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Quotidiano di Sicilia
Svizzera, Germania, Olanda, Norvegia... lì i rifiuti non possono andare in discarica
di Andrea Salomone

Divieto assoluto per materiale non pretrattato. Ammesse solo ceneri provenienti da impianti energetici

Tags: Rifiuti



LONDRA - Abbiamo visto come i primi classificati nella classifica europea 2012 redatta dal Cewep (la Confederazione europea degli stabilimenti per la produzione di energia dai rifiuti) sono stati proprio i Paesi che hanno aderito in maniera più fedele alla "Waste Hierarchy", la gerarchia Ue che indica le strategie più o meno preferibili per la gestione degli Rsu.

Gli Stati in questione – ossia Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Austria e Danimarca – si sono guadagnati l'aggettivo di "virtuosi" per aver rinunciato alla peggior strategia per la gestione dei rifiuti, ossia il loro smaltimento in discarica. Rinuncia che, però, non è scesa dal cielo di punto in bianco, ma è stata programmata e attuata attraverso provvedimenti concreti dilazionati nel tempo.

Risultato finale di questo piano è stato il divieto di conferire in discarica gli Rsu non pretrattati in impianti per il trattamento termico o meccanico dei rifiuti: in altre parole, gli unici materiali ammessi in tali siti sono le ceneri inerti prodotte dalla combustione degli Rsu nelle centrali che li utilizzano per la produzione di elettricità e/o teleriscaldamento.
Un modo di gestire i rifiuti apparentemente troppo difficile da concepire per una regione come la Sicilia, abituata a vedere da decenni la quasi totalità dei suoi rifiuti in discarica.

Eppure c'è poco da concepire, perché in questo caso parliamo di realtà tangibili comprensibili studiando la storia economico-politica di questi Stati. La strategia principale utilizzata da tutti questi Paesi per dirottare la maggior quantità possibile di Rsu dalle discariche è stata quella di aumentare le tasse per ogni tonnellata di rifiuti smaltita in discarica.

La scorsa settimana vi avevamo già preannunciato che avremmo pubblicato la panoramica europea 2012 fornita dal Cewep sull'argomento. Eravamo un po' restii a pubblicare questi dati, perché alla luce di un confronto con altre fonti ci siamo resi conto che le notizie rilasciate dalla confederazione presentano alcune inesattezze. E in effetti sulla possibile presenza di inesattezze il lettore vie stato avvisato all'inizio del documento rilasciato dall'associazione, dove si legge: “Abbiamo ricevuto questa informazione dai nostri membri o da altri fonti e non ci prendiamo la responsabilità per l'incorrettezza di questi dati”.

I membri della confederazione sono associazioni di imprese e aziende – tra le quali l'unico partner italiano è Federambiente – con sede negli Stati europei non appartenenti all'area d'influenza sovietica. Esse promuovono la valorizzazione dei rifiuti in appositi impianti per il loro recupero materiale ed energetico.

Dopo un'attenta valutazione, abbiamo deciso di mantenere la promessa e di pubblicare i dati raccolti dal Cewep anche nell'eventualità che possano presentare qualche inesattezza. Questa nostra scelta nasce dal fatto che, come vi avevamo preannunciato nella prima puntata della nostra rubrica-inchiesta del venerdì, tra i nostri obiettivi c'è anche quello di passare a setaccio fonti di diversa provenienza in modo da orientarci in maniera critico-analitica in un settore tanto confuso come questo, dove scienza ed economia si influenzano in maniera evidente ma allo stesso tempo anche poco chiara.

E non sembri un paradosso. L'evidenza di questa reciproca influenza si lascia cogliere nella presenza di una grande confusione e ignoranza sull'argomento, non solo nel cittadino medio, ma anche tra gli esperti nel campo della medicina e della tossicologia dell'ambiente (si pensi alla polemica tra Veronesi e Montanari). Sostenere poi che a proposito di questo tema la scienza e l'economia si influenzano in maniera poco chiara significa ammettere che non sempre tutti hanno l'interesse, la volontà e la pazienza di andare a verificare cosa dicono le fonti e, soprattutto, quali potrebbero essere i loro interessi nel far pendere l'ago della bilancia da una parte piuttosto che da un'altra. Di questo, però, non vi dovrete preoccupare perché, come vi abbiamo detto sin dall'inizio, siamo qui per questo.

Nelle prossime puntate vi mostreremo come è avvenuto il processo di progressivo abbandono della cultura della discarica nelle diverse realtà nazionali europee e avremo modo di verificare quanto i dati del Cewep siano aderenti alla realtà.
 


