Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Siria, i Paesi occidentali pensano a un intervento
di Redazione

Intanto gli ispettori Onu, giunti a Damasco, hanno subito un attacco

Tags: Siria, Onu



LONDRA – La situazione in Siria è tale da mettere sull’attenti anche i Paesi occidentali. Secondo le indiscrezioni del giornale britannico Telegraph, sarebbe possibile un’azione militare da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna entro la prossima settimana, mentre il Daily Mail riferisce che il presidente Usa Barack Obama e il premier britannico David Cameron, in un colloquio telefonico di 40 minuti nel corso del weekend hanno discusso del piano di attacco, che potrebbe essere finalizzato entro 48 ore. Informazioni smentite poi dalla Casa Bianca, anche se il capo del Foreign Office, William Hague, ha ribadito di non ritenere necessario l’appoggio unanime del Consiglio di sicurezza dell’Onu per un’azione militare nel Paese.

Cameron ha sospeso le sue vacanze a causa della crisi siriana e convocherà per domani una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale. In caso di intervento militare parteciperà anche la Turchia, secondo quanto ha detto il ministro turco degli Esteri, Ahmet Davutoglu. L’omologo francese, Laurent Fabius, ha spiegato che le potenze occidentali decideranno “nei prossimi giorni”: “tutte le opzioni sono aperte” e si tratterà di una “reazione proporzionata”. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ritiene che vi sia una “alta probabilità”, ha riferito il suo portavoce, Steffen Seibert, che siano state usate armi chimiche da parte del regime siriano: l’attacco “non deve rimanere senza conseguenze”. Anzi, se dovesse essere provato l’uso di gas tossici, è necessaria una risposta internazionale “chiara e unitaria”. La Merkel durante il weekend ha avuto colloqui telefonici con Hollande e Cameron.

L’ipotesi sollevata dai media britannici ha già inquietato Mosca, che ha parlato di conseguenze “estremamente gravi” in caso di un eventuale intervento militare in Siria. Pechino, dal canto suo, ha invitato tutte le parti coinvolte anche indirettamente nel conflitto alla “cautela” e alla “moderazione”.

Il presidente siriano Bashar al-Assad, da parte sua, sostiene che le accuse dell’Occidente rivolte al regime siriano in merito al presunto uso di armi chimiche sono “un insulto al buonsenso”. “Queste accuse - ha proseguito Assad in un’intervista al quotidiano russo Izvestia - hanno motivazioni politiche e sono suscitate dalla serie di vittorie che le forze del governo stanno ottenendo contro i terroristi”. Per il presidente, gli Usa devono sapere che, se decideranno di attaccare militarmente la Siria, “falliranno come in tutte le guerre che hanno scatenato finora, dal Vietnam a oggi”. “Possono avventurarsi in qualunque guerra - ha detto ancora - ma non possono sapere quanto durerà e fin dove arriverà”.

Gli ispettori Onu, intanto, sono giunti nei sobborghi di Damasco, teatro del presunto attacco con armi chimiche denunciato dai ribelli siriani. Il governo siriano e le forze ribelli si sono accordati per un cessate il fuco per consentire agli ispettori delle Nazioni Unite di operare in sicurezza. Ma alcuni cecchini hanno sparato ripetutamente contro una vettura degli ispettori Onu (lo ha riferito il portavoce Martin Nesirky, citato dalla tv satellitare al-Jazeera) interrompendo il loro lavoro. L’incidente, che non ha fatto vittime, è avvenuto nel sobborgo Madmiyah. L’agenzia d’informazione “Sana”, organo di stampa ufficiale del regime di Damasco, ha accusato i ribelli. Prima ancora due colpi di mortaio erano stati sparati contro il quartiere residenziale di Damasco dove si trova l’hotel che ospita gli ispettori Onu.

Secondo quanto riporta il sito filo-governativo Syriasteps, una decina di piloti dell’aviazione del regime di Damasco hanno proposto di creare un corpo di “volontari suicidi”, nello stile dei piloti kamikaze giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, disposti a lanciarsi con i loro velivoli contro obiettivi nemici, nel caso in cui gli Stati Uniti e i loro alleati decidessero di attaccare la Siria. La proposta è stata avanzata tramite una lettera indirizzata al Comando generale dell’esercito siriano.

Articolo pubblicato il 27 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus