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Quotidiano di Sicilia

Bianchi, dimissioni a un passo. Crocetta cerca una maggioranza
di Antonio Leo

Il governatore : “Come ho letto in un editoriale, io e Renzi abbiamo la stessa visione”. Oggi conferenza stampa dell’assessore all’Economia: addio possibile

Tags: Ars, Rosario Crocetta, Luca Bianchi



PALERMO – “Credo che al momento manchino le condizioni politiche per far fronte alla difficile manovra economica e finanziaria che ci aspetta nelle prossime settimane”. E poi: “Non governerò senza l'appoggio convinto del Pd”. Le parole di Luca Bianchi, assessore regionale all’Economia, lasciano pochi spazi ad interpretazioni. Per questa mattina è prevista una conferenza stampa, durante la quale è molto probabile che uno dei protagonisti della prima ora del governo Crocetta lasci il proprio incarico. L’incontro con Bersani di martedì sera avrebbe definitivamente sciolto ogni dubbio.

Di ora in ora, mentre la Sicilia rischia di affondare tra mille emergenze, dai Fondi Ue non spesi e in scadenza fino al rischio default tutt’altro che scongiurato, il futuro dell’esecutivo appare sempre più incerto. Il Pd ha scelto la linea dura: fuori tutti gli assessori che non rispetteranno la decisione della Direzione regionale del Partito (fortificata dal silenzio assenso di Guglielmo Epifani e degli altri vertici nazionali).

Rosario Crocetta – proprio mentre il New York Times gli dedica un servizio di ben nove pagine, dal titolo eloquente “Può un gay, cattolico e di sinistra salvare la Sicilia dalla corruzione?” – sta passando ore frenetiche, a metà strada tra il tentativo di ricucire con i suoi nuovi “nemici” e le improbabili, quanto verosimili, ipotesi di maggioranze allargate al centrodestra. Che non glissa, anzi apre al dialogo. Se Salvo Pogliese, vice presidente Ars, ha chiuso ogni porta al compresso, Vincenzo Vinciullo (Pdl) e Totò Cordaro (Pid – Grande Sud) rilanciano il “modello Letta” anche per l’Isola. “L’opposizione responsabile di centrodestra sarà pronta a un dibattito costruttivo col presidente Crocetta sui provvedimenti urgenti”, ha dichiarato Cordaro.
 
Sembra ripetersi un film già visto di recente: soltanto la scorsa legislatura, Raffaele Lombardo eletto con il sostegno del centrodestra finiva la sua esperienza a Palazzo D’Orleans sotto l’abbraccio dei democratici. Per l’ex sindaco di Gela il gioco potrebbe ripetersi, a parti invertite. D’altro canto Crocetta, abbandonato dal suo partito al di qua dello Stretto, sembrava non trovare sponde neppure al di là, nel Continente. Eppure la strategia del governatore sembra puntare proprio a Roma per dipanare la matassa: “Non ho mai pensato di candidarmi alla segreteria nazionale del Pd”. Ora – giocoforza – arrivano anche le aperture a Matteo Renzi, i cui uomini all’Ars sembrano gli unici tra i democratici pronti a giurargli fedeltà: “Renzi usa la parola rottamazione, io la parola rivoluzione.
 
In fondo, come ho anche letto in un editoriale, io e Renzi abbiamo la stessa visione. Solo che questa rivoluzione il Pd non me la vuole far fare, anzi in Sicilia mi vogliono buttare fuori”. Sugli assessori, Crocetta non intende tornare indietro: “A meno che non decidano di andarsene io gli assessori non li cambio”. Il punto è proprio che non sta a lui decidere. Se Nelli Scilabra e Mariella Lo Bello – rispettivamente assessori alla Formazione e all’Ambiente in quota Pd – non hanno alcuna intenzione di mollare, la situazione è opposta per Nino Bartalotta, responsabile delle Infrastrutture, e, come detto, per Luca Bianchi. Sullo sfondo aleggiano le prime “voci” di una possibile mozione di sfiducia, ipotesi di cui potrebbe farsi portatore il M5S. Siamo sinceri però: chi ci crede che dopo nemmeno un anno i deputati siano disposti a tornare a casa? Suvvia.

Articolo pubblicato il 27 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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