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Messina - Case e garage sulla Panoramica. Da anni ormai lÂ’abusivismo dilaga
di Francesco Torre

Anche la Polizia provinciale non ha rispettato gli impegni presi e, di fatto, ha tollerato il fenomeno. I privati hanno fatto di tutto mentre le istituzioni sono ancora in silenzio

Tags: Abusi Edilizi, Edilizia



MESSINA - La Provincia regionale di Messina, come le altre province regionali siciliane, è in liquidazione. Nell’attesa di conoscere quale sarà il destino di dipendenti e servizi, però, l’attività ordinaria dovrebbe essere garantita. Ma lo è davvero? La domanda ce la siamo posta provando a ottenere informazioni e aggiornamenti sugli illeciti riguardanti gli abusi edilizi sotto le arcate della Strada Panoramica. Un fronte che il QdS tiene caldo dal dicembre 2007, allorquando per la prima volta sulle colonne di questa pagina denunciammo la presenza di casette, garage e depositi non catastati, pericolanti e persino in qualche caso recintati. Da allora, nonostante le promesse di intervento da parte della Polizia provinciale e l’informativa del 2008 riguardante il sequestro di alcuni lotti, nulla è stato fatto per combattere gli illeciti, che dunque nel tempo sono anche aumentati.
Per quanto riferito negli ultimi mesi, a interessarsi a una completa catastazione dell’area era stato demandato l’Ufficio tecnico della Provincia nella persona di Giuseppe Celi. E il funzionario provinciale aveva risposto alle nostre domande confermando una lunga serie di abusi ma rimandando qualsiasi intervento conseguente alla Polizia municipale. Insomma, il solito scaricabarile.

Per provare a capire se nel frattempo (l’ultimo nostro aggiornamento risaliva al 2012) fosse stato compiuto qualche passo in avanti per la risoluzione della vergognosa vicenda, per giorni abbiamo provato a metterci in contatto con il suddetto Celi, che al numero di telefono indicato nella rubrica online dell’Ente (090.7761263) non ci ha però mai risposto. Sarà in ferie? Difficile confermarlo, poichè provando a comporre il numero del centralino della Provincia regionale di Messina (090.77611, come da sito internet e da espressa indicazione di un amministrativo della Polizia provinciale, contattato successivamente per essere sicuri che i numeri di telefono non fossero cambiati), scopriamo che questo risulta addirittura inesistente. Dismesso?
 
E i centralinisti che tipo di lavoro stanno facendo al momento? Domande che rimarranno senza risposta, ma intanto rimane un dato di fatto il “felice” isolamento in cui l’Ente provinciale ha deciso di rifugiarsi all’ombra delle decisioni di Rosario Crocetta.
Sconfitti sul fronte amministrativo, proviamo a metterci in contatto direttamente con il comandante della Polizia provinciale, Antonio Carbonaro, sia al numero del comando (090.7761533) che a quello del Gabinetto del presidente (090.7761713). Risultato? Al primo scatta subito il fax, mentre il secondo suona a ripetizione fino all’indomani senza che nessuno risponda. I proprietari degli abusi edilizi sotto i ponti della Panoramica, insomma, possono dormire sogni tranquilli, e forse pensare anche di ingrandirsi o sopraelevarsi. Nessuno controlla, nessuno sanziona. Tutto tace. Ma gli stipendi continuano a correre, anzi a scorrere, a fiumi.
 

 
Nessun intervento - Irregolari al sicuro all’interno delle loro abitazioni
 
MESSINA - Nonostante il divieto della normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art 9), gli abusi edilizi sotto i viadotti della Panoramica da sempre sono stati sottovalutati e tollerati dai funzionari della Provincia (e dunque dalla Polizia
provinciale) e dalla Polizia municipale, su cui pesano le competenze per quel tratto di strada (rispettivamente le arcate per quanto riguarda la Provincia, la strada che porta alla litoranea per quanto riguarda il Comune). Con la conseguenza che tali abitanti abusivi, sentendosi sicuri dentro e proprie villette, anni addietro si sono sentiti in diritto di recarsi a Palazzo dei Leoni e chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada potesse cadere sulle tettoie e finire nelle abitazioni. Richieste che danno il senso di quanto la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata nella mentalità locale. Qui non si tratta di alloggi d’emergenza, ma di tenute residenziali alternative e anchedi attività commerciali.
 

Articolo pubblicato il 23 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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