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Istat, il 50% dei poveri vive nel Sud. Povertà relativa, in Sicilia incidenza record
di Patrizia Penna

Rapporto Istat 2012, povertà assoluta: raggiunto il livello più alto mai registrato dall’ormai lontano 2005. La nostra Isola maglia nera con il 29,6%: seguono Puglia (28,2%) e Calabria (27,4%)

Tags: Povertà, Istat, Economia



ROMA - Peggio di così si può? Sembrerebbe di sì. Indagini statistiche, analisi ed approfondimenti continuano a fotografare in modo impietoso un baratro ormai sempre più vicino. Le riforme, quelle vere, latitano. Restano i numeri, che forniscono i contorni di una recessione economica che ci sta privando prima ancora che delle nostre certezze, delle spese più elementari, basilari.
Sono 9,5 milioni le persone in condizione di povertà in Italia, tra queste 4,8 milioni vivono in condizioni di povertà assoluta, cioè privi della capacità di spesa per i servizi essenziali.

È quanto emerge dal Rapporto Istat sulla povertà in Italia 2012 in cui si specifica che la povertà assoluta ha raggiunto lo scorso anno il livello più alto mai registrato dal 2005, anno in cui è iniziata la rilevazione.

Nel 2012 sono risultate 3 milioni e 232 mila le famiglie italiane in condizioni di povertà relativa, pari al 12,7% del totale. Tra queste, il 6,8%, cioè 1 milione e 700 mila, sono ancora più povere (si chiamano ‘poveri assoluti’): questa percentuale - si legge ancora nel rapporto Istat - è passata dal 5,7% del 2011 all’8% del 2012. Dei 4,8 milioni di poveri assoluti in Italia, la metà (2,3 milioni) risiede nel Mezzogiorno. Nel Rapporto dell’Istat, presentato ieri mattina, emerge che rispetto al 2011, al Sud vivono mezzo milione in più di poveri (erano 1 milione 830 mila). Tra i 4,8 milioni di poveri assoluti, oltre un milione sono minori, con un’incidenza che è passata dal 7% al 10,3% (erano 723 mila nel 2011).

Infine, tra i poveri assoluti vi sono 728 mila anziani, la cui incidenza risulta però invariata al 5,8% sia nel 2011 che nel 2012. Inoltre, l’Istituto di statistica specifica che nel Mezzogiorno la condizione delle famiglie peggiora se vi sono 3 o 4 componenti, o se vi sono due figli (da 27,5% a 30,9%), e soprattutto se ci sono dei minori (da 26% a 32,7% nelle coppie con un figlio). In termini di spesa mensile, nel Rapporto si specifica che nel 2012 le famiglie meridionali in condizioni di povertà dispongono di 779 euro, 50 euro in meno rispetto alla cifra a disposizione di una famiglia del nord (825 euro) e 35 euro in meno rispetto a quella di una famiglia del centro Italia (810 euro).

Andando ad analizzare i dati regionali, emerge il record, come sempre negativo, della Sicilia, la quale, insieme con Puglia e Calabria, registra una maggiore diffusione della povertà relativa. L’incidenza nell’Isola è pari al 29,6%, 28,2% in Puglia e 27,4% in Calabria. I valori più bassi invece li registrano la provincia di Trento (4,4%), l’Emilia Romagna (5,1%) e il Veneto (5,8%).

I dati Istat sulla povertà relativi al 2012 attestano “un significativo peggioramento, segno che la crisi colpisce i ceti lavoratori, estende il numero dei lavoratori poveri ed ampia la categoria delle persone e delle famiglie in povertà assoluta”. Così Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli. Dati, sottolinea, che confermano che i redditi dichiarati nel quadriennio esaminato dall’Istat 2009-12) risultano in calo a livello complessivo (-1,08%) e in particolare quelli da lavoro dipendente (-3,12%).

“Preoccupa - prosegue Bottalico - l’aumento della povertà assoluta, per dimensione, quasi cinque milioni di persone coinvolte, con un incremento di circa un terzo dell’incidenza rispetto al 2011, e per intensità, aggravando la forbice delle diseguaglianze. La situazione peggiore è per le famiglie, specie al Sud, con il capo famiglia disoccupato, ma anche il Nord non è salvo, si registra un aumento della povertà assoluta anche tra impiegati e dirigenti, ed addirittura tra le famiglie che dispongono di redditi da lavoro.”

Articolo pubblicato il 18 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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