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Quotidiano di Sicilia

Napolitano: stroncare la mafia immigrati
di Carlo Alberto Tregua

Impedire l’imbarco, go home

Tags: Giorgio Napolitano, Immigrazione



L’ingresso nel territorio dello Stato è consentito allo straniero in possesso di passaporto valido... (art. 4).
Il respingimento con accompagnamento alla frontiera è altresì disposto dal questore nei confronti di stranieri... che si sottraggono ai controlli di frontiera. Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo di documenti... è tenuto... a ricondurlo allo Stato di provenienza (art. 8).
È previsto che l’espulsione è eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica... qualora il clandestino sia privo di documento valido (art. 11).
Gli articoli riportati non fanno parte della legge cosiddetta Bossi-Fini (n. 189 del 2002) bensì della legge Turco-Napolitano (n. 40 del 1998).
Lo stesso Presidente della Repubblica ha detto con chiarezza che va stroncata la mafia degli immigrati. Ma, come la si può stroncare? Fermandoli nei Paesi d’imbarco. Se si facesse così i pescherecci non partirebbero più e il problema degli immigrati cesserebbe di colpo. 

L’Unione europea quantifica in due milioni i possibili clandestini che premono sull’Europa. è difficile pensare di poterli ospitare, anche perché ve ne sarebbero altri due milioni e poi altri due milioni, dal momento che forse un miliardo di africani e orientali vivono in condizioni ben peggiori di quelle europee.
Tutti i vertici istituzionali si riempiono la bocca di parole vuote, senza significato concreto, che tendono ad ingannare i cittadini, senza pensare a una soluzione vera alla questione umanitaria dei clandestini.
Quando Papa Francesco si unisce al coro e pronuncia la parola vergogna, certifica l’insensibilità dell’Unione europea (quasi 500 milioni di abitanti che stanno bene) nei confronti di decine e decine di Stati ove gli abitanti vivono in povertà.
L’intera questione ha due aspetti, il primo è contingente: regolare, cioè, il flusso degli immigrati, mettendo degli appositi sportelli nei luoghi di partenza. Identificandoli e dando loro un accredito per essere trasferiti con traghetti sicuri in ciascuna delle 28 nazioni che formano l’Unione europea.
 
Il secondo aspetto è di tipo strutturale e riguarda l’obbligo sociale della ricca Europa d’intervenire in quei Paesi poveri con l’unico strumento che li possa far crescere: la formazione che insegni loro il lavoro e che li metta in condizione di cominciare a produrre un minimo di ricchezza per il loro sostentamento.
è ovvio che sono necessari beni di prima necessità come viveri, abbigliamento e medicinali, ma queste sono azioni spot che non risolvono il problema alla radice. Vi è un’altra questione sulla quale l’Ue dovrebbe intervenire: lo sfruttamento sistematico delle ricchezze naturali che vi sono nei Paesi poveri da parte delle multinazionali che si arricchiscono senza lasciar nulla in loco.
Quando Alfano, per farsi bello, dice che Lampedusa è la frontiera dell’Europa, proclama una banale verità che non dovrebbe urlare quando si trova a Lampedusa, ma nel Parlamento europeo di Strasburgo o portato in seno al Consiglio dei capi di Stato e di governo che hanno facoltà di deliberare in materia.  

Neanche Alfano, preso dalla momentanea euforia di aver messo Berlusconi all’angolo, è stato capace di pronunciare progetti per mettere fine a questo omicidio di massa contro l’umanità la cui causa è proprio quella che ha detto Napolitano: la mafia degli immigrati.
Vi è un’ultima questione che vogliamo sottolineare fuori da ogni ipocrisia. Lampedusa da tutte queste vicende sta guadagnando in termini economici. Non vi è dubbio che quando in un piccolo territorio dimorano migliaia di persone delle forze dell’ordine, delle forze armate, dei servizi sociali, sanitari e di emergenza, tutta l’economia locale funziona come se vi fossero turisti, anzi meglio.
Chi produce servizi, chi depura acqua, chi fa attività alberghiera, chi invia suppellettili e materiali, ci guadagna giustamente. Tutto questo aiuta il benessere degli abitanti dell’Isola dei conigli ed è bene che sia così.
Senza contare l’effetto immagine che si potrebbe concretizzare con il riconoscimento del Nobel per la pace, capace di aumentare la visibilità del brand dell’Isola.

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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