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Veleni industriali, è class action
di Rosario Battiato

Da Augusta scatta l’azione regionale di Verdi e Green Italia per chiedere i risarcimenti alle industrie. Patologie da inquinamanto, invito anche ai cittadini che “hanno paura di ammalarsi”

Tags: Class Action, Augusta, Ambiente, Inquinamento



AUGUSTA (SR) – Muoverà dalla Sicilia la class action regionale contro i veleni industriali e per il diritto alla qualità della vita. Si presenta così l’evento “In nome del popolo inquinato” che oggi si svolge ad Augusta, organizzato da Green Italia in collaborazione con CambiAugusta.

“Il Principio di Precauzione sancito dalle direttive Europee è stato tradito dalla politica e da Augusta, come Verdi/Green italia, illustreremo l’azione del risarcimento dei danni causati dai veleni dell’Inquinamento Industriale, affinché in Sicilia come per tutto il territorio nazionale si adotti il Principio europeo che ‘chi inquina deve pagare’”.

Giuseppe Marano e Fabio Granata, tra gli organizzatori della manifestazione e rispettivamente leader dei Verdi di Milazzo e fondatore di Green Italia, hanno spiegato che inoltre chiederanno ai giudici un’azione inibitoria, e cioè “la immediata cessazione delle emissioni inquinanti”. Non sarà soltanto chi avrà contratto la patologia a poter chiedere i danni per l’inquinamento industriale, spiegano i due ambientalisti, ma anche e solo per la “paura di ammalarsi”.

L’azione legale dell’operazione prevede una doppia forma di tutela, ha scritto in una nota Antonio Giardina, coordinatore della parte tecnica legale. Da una parte c’è “la tutela inibitoria: al giudice è attribuito il potere di adottare gli opportuni accorgimenti affinché non vengano prodotte immissioni intollerabili, vale a dire che potrà disporsi l’immediata interruzione da parte dello stabilimento di tutte le attività inquinanti ed eliminazione di tutte le situazioni di pericolo per le persone”. E la ripresa delle attività sarebbe subordinata alla completa realizzazione di tutti gli interventi indispensabili per "l’eliminazione delle accertate e perduranti situazioni di pericolo”. Resta ferma anche la tutela risarcitoria.
 
Da questo punto di vista esistono diverse tipologie di danno, scrive in una nota Giardina. Si comincia col danno patrimoniale, ad esempio il deprezzamento del valore degli immobili, il mancato godimento degli stessi per effetto di tali fatti e dicendo e si prosegue col danno non patrimoniale che è riferito a quello biologico o pericolo di danno biologico come malattie accertate causalmente associate all’esposizione agli inquinanti atmosferici prodotti dallo stabilimento. L’elenco non si esaurisce perché ci sono anche il danno morale soggettivo, consistente nelle sofferenze morali e patemi d’animo sofferti per il timore di subire pregiudizi e danni alla propria salute per effetto della continua esposizione agli agenti inquinanti, la cosiddetta paura di ammalarsi, e, per chiudere, il danno dinamico-relazionale o esistenziale, ovvero le interferenze sulla fruibilità ambientale, senza implicazioni sulla salubrità dell’ambiente che assumono una valenza esistenziale.

“La varietà dei profili risarcitori – spiega l’avvocato - in sintesi individuati evidenzia come legittimato a promuovere l’azione non sia necessariamente l’individuo che contrae una malattia causalmente associata all’esposizione agli inquinanti atmosferici, bensì anche chi non abbia veduto concretamente ledere (almeno, allo stato attuale) la propria salute”. L’aspetto rilevante della questione, spiega il legale, “è che possa essere risarcito anche chi potenzialmente possa risultare esposto al pericolo o rischio di contrarre una malattia”.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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