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Altra spinta dalla L. 98/13 “Fare” al wi-fi libero, senza registrazione
di Andrea Carlino

Viene abolita la norma anti-terrorismo del decreto Pisanu, che obbligava all’individuazione di chi usufruiva di hot spot pubblici. Resta comunque “consigliabile” tenere traccia di chi utilizza il wireless contro i reati telematici

Tags: Wi-fi



CATANIA - Gli italiani sono utenti internet assidui, attivi, abituati a connettersi da più dispositivi, sempre più mobili, appassionati di video, propensi al commercio elettronico e lo sono in misura maggiore rispetto agli utenti internet degli altri Paesi europei. Possiamo connetterci da casa, tramite lo smartphone o tablet e anche grazie ai punti di rete wi-fi sparsi in Italia. Adesso con il decreto del Fare (convertito in legge n. 98/13) approvato dal Parlamento il wi-fi diventa libero o, meglio, libero come in Italia non lo è mai stato prima. Infatti con la modifica all’articolo 10 del decreto il wireless pubblico viene alleggerito delle zavorre burocratiche del passato.

Il testo approvato chiarisce che “l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete wi-fi non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori. [...] Se l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l'articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1º gennaio 2003, n. 259 e successive modificazioni, e l'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”. 

Un ulteriore passo in avanti dopo quello fatto nel 2011 con la scadenza di alcuni obblighi imposti dal decreto Pisanu che nelle norme contro terrorismo e criminalità includeva l’identificazione degli utilizzatori degli hot spot pubblici. Il cambiamento è radicale e riguarda tutti gli obblighi per gli esercenti che offrono il wi-fi, da quelli del codice delle comunicazioni a quelli sopravvissuti del decreto Pisanu contro il terrorismo.  Anche biblioteche ed edifici della pubblica amministrazione, oltre agli esercizi privati, possono attivare un hot spot e fornire il libero accesso ai loro clienti e/o visitatori, senza dover tracciare gli utenti e le loro connessioni e fornire account e password come avveniva prima.

Un’apertura che rappresenta una sostanziale revisione della precedente versione del provvedimento che avrebbe imposto ai privati la tracciatura dei codici del dispositivo e la compilazione di un registro con gli indirizzi IP associati ai terminali utilizzati. Un obbligo che, oltre a far perdere parecchio tempo, avrebbe avuto un costo di circa 800-900 euro annui.
Se decade l’obbligo di identificazione resta comunque “consigliabile” tenere traccia di chi utilizza gli hot spot visto che in caso di reati telematici chi fornisce la connessione può essere ritenuto corresponsabile.

Come ci si muove negli altri paesi? In Francia il registro c’è e deve essere conservato per dodici mesi, mentre in Germania e in Gran Bretagna, per esempio, ci sono stati casi in cui il wi-fi pubblico è stato utilizzato per lo scambio di file pirata o in violazione delle norme sul copyright. Se il decreto del Fare nasce con l’intento di rilanciare il Paese, il libero accesso alla rete è una parte imprescindibile per lo sviluppo economico.
 

 
Solo il 12% dei collegamenti gratuiti al Sud Catania la città più servita in Sicilia
 
