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Quotidiano di Sicilia

Catania - Arredo urbano gratuito, il Comune non lo vuole
di 'U Diotru

• Una Fondazione siciliana vorrebbe allestire, senza chiedere nulla in cambio, un’area pubblica con arredo urbano, verde, parcheggio per i motocicli • La richiesta viene regolarmente inoltrata agli uffici comunali e il progetto verrebbe concordato con l’amministrazione • Purtroppo il servizio viene rifiutato: secondo il dirigente, il Codice della Strada non permette l’occupazione della carreggiata • Però, in realtà, lo fanno tutti

Tags: Catania



CATANIA - Un’iniziativa a costo zero, mirata alla riqualificazione di una piccola area pubblica, viene purtroppo stroncata dalla complicata e paradossale burocrazia comunale. Ma andiamo ai fatti. Una Fondazione siciliana chiede al Comune di Catania di riorganizzare e abbellire una porzione di suolo pubblico sulla via Principe Nicola, dove realizzare un’isola pedonale con parcheggio per motocicli (dove già esistono gli stalli riservati), elementi di arredo urbano e verde pubblico, quindi panchine e quant’altro, creando in pratica una piccola “oasi”, delimitata e ordinata rispetto al contesto caotico del traffico cittadino, dove i passanti potranno intrattenersi e i conducenti di motocicli parcheggiare con maggiore sicurezza i propri mezzi. Un’iniziativa filantropica, che non comporta alcun onere economico né pratico per il Comune, in quanto la Fondazione provvederebbe autonomamente a ogni installazione necessaria, chiaramente dopo averne avuto autorizzazione, e su un progetto condiviso preliminarlmente con l’amministrazione.

La richiesta di “sponsorizzazione dell’arredo e verde urbano” viene inoltrata agli uffici competenti, ma con sorpresa giunge il diniego. Il “parcheggio verde” non può essere realizzato, perché violerebbe l’articolo 20 del Codice della Strada, che vieta vietano “ogni tipo di occupazione della sede stradale, ivi compresi fiere e mercati, con veicoli, baracche, tende e simili”. L’unica deroga prevista dalla normativa, riguarda i casi in cui l'occupazione avvenga in “zone di rilevanza storico-ambientale” (come è il caso della via Principe Nicola), seppur “a condizione che non determini intralcio alla circolazione”.
Il cordiale rigetto della richiesta e i chiarimenti successivi provengono dall’ingegnere Giuseppe Ragusa, dirigente P.O. Sezione Controllo e Segnaletica - Suolo pubblico - Infrastrutture e viabilità all’interno della Direzione Mobilità e Viabilità, Ufficio Traffico Urbano.
In pratica, un soggetto privato, nel nostro caso una Fondazione, ma potrebbe trattarsi anche di un’impresa, di una piccola attività commerciale, o qualsiasi altro soggetto non istituzionale, non ha la facoltà di realizzare a proprie spese, senza tornaconto personale e in accordo con l’amministrazione locale, opere per migliorare i beni comuni a disposizione dei cittadini. Sembra un paradosso, ma i fatti parlano chiaro: il Comune ha rifiutato un servizio, e lo ha fatto nascondendosi, a ragione o a torto, dietro la solita burocrazia.

A questo punto è d’obbligo guardarsi intorno: quante occupazioni di solo pubblico si verificano per le vie della città? Noi ne abbiamo fotografate diverse, in vari quartieri, e possiamo affermare che non si contano i casi di bancarelle, tavoli, panchine, pedane e altre forme di ingombro, più o meno opportuno, più o meno lecito, più o meno commerciale, certamente non filantropico, di aree che insistono stabilmente sulla sede stradale, e anche in punti in cui ci sono incroci o strettoie, quindi con potenziali rischi per la pubblica incolumità. Su tutte queste situazioni che genere di controlli esistono? Dalla Direzione Mobilità apprendiamo solamente che i casi segnalati non sono stati autorizzati dai loro uffici, e nient’altro.

Che conclusioni trarne? Magari che sia solo uno di quegli scherzi televisivi, dove prima o poi arriva la verità. Sì, perché negare un’autorizzazione per delle opere di pubblica utilità gratuite che impreziosiscono gli spazi pubblici, sembra veramente uno scherzo. E di pessimo gusto. Si auspica quindi un intervento del sindaco, Enzo Bianco, e un ripensamento rispetto all’assurda posizione.

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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