Là dove ci sono, tasse alte per scoraggiarne l’utilizzo

LONDRA - A prescindere dall'affidabilità dei dati in questione, che verificheremo presto, il quadro che emerge dalla tabella presentata dal Cewep è quello di un Europa che vuole uscire dal mondo delle discariche e che si è battuta e si continua a battere per il raggiungimento di tale obiettivo.
O meglio: non tutta l'Europa. Il caso del Lussemburgo, della Francia, della Finlandia e del Regno Unito, dimostra che alcuni Stati hanno imposto tasse sempre più alte al fine di incentivare le amministrazioni locali a dirottare la maggior quantità possibile di rifiuti dalle discariche e prendere provvedimenti concreti per il loro abbandono progressivo e definitivo.
Giusto per fare un esempio, l'ultima centrale londinese per la produzione di energia dai rifiuti – sita a Belvedere e gestita dalla Cory Environmentai – è entrata in funzione nel giugno del 2011 senza troppe proteste. E nel 2015 sarà pronto l'impianto per la produzione di carburante della Solena, che andrà a rifornire di carburante gli aerei della British Airway. In Italia invece l'ultimo impianto di questo tipo, sito ad Ugozzolo (PR) e gestito da Iren, è entrato in funzione appena tre mesi fa, dopo un boato mediatico gigantesco il cui eco continua e continuerà a farsi sentire nella campagna di Grillo e del suo Movimento.
A fare da spartiacque tra i paesi europei che stanno puntando in maniera decisa all'obiettivo di soddisfare le direttive Ue in materia di gestione dei rifiuti e quelle che invece sono ancora lontane dal puntare tale obiettivo sta l'Italia. Come possiamo vedere dalla tabella (sopra), infatti, in Italia le tasse per i rifiuti depositati in discarica sono tra le più basse d'Europa e negli ultimi anni questo genere di imposte non è stato soggetto ad incrementi sostanziali.
Da ciò appare ovvio che nonostante i costi per l'interramento dei rifiuti nelle discariche siano più o meno gli stessi di quelli degli altri Stati europei, in realtà tra questi Stati c'è una grande differenza, evidente soprattutto se si paragonano l'Italia e l'Austria. Ci sono Stati in cui vengono interrati meno Rsu – perché gli unici rifiuti ammessi in discarica sono solo ceneri – e le tasse dei cittadini vanno a fare cassa per essere reinvestite nel settore in modo da garantire maggiori e migliori servizi di igiene urbana e di illuminazione delle strade. Altri invece dove la quasi totalità degli introiti va ai gestori privati delle discariche.


Ambiente, l’Ue lontana dal centrare i target

LONDRA - Quanto l’Italia sia ancora restia – soprattutto a livello culturale – ad effettuare questo passaggio epocale, già compiuto o in fase di compimento in alcuni Stati europei già da diversi anni, appare evidente soprattutto se si lancia uno sguardo agli ultimi interventi dei parlamentari siciliani del M5S. Su questo punto, però, ci soffermeremo più in dettaglio nella prossima puntata della nostra inchiesta.
Secondo un lancio di qualche giorno fa pubblicato dall’Ansa, dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) l’Ue è ancora lontana dal centrare i suoi target per il periodo 2010-2050. E ciò, in effetti, dimostra totalmente quanto abbiamo visto.
Attualmente l’Europa si propone di raggiungere oltre 120 obiettivi in materia di ambiente. Di questi, però, l’unico ad essere sulla rotta giusta è quello del taglio del 20% delle emissioni di gas serra nel 2020 rispetto al 1990. Obiettivo correlato in maniera stringente è quello della quasi totale eliminazione dell’uso della discarica per gli Rsu in Europa.
Come abbiamo visto, infatti, se si mettono da parte i casi di Svizzera, Norvegia, Germania, Olanda, Belgio, Austria e Danimarca – che hanno già raggiunto l’obiettivo rinunciando al deposito di rifiuti non previamente trattati in discarica – si vedrà che attualmente sono solo quattro gli Stati che si stanno muovendo verso questa direzione, ossia Lussemburgo, Francia, Finlandia e Regno Unito. Dall’Italia in poi tutti gli altri paesi stanno facendo pochissimo per invertire la rotta. Ed è per questa ragione che, secondo il rapporto Aea, l’obiettivo di eliminare l’uso della discarica stenta a decollare su ampia scala.
 
(19. Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 22 febbraio, l’1, 12, 15, 22, 29 marzo, il 5, 12, 19 aprile, 3, 10, 16, 24 maggio, il 7 giugno, il 5, 12, 19 e 26 luglio. La prossima pubblicazione è prevista venerdì 9 agosto) .

Articolo pubblicato il 02 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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