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Quotidiano di Sicilia

Le bugie di Crocetta, 2ª puntata
di Antonio Leo

Dal bilancio in 20 giorni all’ufficio stampa per concorso, dalla riduzione degli stipendi Ars fino all’auto del Mediterraneo. Salgono a dieci le dichiarazioni del presidente clamorosamente smentite

Tags: Rosario Crocetta



PALERMO – Rosario Crocetta si avvia a chiudere il primo anno alla guida della Regione e il bilancio del suo esecutivo risulta quanto mai deludente rispetto alla rivoluzione annunciata. Molte le frasi spot e le dichiarazioni spericolate di cui il QdS continua la rassegna.
La trasformazione delle Province in Consorzi dei Comuni è ancora in alto mare, nonostante sia stato uno dei cavalli di battaglia del Governo. Gli Enti intermedi continuano a mantenere lo status di carrozzoni (certo, liberati dalla casta di giunte e consiglieri), sotto il controllo dei commissari nominati dal presidente. I conti della Regione sono molto lontani da una condizione di sicurezza, così come ancora c’è tanto da fare in termini di anticorruzione. Il 31 agosto abbiamo pubblicato cinque promesse smentite dai fatti o dagli stessi atti di Crocetta. Proseguiamo, dunque, il nostro valzer con il presidente.
 
Un bilancio a lungo atteso.
Poco più di 10 giorni dopo la sua elezione, il 13 novembre, il novello presidente della Regione vagheggiava di una Sicilia a “sette stelle”, una sorta di Eden in cui gli investitori stranieri sarebbero arrivati a flotte e dove mai più sarebbero stati perpetrati sprechi “politici”. In quell’occasione Saro da Gela si è spinto anche oltre, dichiarando che avrebbe approvato in “20 giorni” il bilancio di previsione, cioè quel documento che le amministrazioni “dovrebbero” deliberare entro il 31 dicembre di ogni anno. Qualora Crocetta avesse mantenuto la promessa sarebbe stato una sorta di miracolo, visto che ogni anno, puntualmente, il termine viene disatteso. Quel miracolo, però, non c’è mai stato e – esattamente come ai tempi di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo – è scattato il regime di proroga fino al 31 marzo 2013. Altro che venti giorni, nemmeno cinque mesi sono bastati al nuovo esecutivo per stilare il bilancio, tanto che la Giunta ha deliberato un ulteriore slittamento dei termini di un mese. Fino al 30 aprile l’amministrazione, dunque, ha dovuto operare in regime di dodicesimi provvisori: in altre parole, ha potuto effettuare spese mensili nel limite di un dodicesimo di quanto previsto nel bilancio dell’esercizio precedente. Una gravissima limitazione che di fatto ha portato all’esasperazione migliaia di precari, che il 15 aprile prendevano d’assalto Palazzo D’Orleans per dare una smossa al Governo. Alla fine l’esecutivo regionale riusciva ad approvare, in extremis, il bilancio preventivo e la Finanziaria 2013. Una brutta legge, tra l’altro, quest’ultima: prova ne è il fatto che è stata bocciata “trenta volte” dal Commissario dello Stato, Carmelo Aronica (il quale ha impugnato 12 articoli per intero, 17 commi e un allegato).

Stampa “fai da te”.
La questione dell’Ufficio stampa della Regione siciliana è emblematica. “Secondo me con ventuno capiredattori – dichiarava Crocetta a metà novembre del 2012 - si stampano Repubblica e Corriere della Sera insieme, questo è diventato un posto fisso senza concorso. Adesso si avvia una selezione”. Dopo pochi giorni per i 21 giornalisti è arrivato il ben servito, mentre non è mai stata indetta alcuna gara pubblica per ricoprire il ruolo di addetto stampa. Nel mezzo di questo “limbo” c’è di tutto, tra cui la scelta del presidente della Regione di pubblicizzare il proprio movimento politico attraverso la sua mail istituzionale. È successo il 21 gennaio quando – in piena campagna elettorale per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio – nella casella di posta della redazione del QdS abbiamo ricevuto, dallo stesso indirizzo email che ci informa su quanto accade a Palazzo d’Orleans, un “messaggio promozionale” per il Megafono (la lista del presidente, al tempo in corsa per il Senato della Repubblica). Ma l’art. 9 della legge n. 28/2000 prevede il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche, per il periodo che si estende dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto, “di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace svolgimento delle proprie funzioni”. Il presidente, nel frattempo, sembra averci ripensato all’opportunità di indire un concorso pubblico e il 2 luglio ha parlato di “nomine”. “Sceglierò in base ai curriculum che mi hanno inviato - ha dichiarato Crocetta -. Metterò in piedi un piccolo ufficio stampa di cinque o sei giornalisti. Saranno nomine a tempo determinato”. L’associazione siciliana della stampa è sul piede di guerra e - dopo aver presentato una serie di esposti alla Magistratura, accusando Crocetta di esercizio abusivo della professione di giornalista nonché di interruzione di pubblico servizio - ha invocato l’intervento del Governo nazionale. “Adducendo inverosimili motivazioni economiche - ha spiegato l’Assostampa - Crocetta sta impedendo ai siciliani di essere correttamente e puntualmente informati sull’attività della Regione, sostituendo l’informazione istituzionale professionale con la comunicazione personale ‘fai da tè”.

