicilia ha un'emergenza ben più seria da gestire perché non ci sono aree circoscritte in cui intervenire dal momento che c'è un territorio completamente coinvolto. Per avviare una nuova stagione appare necessario superare il tradizionale e decisivo apporto delle discariche che appartengono a un modello di gestione dei rifiuti ampiamente superato in Europa. A fine giugno lo ha ribadito Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente, rispondendo in Senato ai quesiti sulla gestione dei rifiuti. "Per chiudere il ciclo dei rifiuti è necessario far funzionare gli impianti esistenti – ha spiegato il ministro – ricorrendo ai termovalorizzatori laddove non si riesca a incrementare in modo significativo la raccolta differenziata, che in Campania ha prodotto risultati superiori alle attese”. 
In Sicilia gli unici impianti esistenti sembrano essere le discariche. Di recente una ricognizione del dipartimento regionale Acqua e rifiuti ha mappato il territorio isolano registrando che il 70% delle isole ecologiche per la raccolta differenziata realizzate in Sicilia non è in funzione. Appena migliore il risultato dei centri comunali di raccolta che risultano fermi per il 35%. Andando ai numeri ci sono 259 isole ecologiche esistenti, ma 183 non sono funzionanti, mentre sono 63, su un totale di 98, i centri comunali di raccolta siciliani in attività. Della situazione si sono occupati alcuni deputati regionali del M5S che hanno presentato un'interrogazione rivolta al presidente della Regione e all'assessore all'energia chiedendo il motivo del mancato funzionamento degli impianti e la loro eventuale attivazione.
 

Articolo pubblicato il 10 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus
I piani di rientro approvati dai Comuni
I piani di rientro approvati dai Comuni


´╗┐