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Siria, un missile colpisce la sede diplomatica vaticana
di Redazione

Ennesimo atto di una lunga guerra. Diplomazia al lavoro

Tags: Siria, Vaticano, Damasco



Roma - Nuovo attacco contro un luogo simbolo cristiano nella guerra senza fine che da più di due anni e mezzo insanguina la Siria. A Damasco un missile ha colpito un'ala della Nunziatura Apostolica, la sede diplomatica vaticana, poco prima delle sette di ieri mattina. Al momento dell'attacco l'ala dell'edificio nel centralissimo quartiere di Maliki era vuota e non ci sono stati feriti. “Difficile dire se sia stata presa di mira o se sia stato uno sbaglio”, ha commentato il nunzio apostolico, monsignor Mario Zenari.
“Tante Chiese sono state colpite in questi lunghi anni di guerra: è una guerra complicata, preghiamo perché finisca questa violenza”.

Intanto la diplomazia continua i suoi timidi passi. A Ginevra l'inviato di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, ha incontrato e i 'numeri 2' delle diplomazie americana e russa nel tentativo di fissare una data per la tanto attesa conferenza di pace. La convocazione della conferenza, un'iniziativa congiunta di Washington e Mosca per gettare le basi della transizione in Siria, è stata rimandata varie volte. Ginevra-2 deve gettare le basi della transizione politica, sotto la guida d un organo di governo con tutti i poteri esecutivi e la partecipazione delle parti belligeranti, frutto di un negoziato con la mediazione di Brahimi.

Il principale nodo da risolvere nella riunione, la terza al momento, sono la data della conferenza - la proposta di Brahimi è cominciare il prossimo 23 novembre - e la lista dei Paesi invitati a partecipare al primo segmento. Brahimi ha già preparato gli inviti per il governo siriano, l'opposizione e gli invitati. Ma nel gioco di veti incrociati, il puzzle è difficile da comporre.
La sempre più frammentata opposizione rifiuta di partecipare se le dimissioni di Bashar al-Assad non saranno sul tavolo. Ma Damasco ha ripetuto per l'ennesima volta che il presidente rimarrà al potere qualunque cosa accada e che anzi il regime non andrà proprio a Ginevra se l'obiettivo è mettere da parte Assad.

Alcuni gruppi all'opposizione hanno poi minacciato di considerare un traditore chiunque si siederà al tavolo.
A complicare ulteriormente il quadro, la Russia che insiste che venga invitato l'Iran. Ma il leader del principale blocco dell'opposizione, Ahmad Jarbal, capo della Coalizione Nazionale Siriana, non vuol neanche sentire parlare di ayatollah seduti al suo fianco. E Brahimi ha avvertito che se l'opposizione non partecipa, a Ginevra non ci andrà neanche lui.

Articolo pubblicato il 06 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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