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Catania - Mafia e imprese: i clan per il recupero crediti
di Redazione

Estorsione e rapina per ottenere somme di denaro da altre aziende

Tags: Mafia, Imprenditoria, Clan Laudani, Carabinieri, Estorsione, Rapina, Giovanni Salvi, Alessandro Casarsa



CATANIA - Titolari di piccole imprese avrebbero utilizzato affiliati alla mafia per il recupero di presunti crediti vantati con terzi. È quanto emerge da un'indagine dei Carabinieri del Comando provinciale di Catania, che hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione e rapina nei confronti di indagati ritenuti vicini alla cosca Laudani.
 
Tra i destinatari dei provvedimenti, richiesti dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, anche alcuni imprenditori. In manette sono finiti Filippo Anastasi, Antonino Fusco, Gianluigi Partini, Stellario Fileti, Omar Scaravilli e Nunzio Spanò, ritenuti affiliati al clan Laudani, mentre gli imprenditori arrestati sono Luca Agatino Pellegriti, Giovanni Spina e Nunzio Spanò.
 
Due dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare per estorsione e rapina sono riusciti a sfuggire all'arresto. I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal procuratore della Repubblica Giovanni Salvi e dal comandante provinciale dei Carabinieri di Catania, Alessandro Casarsa. “Il ricorso alla criminalità – ha detto Salvi - perché si ottenga il pagamento di un debito agendo con minacce e violenza costituisce reato. È bene che lo si sappia perché per questi piccoli imprenditori è stata disposta la misura cautelare in carcere. L'altro aspetto positivo dell'indagine, però, è la denuncia di altri imprenditori vittime di estorsioni.
 
Tutto ciò ha permesso di individuare queste persone e la strada da seguire è proprio questa".
La prima vittima, un imprenditore edile di Mascalucia, nel luglio del 2011 subì prima la rapina di un mezzo e successivamente un’aggressione a opera di Anastasi e Fusco per costringerlo a pagare un presunto debito di 25 mila euro nei confronti di Spina e Indelicato.
 
La seconda estorsione, consumata almeno fino al luglio del 2010, fu compiuta ai danni del titolare di una fabbrica di fuochi d'artificio di Santa Venerina, che fu avvicinato da Partini, Fileti e Scaravilli che lo derubarono di un grosso quantitativo di articoli pirotecnici posti sotto sequestro pretendendo il pagamento di 15 mila euro per tornare in possesso del materiale.
 
La terza estorsione fu commessa nel maggio del 2010 da Scaravilli ai danni di un imprenditore edile di Valverde, che fu costretto al pagamento di una somma iniziale per la “messa a posto” di 9mila euro e successivamente a consegnare 600 euro al mese. La quarta estorsione risale al maggio scorso a opera di Scaravilli, Pellegriti e Spanò ai danni di un imprenditoria dolciario di Bronte, che fu costretto con gravi minacce a ritirare un’istanza di fallimento presentata nei confronti di una ditta, riconducibile a uno di loro, nei confronti della quale vantava un credito di circa 400 mila euro.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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