PALERMO - Quanti sono gli hotspot, i luoghi dove poter navigare su Internet liberamente allacciandosi a una rete wi-fi, in Italia? Sono 24 mila (esattamente 24.212). Quali sono le Regioni d’Italia dove è più facile connettersi? Nell’ordine troviamo Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Veneto. Il 60% degli hotspot italiani è situato al Nord, il 28% al centro, il 12% al Sud e nelle isole. Il 66% è utilizzabile gratuitamente; il 34% a pagamento. Tutto questo è stato possibile grazie al primo censimento realizzato tramite l'app CheWifi!, del gruppo Mediobanca che, grazie alle segnalazioni di migliaia di utenti, è riuscito a comporre la mappa con le piazze, i bar, i ristoranti, gli aeroporti in cui è possibile collegarsi. Gratis, nella maggior parte dei casi. Il 66% è gratis, mentre il rimanente 34% è a pagamento. L'app, al momento, contiene 10 mila punti dei 24 mila previsti perché sono quelli effettivamente previsti. Netta dicotomia tra Nord e Sud: il 60% dei punti Internet si trova in Settentrione, il 28% al Centro mentre solo il 12% si trova nel Mezzogiorno. La Lombardia svetta con il 20%, poi troviamo il Lazio con il 16,1%. l'Emilia Romagna con il 11,6%, Trentino  (con Trento al terzo posto tra le città con l'8,6%) e il Veneto (9,6%). Dietro la rete c'è sempre lo zampino di un assessore, di un dirigente o consigliere comunale o provinciale. È il caso di Catania che si trova al primo posto in Sicilia tra le zone servite da hotspot. Il primo è stato inaugurato il 9 giugno 2011 alla Villa Bellini (realizzato per il progetto 150 piazze wi-fi), ma poi ne sono seguiti altri come ad esempio a San. Giovanni Li Cuti, Piazza Duomo e Piazza Teatro Massimo, Piazza Università, Stazione Centrale ed anche fuori dal comune come ad Aci Castello (nella piazza principale). A Palermo invece il primo hotspot gratuito è stato attivato nel 2012 al Parco urbano D’Orleans ”Ninni Cassara”’, realizzato grazie alla collaborazione di Fastweb e dell’Ateneo palermitano.
 


Accesso a internet in crescita lo usano 38,4 mln di italiani
 
PALERMO - Secondo la relazione annuale dell'AgCom 2013, in Italia, l’accesso a internet continua a mostrare tassi di crescita costanti, con un incremento del 7 per cento rispetto all’anno precedente, circa 38,4 milioni di soggetti hanno la possibilità di accedere a internet da almeno un device e/o una location; si tratta del 79,6 per cento degli individui tra gli 11 e i 74 anni di età.
Prevalentemente (74%) si accede a internet dal computer di casa, ma anche dal posto di lavoro (48% degli occupati) e continua a crescere la modalità di accesso in mobilità: naviga su internet da cellulare e/o smartphone il 34,8% degli individui, mentre l’accesso da tablet è appannaggio del 5,6% degli individui (dati Audiweb). I segmenti di popolazione maggiormente esposti sono i giovani (oltre il 92% degli individui di età compresa tra gli 11 e i 34 anni) e coloro che vivono nei centri più popolosi (con più di 100.000 abitanti). Il tasso di penetrazione, si evince dalla lettura della relazione, supera il 90% per i laureati, dato che evidenzia una significativa correlazione tra accesso al mezzo e grado di istruzione. Si accede a internet prevalentemente per acquisire informazioni su svariati argomenti e perché il mezzo, caratterizzato da un’estrema flessibilità, permette di soddisfare nel modo migliore e in tempo reale le esigenze conoscitive specifiche degli utenti. I soggetti che non hanno mai navigato su internet sono circa 15 milioni: la principale motivazione risiede nella mancanza di competenze informatiche e, in misura più contenuta, in un disinteresse verso il mezzo

Sempre nell’ambito del versante degli utenti, i social network sono un fenomeno in continua espansione, che assorbe ormai la maggior parte della permanenza online dei fruitori, nazionali e internazionali, del web. Nel 2012, in Italia dei 30 milioni di utilizzatori di internet, oltre l’85% ha usato i social network abitualmente, dato questo che evidenzia un incremento del 7,8% rispetto al 2011 (dati Agcom). La diffusione dei social network in generale, e di Facebook in particolare, sta caratterizzando l’evoluzione stessa del web, inducendo modifiche nei comportamenti sia sociali sia politici con ripercussioni anche sulla comunicazione commerciale e sul versante pubblicitario.  Ed in tema di social network, merita una specifica menzione Twitter, che pur rivestendo un’importanza assai più contenuta e di nicchia rispetto a Facebook (è infatti al 50º posto circa in termini di audience, con 3,5 milioni di visitatori unici), ha assunto una notevole importanza in termini di informazione e comunicazione politica.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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