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Pil Sicilia, profondo rosso nel 2012: la più alta flessione tra le regioni
di Antonio Leo

Ogni siciliano ha un Pil pro capite di 16.826 € contro i circa 30.000 € dei settentrionali. Tra Nord e Sud gap del 42%.

Tags: Economia, Crisi. Pil



PALERMO – Piove sul bagnato, ma sarebbe meglio dire che non ha mai smesso. L’ultima fotografia dell’Istat sui conti economici delle regioni nel 2012 è l’ennesima prova di quanto devastata sia la Sicilia. I numeri sono eloquenti e ci dicono che al di qua dello Stretto si registra la maggiore contrazione del Prodotto interno lordo: -3,8% è il dato più basso tra tutte le regioni del Bel Paese. L’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica è per la nostra Isola come sfogliare un album di primati, peccato che siano tutti negativi. Il Pil pro capite per abitante è di 16.826 euro, praticamente la metà di quello rilevato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est (rispettivamente 31.094 e 30.630 euro) e addirittura al di sotto della media del Mezzogiorno che si ferma a 17.416 euro a cranio. Peggio di noi fanno soltanto la Calabria (con 16.575 euro) e la Campania, cenerentola d’Italia con un Pil di 16.369 euro a persona.

I freddi numeri continuano insomma a raccontarci il solito canovaccio, quello di un Paese a due velocità, con un gap tra il Nord produttivo e il poverissimo Sud del 42% quanto ai redditi pro capiti.
Desta preoccupazione che, accanto alla contrazione del Prodotto interno lordo, nel 2012 si sia registrata anche una diminuzione dei consumi delle famiglie. Un calo che è stato maggiore nel Meridione (-4,7%) a fronte del -3,7% del Nord-est e del -3,9% del Centro. Si tratta di una tendenza che, come abbiamo scritto recentemente sul QdS, sta trovando conferme nel 2013, specie nell’Isola, dove – a causa della contemporanea caduta dell’inflazione registrata a ottobre sempre dall’Istat – si comincia ad agitare lo spettro della deflazione (cioè quel fenomeno per cui la gente spende meno, i prezzi scendono e pur tuttavia la domanda continua a calare in quanto si aspettano listini ancora più bassi).

L’Isola dei record (negativi).
Se per assurdo non sapessimo che la Sicilia e Bolzano si trovano nello stesso Paese, niente ci porterebbe ad associarli. Perché i cittadini della Provincia autonoma hanno un Pil pro capite di 37.316 euro, mentre in terra di Trinacria non arriviamo nemmeno a 17.000 euro. E perché, sempre in Alto Adige, il Pil nel 2012 è diminuito di solo lo 0,7% contro il nostro ultimissimo -3,8% di cui dicevamo poc’anzi. Ci tallonano la Basilicata che ha registrato un -3,6%, la Valle D’Aosta con -3,5% e la Sardegna con -3,4%.
Più modeste, ma sempre considerevoli, appaiono le differenze per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente che nelle regioni del Centro-Nord sono superiori del 16,7% a quelli del Mezzodì (40.785 euro contro 34.962 euro pro capite). Nell’Isola il reddito da occupazione subordinata è di 35.770 euro contro i 43.140 della Lombardia, i 42.539 del Lazio e i 41.132 della ricchissima Bolzano.

Le ragioni del tracollo.

In media, in Italia, il Pil è sceso nel 2012 del 2,5%, ma i differenti ritmi delle regioni hanno comportato un quadro disomogeneo: la flessione più importante si registra al Sud, dove si lambisce il 3%. Al Nord e al Centro si oscilla tra il -2,3 e il -2,5%. Vediamo quali sono stati i fattori principali che hanno determinato questo ulteriore passo indietro. Mentre nel Nord-Est la caduta dell’attività economica è dovuta soprattutto alle diminuzioni del valore aggiunto nel settore primario (-7,3%) e nell’industria (-3,7%), nel Mezzogiorno si assiste a un tracollo record del settore delle costruzioni (-9,4%) e una diminuzione importante dei servizi (-2,2%).
Altra ragione della crisi – strettamente collegata alla prima – è la contemporanea diminuzione dei livelli di spesa delle famiglie che in Sicilia tra il 2011 e il 2012 sono scesi del 3,9% (ma qui il primato negativo è della Campania, che registra un -5,5%).
Effetto delle difficoltà di imprese e famiglie è naturalmente la perdita di posti di lavoro. Anche qui è la Sicilia che registra in assoluto la riduzione più marcata tra le regioni italiane: -3,2% di occupati. Un dato preoccupante che sta continuando a salire nel 2013: ricordiamo che l’ultima rivelazione dell’Istat, in merito al numero dei disoccupati nell’Isola, ci ha rivelato che tra il 2012 e i primi mesi del 2013 sono stati persi 84 mila unità lavorative. Come se tutti gli abitanti di Marsala fossero finiti a spasso.

2009-2012: un quadriennio nerissimo per la Sicilia.
È una notte lunga, lunghissima, quella che il Sud ha affrontato tra il 2009 e il 2012. Nel quadriennio in esame il Mezzogiorno ha subìto una riduzione del Pil del 3,8%, dell’occupazione del 3,4% e dei consumi del 4,6%. Si tratta di numeri ben al di sopra della media nazionale, che segna una perdita dello 0,4% per il Pil, del 2% di posti di lavoro e del 2,7% quanto al consumo delle famiglie.
Anche considerando questo intervallo di tempo, la Sicilia non esce affatto bene. Tra il 2009 e il 2012 sono crollati del 6% gli occupati nell’Isola, un dato inferiore soltanto a quello della Basilicata (-6,5%), e inoltre il Prodotto interno lordo è diminuito complessivamente del 5,3% (peggio di noi ha fatto solo il Molise, con il -5,9%).
Più leggera, ma pur sempre consistente, la flessione dei consumi nel quadriennio considerato: i nuclei familiari hanno tagliato le spese del 4,4%. Per ben quattro anni i settori produttivi più colpiti nell’Isola sono stati quelli delle costruzioni e dei servizi. La crisi delle imprese di costruzione ha determinato la perdita di oltre 1 punto e mezzo di Pil , mentre il settore dei servizi ha sottratto oltre 2 punti percentuali alla variazione complessiva del Prodotto interno lordo.
Servirebbe un “New deal”, un grande piano per aprire i cantieri, dare credito agli imprenditori, per agevolare la nascita delle startup. Qui invece si continua a parlare di fantomatiche “rivoluzioni”. Per ora raccogliamo solo macerie.

Articolo pubblicato il 28 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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