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Cyberbullismo: giovani consapevoli Ma in Sicilia il rischio rimane
di Chiara Borzì

Secondo Save The Children i genitori delle vittime colpite sono solo parzialmente informate.Il 52% dei meridionali sa che le intimidazioni sui social possono portare al suicidio

Tags: Cyberbullismo



PALERMO - Non ha impiegato molto tempo per entrare nel nostro vocabolario: il cyberbullismo è oggi una nuova realtà triste della società italiana che vive nella rete. Colpisce i giovani, spostando quelli che una volta erano atteggiamenti di prevaricamento vis a vis, in rapporti sfumati nella realtà virtuale e per questo potenzialmente difficili da controllare.

Il rapporto realizzato da Ipsos per Save the Children sul cyberbullismo in Italia, restituisce tutte le nuove problematiche del caso. I ragazzi intervistati hanno dimostrato tanta consapevolezza dei rischi di questa nuova metodologia di vessazione, definendola per pericolosità seconda solo alla droga. E mentre gli studiosi cominciano ad osservare le conseguenza psicologiche sul comportamento dei ragazzi “presi di mira” dal cyber-bullo, si scopre che il luogo potenzialmente principale da cui questi attacchi si materializzano è il computer di casa. Non esistono padri o madri “sentinelle”, i genitori italiani sono solo parzialmente informati e pochi hanno possesso dei codici di accesso agli account social dei propri figli (il 43% delle madri e 30% dei padri lo hanno). Anche in Sicilia esiste il cyberbullismo. L’Isola è tra le sette regioni prese a campione da Ipsos insieme a Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Puglia, motivo per cui è possibile capire dettagliatamente come il fenomeno si presenta e come si caratterizza nell’Isola rispetto il resto d’Italia.

Al pari di quel che vale per il Paese, anche nelle zone meridionali è il computer di famiglia il mezzo più posseduto e quindi potenzialmente quello attraverso cui si rischia di cadere nella rete dei bulli. E’ lo strumento più utilizzato (90%) seguito da cellulari e computer personali. Rispetto la media nazionale al Sud si passano ben 3-4 ore dal giorno davanti al computer e non 2-3 come nel resto d’Italia. Il 90% degli intervistati, indifferentemente dalla posizione geografica, naviga da casa e si mette in relazione in rete quasi esclusivamente attraverso Facebook. Nella scala della percezione del pericolo sono le zone meridionali e insulari a percepire più che nel resto d’Italia la pericolosità del bullismo (77% contro, ad esempio,
 
il 63% del Nord Est). In merito ai comportamenti tra amici invece Sud e Isole sono le zone geografiche dove c’è una certa libertà di costumi in rete: si scambiano più messaggi riferiti esplicitamente al sesso (52%), si hanno rapporti intimi con qualcuno conosciuto in rete (38%), s’inviano immagini, si attivano webcam in cui si ritraggono nudi o seminudi se stessi o conoscenti. Sempre secondo quanto rilevato da Ipsos, sono invece queste le causa per cui in Sicilia si “prendono di mira” i coetanei: seppur meno che nel resto d’Italia, i ragazzi siciliani sono aggrediti virtualmente per le proprie caratteristiche fisiche (56%), perché timidi (55%), per i gusti musicali e le idee (55%), oltre perché si è brutti o (è questa la stima più alta d’Italia) perché si è disabili (37%). Nell’Isola i modi più usati per prendere di mira i coetanei in rete sono la persecuzione su Facebook, la diffusione di foto denigratorie in rete e la creazione di pagine o gruppi “contro” la persona vessata. In questo caso i dati della Sicilia non sono eccessivamente negativi rispetto al resto d’Italia, le regioni in cui si verificano maggiormente questo tipo di aggressioni sono infatti Veneto e Puglia.

Qual’è la consapevolezza dei giovani siciliani in merito alla pericolosità del cyberbullismo?
L’83% sa che il cellulare rende più gravosa l’aggressione da cyber-bulli e lo afferma perchè ritiene che sia impossibile sapere chi offende (il cellulare può garantire anonimato). Un altro 83% ritiene che anche internet contribuisce a peggiorare l’aggressione. Per i ragazzi siciliani essere vittime di bullismo genera isolamento, abbandono scolastico o della pratica sportiva (65%), il giovane si isola inoltre smettendo di frequentare il gruppo di amici (54%).
A queste osservazioni ne segue una che appare molto significativa: il 52% dei ragazzi meridionali sa che il cyberbullismo può portare al suicidio. In una scala che classifica le possibilità di questa eventualità da “per niente” a “molto”, è al Sud e le Isole più che altrove che si riesce a percepire questo rischio. Per i ragazzi siciliani la soluzione è segnalare il problema a scuola e in famiglia, insieme all’ organizzazione di incontri che chiariscano le idee dei ragazzi vittime del cyberbullismo

Articolo pubblicato il 23 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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