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Quotidiano di Sicilia

Omofobia, un problema radicato che non riguarda solo l’Isola
di Fabrizio Margiotta

“A Palermo come a Milano è costante il bullismo e lo scherno nelle scuole, senza differenze”. Intervista a Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gaycenter ed ex presidente Arcigay

Tags: Omofobia, Arcigay, Gaycenter



PALERMO - Essere omosessuali e discriminati. Un binomio che scuote le coscienze, imbarazza i ben pensanti, stravolge gli slogan di chi si dichiara pulito, senza colpe, tollerante. Che brutta parola “tolleranza”, sembra quasi indicare la resistenza faticosa a qualcosa che in fondo non si accetta, non si conosce, non si sopporta.

La tolleranza può nascondere il germe del fastidio, dello schifo che provi per qualcuno che non è uguale a te: ti assomiglia in tutto, abita vicino a casa tua, fa la spesa dove la fai tu, mangia e beve come te, ama come te. Eppure è diverso, è deviato, è malato. Essere omosessuali non è mai stato facile, ma viviamo in una società sempre meno disposta ad accettare e amare le differenze. E questo a prescindere dalle risposte, più o meno motivate, che lo Stato dà alle richieste di matrimonio e adozione. E i siciliani? Hanno una mentalità chiusa? Discriminano di più degli altri? Vivere da omosessuale nel Nord Italia è più facile?

Fabrizio Marrazzo, ingegnere ed esperto di consulenze strategiche (ha lavorato per molti anni presso un’importante multinazionale), portavoce di Gaycenter e già presidente di Arcigay Roma (dal 2003 al 2011), ha risposto alle nostre domande con l’esperienza di chi conosce in profondità i fenomeni sociali e sa svelare gli inganni che si celano tra le pieghe della comunicazione.

Fabrizio Marrazzo, ci tolga una curiosità: in Sicilia si discrimina di più e si denuncia di meno rispetto al resto d’Italia?
“Non esiste un caso Sicilia, è bene sfatare questo mito. Le discriminazioni si verificano ovunque con oscillazioni percentuali minime e modalità omogenee, che non escludono peraltro la violenza fisica. A Palermo come a Milano è costante il bullismo e lo scherno nelle scuole medie e superiori, senza particolari differenze. I dati sulle discriminazioni sono alterati dal fatto che i giovanissimi, ad esempio, nella grande maggioranza dei casi non raccontano nulla ai genitori per paura di rivelare la loro omosessualità. Situazione diversa da chi magari subisce discriminazioni razziali e può parlarne con più facilità”.

Per noi siciliani è facile accostare l’omertà di chi subisce estorsioni all’omertà di chi non denuncia le discriminazioni dovute al proprio orientamento sessuale. Sono fenomeni accostabili?

“Certo, i problemi sono omogenei, ma è bene chiarire che il racket e l’omertà non sono fenomeni esclusivamente siciliani. Le estorsioni possono assumere una forma più violenta in Sicilia, ma basta fare un salto a Roma o Milano per rendersi conto che anche lì agisce il racket, in forma forse più subdola, ma sicuramente efficace. Idem per l’omertà: le differenze sussistono più che altro tra le grandi e le piccole città. Nelle grandi città ci si può rivolgere ai centri, mentre nelle città piccole il silenzio predomina. Sono differenze che, ripeto, prescindono da Nord e Sud. Certo, per chi vive a Napoli la vicinanza di Roma rende tutto un po’ più facile: un eventuale trasferimento permetterebbe di non perdere i legami. Chi vive più a Sud, invece, se fosse costretto a emigrare per trovare condizioni più favorevoli, finirebbe per allontanarsi molto dagli amici e dagli affetti”.

Si parla spesso di terapie riparative, praticate da psicologi che hanno la pretesa di “curare” gli omosessuali, basandosi anche sulle teorie di Joseph Nicolosi. Questi trattamenti hanno avuto successo al Sud?
“Ci terrei a precisare che queste ‘terapie’ sono assolutamente illegali. Al Nord sono abbastanza diffuse, ma se ne parla poco, mentre per quanto riguarda il Sud Italia abbiamo notizia di diversi tentativi di esorcismo. La terminologia non deve indurre in errore: nonostante alcune manifestazioni siano più selvagge e tribali al Sud, specialmente nei piccoli paesi, il concetto non cambia, perché le terapie riparative si basano su una vergognosa e inaccettabile manipolazione della personalità, attuata in forma subdola e pericolosa. I termini cambiano, ma si tratta di pratiche molto simili, più di quanto possa sembrare a prima vista”.

In un Paese in cui, sempre secondo Fabrizio Marrazzo, almeno il 30% dei suicidi giovanili sono dovuti a pressioni di stampo omofobo, occorre ritrovare un po’ di serietà, tralasciare per un attimo i feroci dibattici politici e concentrarsi sulle persone: il grido di uomini e donne che soffrono a causa della stupidità e della cattiveria, non può lasciarci indifferenti. Questione di tolleranza? No, di amore.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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