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Trapani - Sanità, molte strutture a rischio
di Vincenza Grimaudo

Il precedente governo regionale aveva deciso la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno. Penalizzati i presidi ospedalieri dei centri minori a vantaggio di Marsala e Trapani

Tags: Trapani, Sanità



TRAPANI - Dove tutto, dove niente. La sanità in provincia di Trapani evidenzia enormi buchi e stride anche fin troppo accanto ad altre realtà del territorio. In pratica l’eccellenza si sta concentrando esclusivamente su Trapani e Marsala mentre i presidi sanitari della provincia muoiono inesorabilmente.

Il perché di questo svuotamento della “periferia” appare una scelta di difficile comprensione per le comunità colpite da questo depotenziamento dei presidi ospedalieri. Primo fra tutti Pantelleria dove il punto nascita del “Nagar” è stato per lungo tempo chiuso, come deciso dal governo regionale precedente, per tutte le strutture che praticavano meno di 500 parti all’anno. Si è infiammata la protesta delle donne che hanno contestato l’obbligo di trasferimento sulla terraferma, imposto dall’Asp di Trapani, per le partorienti che hanno raggiunto la trentaduesima settimana. Le isolane hanno quindi organizzato tutta una serie di iniziative di protesta contro la chiusura del punto nascita, in attesa che il ministero della Salute decida se riaprire 7 dei 28 reparti di maternità chiusi in Sicilia, come proposto dal nuovo governo Crocetta.

L’associazione “Trapani cambia” ha attivato una rete di solidarietà che ha permesso alle donne di Pantelleria di essere ricoverate e assistite grazie alla risposta positiva della casa di cura Sant’Anna di Trapani, attraverso il suo direttore sanitario, Salvatore Pollina. Solo recentemente il reparto è stato riaperto.

Stesso scenario che si è configurato ad Alcamo dove però ancora oggi il reparto di pediatria è chiuso e per raggiungere l’ospedale più vicino si deve andare in altra provincia oppure fare 45 minuti di auto per raggiungere Castelvetrano. Il sindaco Sebastiano Bonventre si dice molto preoccupato: “Si prevede la trasformazione dell’attuale pronto soccorso in Punto territoriale di emergenza, il ridimensionamento se non addirittura la scomparsa di alcuni reparti clinici e il depotenziamento in ordine a risorse tecnologiche e di personale. Una scelta a nostro avviso scriteriata se si considera che la struttura ha un bacino di utenza intercomunale di oltre 80 mila persone e di circa 100 mila almeno in estate, motivo di fortissima preoccupazione per le sicure ricadute negative sulla qualità dell’assistenza sanitaria su un territorio di tale vastità e complessità”.


Parto indolore. Il nuovo servizio sarà disponibile presso l’ospedale Sant’Antonio Abate

TRAPANI - Il percorso nascita del reparto di ostetricia del Sant’Antonio Abate si arricchisce di un nuovo servizio, inserito recentemente nel decreto Balduzzi fra i livelli essenziali di assistenza: il parto indolore. L’analgesia epidurale al parto sarà disponibile gratuitamente presso l’Unità operativa di ginecologia e ostetricia del nosocomio trapanese diretto da Giovanni Bavetta, grazie alla collaborazione dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione, guidata da Antonio Siragusa. Possono richiedere il servizio le donne in gravidanza con: patologie materne di grado moderato-severo dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiovascolare, diabete insulino dipendente, condizioni neuropsichiatriche severe, epilessia, obesità; oppure patologie materne severe attuali o pregresse di età inferiore a 26 anni o superiore a 38 anni al momento del parto, condizioni che si manifestino nell’imminenza del parto, previa valutazione condivisa dai clinici.

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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