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Credito: più in sofferenza le “famiglie produttrici”
di Gaetano Cusimano

Gli ultimi dati disponibili dalla Banca d’Italia sulle condizioni del credito a fine settembre 2008. Al secondo posto si attestano le “società e quasi società non finanziarie”

Tags: Credito, Banca D'italia, Sicilia



PALERMO - Gli ultimi dati ufficiali sul credito in Sicilia, disponibili dalla Banca d’Italia, aggiornati alla fine di settembre 2008, denunciano un aumento della consistenza degli impieghi, rilevati secondo la localizzazione della clientela, del 5,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, minore di quello medio dell’Italia (6,3 per cento) e forse minore, ma non disponibile dell’aumento della domanda di credito formulata dalla clientela siciliana. Nel periodo dicembre 2007-2006, fuori del periodo di crisi, l’aumento degli impieghi era stato pari all’8,4 e rispettivamente al 9,7 per cento.

Per quanto concerne le sofferenze, se nel periodo settembre 2008-settembre nel 2007 la contrazione è stata pari al 6,4 per cento in Sicilia ed al 9,6 per cento in Italia, nell’intero anno 2007, rispetto al 2006, la contrazione ha raggiunto in Sicilia il 13,8 per cento, confermando la tendenza in atto a partire dalla fine dagli anni novanta, mentre in Italia si è verificato un leggero aumento (0,3 per cento).
In Italia l’analisi del rapporto sofferenze/impieghi per settori economici relativa al mese di settembre 2008 conferma l’elevato tasso di sofferenza delle “famiglie produttrici”, pari al 6,8 per cento.
Al secondo posto si trovano le “società e quasi società non finanziarie” (3,2 per cento) seguite dalle “famiglie consumatrici ed altro” (2,7 per cento). Un peso trascurabile presentano le “amministrazioni pubbliche” e le “imprese finanziarie e assicurative”.

L’analisi di questo rapporto presenta una non trascurabile variabilità territoriale, per una parte imputabile alla distribuzione degli impieghi per settori di attività economica. Per grandi aree geografiche l’incidenza delle sofferenze delle famiglie produttrici cresce passando dal Nord al Sud e risulta compresa fra il 4,2 per cento nell’Italia orientale ed il 13,2 per cento nell’Italia insulare. Lo stesso andamento si verifica per gli altri settori di attività. Per le famiglie consumatrici, per fare un altro esempio, il valore più basso si verifica nell’Italia e quello più alto nell’Italia insulare (2 e rispettivamente 4,2 per cento).
La distribuzione degli impieghi per settori economici della Sicilia denuncia, rispetto all’Italia, un comprensibile deficit di 13 e rispettivamente 10 punti percentuali nelle società e quasi società non finanziarie e nelle imprese finanziarie ed assicurative, stante la debolezza dell’apparato produttivo isolano, ed un surplus altrettanto comprensibile nelle famiglie consumatrici e produttrici (18 e rispettivamente 5 punti percentuali) che svolgono un ruolo di supplenza rispetto alle imprese.

Una stima dell’incidenza siciliana delle sofferenze sugli impieghi  colloca al primo posto le famiglie produttrici (15,5 per cento) seguite dalle società e quasi società non finanziarie (7,2 per cento) e dalla famiglie consumatrici (6,1 per cento), contro una media, lo abbiamo in precedenza ricordato, pari al 6,4 per cento.

Articolo pubblicato il 04 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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