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Catania - Provincia: una nave in tempesta avvolta da scandali e incertezza
di Desirée Miranda

La vicenda dei rimborsi indebiti agli ex consiglieri ha portato intanto a richieste di giudizio e sequestri. I dipendenti hanno proclamato lo stato di agitazione. Ddl atteso entro l’anno

Tags: Catania



CATANIA - Momenti di tensione alla Provincia regionale di Catania. Da una parte, infatti, continuano i problemi per alcuni degli ormai ex consiglieri indagati con l’accusa di truffa aggravata e falso, per i quali la Procura della Repubblica di Catania ha esercitato l’azione penale chiedendone il rinvio a giudizio. Si tratta di Gianluca Cannavò, Sebastiano Cutuli e Antonio Danubio nei cui confronti la Guardia di Finanza etnea ha eseguito un sequestro di denaro e di beni per un ammontare di circa mezzo milione di euro.
 
In particolare a Gianluca Cannavò e ai suoi familiari sono state sequestrati disponibilità finanziare e beni per un valore di 240 mila euro, mentre all'ex consigliere Sebastiano Cutuli e il suo datore di lavoro Carmelo Urso sono state sequestrate somme di denaro per 71 mila euro e beni per 171 mila sono invece stati sequestrati ad Antonio Danubio Antonio e il suo titolare Salvatore Nigita.
 
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania sono iniziate in primavera e hanno rilevato “che gli indagati avevano ottenuto indebiti rimborsi dalla Provincia di Catania attraverso la simulazione del rapporto di lavoro o la falsa attestazione di mansioni e retribuzioni superiori a quelle effettivamente godute”, si legge sul comunicato della Guardia di finanza. Ma non finiscono qui i problemi per l’ente provinciale. I dipendenti, infatti, a seguito di una riunione sindacale, hanno votato e proclamato all’unanimità lo stato di agitazione. Il problema fondamentale è l’incertezza che li avvolge sul futuro lavorativo in attesa del disegno di legge regionale che abolisce le Province in Sicilia e che dovrebbe essere pronto entro la fine dell’anno, nonché dell'intesa firmata da Cgil, Cisl e Uil e dal ministro della Funzione Pubblica, Graziano Delrio, proprio in vista della dismissione delle Province e della nascita delle Città metropolitane.

In realtà non c’è un vero pericolo per il posto di lavoro dei dipendenti, ma, come dichiara il rappresentante del sindacato autonomo Cnl, Antonio Dell'Ombra, “c'è però grande incertezza e non si sa se ci sarà un grande processo di mobilitazione. Stiamo quindi informando i dipendenti su cosa potrebbe accadere”. Si dice inoltre sicuro che tutte le rappresentanze sindacali in azienda non vogliono fare chiudere le Province e stupito “che alcune sigle hanno firmato quel protocollo d'intesa”.
 
La decisione infatti è molto criticata dal sindacalista che non esita a definire la situazione che si è venuta a creare “un paradosso incredibile, una farsa tutta italiana perché senza avere la riforma delle Province e c'è già un disegno di legge avallato dai sindacati confederali”. Vorrebbe dunque che si creasse “un blocco unitario dei dipendenti delle Province siciliane per farci sentire a Roma perché si stanno distruggendo 150 anni di storia delle Province”, conclude Dell’Ombra.

In attesa della sentenza prevista entro il 5 dicembre, sul ricorso presentato al Tar dall’Upi, Urps e da alcuni ex consiglieri provinciali e quindi in attesa del prossimo appuntamento previsto dopo le decisioni del Tar per stabilire una linea unitaria da perseguire assieme ai comitati spontanei delle altre Province siciliane, durante l’assemblea sindacale i dipendenti, forti dei pareri autorevoli espressi recentemente dalla Corte dei Conti e del Censis che hanno acclarato che la proposta di riforma non solo non porta a risparmi finanziari ma addirittura comporta oneri aggiuntivi e sovrapposizioni di funzioni tra i vari nuovi Enti intermedi previsti, hanno deciso di formare un Movimento a difesa delle Costituzione e dello Statuto regionale.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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