La grande delusione.
Quei primi infuocati giorni in cui l’ex sindaco di Gela si insediava a Palazzo D’Orleans sono stati i più prolifici quanto a creatività. D’altro canto, mentre l’Italia e il mondo intero avevano gli occhi puntati sul laboratorio siciliano, il governatore ricambiava le attenzioni con promesse e nomi altisonanti. Lo scienziato Antonino Zichichi e l’amico musicista Franco Battiato – nominati rispettivamente assessore ai Beni culturali e al Turismo – rappresentano in un certo senso l’avvio del “Rosario Crocetta show”. All’epoca erano lontane le tristi cronache di questi giorni che vedono il presidente schermirsi dal fuoco amico, asserragliato tra richieste di rimpasto e pressioni da parte degli alleati di governo (Pd e Democratici riformisti su tutti). Il 21 novembre Crocetta dichiarava, a pochi giorni dall’indicazione di Battiato, che “gli assessori, sia pure espressione di sensibilità politiche diverse, dovranno essere di alto profilo, sulla scia di quelli già da me nominati”. Eppure solo qualche mese dopo – il 27 marzo - il governatore doveva tornare sui suoi passi, revocando l’incarico agli illustri componenti da lui scelti. A Zichichi in quanto poco presente in Giunta: “Pensavo che avrebbe trascorso più tempo in Sicilia. Una volta ho dovuto anche mandare il capo di gabinetto a Ginevra per una questione importante”. Battiato veniva “licenziato”, invece, per l’ormai celeberrima frase “troie in Parlamento”. Forse il boccone più amaro da digerire per il presidente.

Dirigenti Ars, tagli dispersi nel vento.
“Non è ammissibile che il dirigente generale dell’Assemblea guadagni 600 mila euro e che quello della Regione ne incassi 140 mila. Solo su questa voce realizzeremo un risparmio di mezzo milione. Equipareremo i dirigenti, riformando i contratti, in attesa di una legge dell’Ars, ma noi andremo avanti per la nostra strada”. Così il presidente Crocetta, il 6 marzo scorso, attaccava i super-stipendi dei burocrati del Parlamento siciliano, dove lavorano circa 300 unità (uffici postali esclusi) per un costo complessivo di 40 milioni di euro all’anno e una media da 130 mila euro a dipendente (ma per i 50 dirigenti le cifre sono nettamente superiori, con picchi di oltre 400 mila euro lordi). Che cosa n’è stato di quest’ennesimo annuncio? Nulla, ovviamente. Sul punto, a onor del vero, sarebbe dovuta intervenire la stessa Assemblea, recependo i tagli del decreto Monti: nella bozza Cracolici c’è una norma che fissa in 296 mila euro lordi la quota massima dei compensi dei burocrati dell' Ars (nell’amministrazione regionale, per legge, il massimo dei compensi attribuibili è pari a 250 mila euro lordi annui), ma l’approvazione del ddl, che era stato annunciato per agosto, è slittato all’autunno. Il Governo, ad ogni modo, non è esente da responsabilità: avrebbe potuto inserire una semplice norma nella Finanziaria del 2013 per stabilire un tetto alle retribuzioni dei dipendenti dell’Ars.

Termini Imerese, gli investitori fantasma.
Più che una bugia, è una boutade. Che fine ha fatto “l’auto del mediterraneo”? La proposta creativa – nata alla fine di luglio – rischia di rimanere un altro annuncio del presidente Rosario Crocetta. “La Fiat a oggi vende nei Paesi del Maghreb ciò che produce altrove. La mia proposta - spiegava l’ex sindaco di Gela - è quella di fronteggiare la crisi in modo innovativo, una vera sfida. Realizzare a Termini Imerese in collaborazione con i governi degli stati nordafricani interessati e che attualmente comprano auto dall’estero, l’auto del Mediterraneo, dove coloro che comprano sono anche quelli che producono”. Tutto bellissimo, eppure a Termini la realtà è ancora desolante: 3.500 i posti di lavoro persi nel 2012, 54 le attività imprenditoriali chiuse nello stesso anno, 6,5% di residenti in meno rispetto al 2011. Dal tavolo aperto a livello nazionale non arrivano segnali concreti per le ex tute blu, e intanto si avvicina a vista d’occhio il 31 dicembre, data in cui finirà la cassa integrazione. Durante l’ultimo incontro presso il ministero dello Sviluppo economico il presidente Crocetta aveva dichiarato che a settembre si sarebbe riunito il tavolo “per definire i termini dell’aggiornamento dell’accordo di programma sapendo che questa volta abbiamo un piano di investimenti certi”. Tale “piano” consiste in una serie di trattative con quattro diversi gruppi imprenditoriali, tra le quali ovviamente non c’è la Fiat. Ma, ad oggi, non si ha notizia di nessun interessamento concreto.
 
La prima puntata

Articolo pubblicato il 12 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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