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Fare impresa nel guazzabuglio Italia. Nord-Sud, costi impazziti: ecco la mappa
di Oriana Sipala

Palermo in fondo alla classifica per tempi, spese e procedure. Per i permessi edilizi servono 316 giorni contro i 151 di Milano. Un rapporto della Banca mondiale rivela quanto siano diversi gli oneri di urbanizzazione tra le regioni

Tags: Impresa



PALERMO - Se osserviamo l’Italia con gli occhi di un imprenditore, più o meno esperto che sia, ci accorgiamo che fare impresa può essere molto diverso da un posto all’altro.

Tra le regioni del Nord e quelle del Sud, gli oneri di urbanizzazione possono infatti variare in modo molto significativo e incidere, quindi, in maniera più o meno pesante nell’avvio di un’attività commerciale di qualsiasi tipo.
Per fare un esempio, se il certificato di agibilità costa 15 euro a Milano, a Palermo ne costa 45, mentre a Napoli ci vogliono ben 550 euro.

A rivelarlo è un rapporto della Banca mondiale, “Doing Business 2014”, all’interno del quale si trova un focus tutto italiano, in cui sono messe a confronto 13 diverse città del Belpaese. Tra queste è inclusa anche Palermo, che nella classifica dell’efficienza, non occupa certo un posto invidiabile. Nel report, a ciascuna città, è infatti attribuito un punteggio complessivo, ottenuto sommando i tempi, i costi e le procedure per impiantare uno stabilimento, che sia, idealmente, di 1.300 metri quadri, a due piani, da collocare in una zona semiperiferica già di proprietà.

In tale classifica il capoluogo siciliano si piazza al penultimo posto, seguita solo dalla città di Potenza, mentre il primo posto è occupato da Bologna. Quanto agli oneri di urbanizzazione previsti per costruire lo stesso magazzino (necessari per dotare la struttura di tutti i servizi comunali, quali ad esempio strade e fognature), la città certamente più cara è Milano, dove sono necessari ben 242.254 euro, a fronte dei 1.974 euro di Napoli (nel Capoluogo lombardo dunque il costo è ben 121 volte superiore).

A Palermo la spesa media è invece pari a 13.827 euro, ma per le procedure burocratiche (Genio civile, Asl, Sportello unico dell’edilizia, ecc) i tempi sono quelli dell’odissea. In Italia sono necessari mediamente 233 giorni per poterle espletare, che a Palermo diventano 216, mentre a Milano sono 151. Vanno peggio Catanzaro (309 giorni) e Napoli (252).

Nello specifico, il rapporto “Doing Business 2014”, per la classifica delle 13 città italiane, si serve di quattro diversi indicatori: in ognuno di essi le posizioni delle metropoli possono variare, e dalla loro combinazione viene fuori la classifica sopraccennata con i punteggi complessivi.

Un primo indicatore è quello relativo a all’avvio di un’impresa: secondo quest’aspetto, la città che sembra andar meglio è Catanzaro, mentre Palermo si piazza al quinto gradino della scala. Nel capoluogo siciliano, per avviare un’attività, sono necessarie sei procedure (versamento di una quota pari ad almeno il 25% dei conferimenti in denaro presso una banca; redazione dell’atto costitutivo per atto pubblico presso un notaio; acquisto libri sociali e contabili; assolvimento della tassa di concessione governativa per la numerazione e bollatura dei libri contabili; assolvimento delle pratiche di registrazione attraverso “ComUnica”; notificazione all’ufficio competente della Direzione provinciale del lavoro e della massima occupazione, Dplmo).

Per svolgere tali procedure sono inoltre necessari 8 giorni e un costo complessivo pari al 13,5% del reddito pro-capite. Secondo tale indicatore Palermo si colloca regolarmente nella media, considerando che anche nelle altre città il numero di procedure necessarie è pari a 6 (ad eccezione di Campobasso dove queste salgono a 7), e considerando inoltre che il numero dei giorni oscilla tra 6 e 9 (vanno peggio soltanto L’Aquila con 13 giorni e Napoli con 16).

Il secondo indicatore è invece relativo all’ottenimento dei permessi edilizi. Proprio sotto questo aspetto, i giorni di attesa per avviare un’impresa lievitano considerevolmente.
Palermo, che in questo caso si piazza al penultimo posto, è la città più “lenta”, con 316 giorni, contro i 151 di Milano. Anche il numero di procedure sale a 14, contro le 11 di Roma e Cagliari. Quanto ai costi da affrontare, il capoluogo siciliano è uno dei meno cari e prevede una spesa dell’89,5% del reddito pro-capite. A Milano, invece, per la stessa impresa, è impegnato il 966,3% del reddito pro-capite.

Il trasferimento di proprietà immobiliare si configura come il terzo indicatore dell’indagine. In questo caso la città di Palermo non sembra andar male: nella classifica delle 13 città si piazza seconda, superata solo da Bologna. Le procedure richieste per il trasferimento si fermano a tre (ottenimento dell’attestato di certificazione energetica, Ace; interventi notarili sull’atto di vendita e sulla stipula tra le parti; registrazione dell’atto di vendita presso l'Ufficio del Registro, ovvero Agenzia delle Entrate, trascrizione presso il Reparto di Pubblicità immobiliare e voltura presso l’Archivio catastale, ovvero Agenzia del Territorio). I giorni necessari per tali procedure sono 13, mentre il costo si aggira intorno al 4,4% del reddito pro-capite.

Per finire, il quarto indicatore è la “risoluzione delle dispute commerciali”. Sotto questo aspetto, i valori per le singole città non sembrano discostarsi troppo. In tutte le metropoli prese in considerazione le dispute commerciali non vengono risolte prima dei mille giorni (fa eccezione soltanto Torino, dove ci vogliono in media 855 giorni). A Palermo, in particolare, ci si attesta intorno ai 1.366 giorni. Il nostro capoluogo, infatti va meglio di Padova (1.461 giorni), Cagliari (1.507), Catanzaro (1.427), L’Aquila (1.435), Padova (1.665) e Bari (2.022). Il numero di procedure è uguale in tutte le città (41), mentre i costi da sostenere a Palermo sono pari al 25,2% del reddito pro-capite. Vanno invece oltre il 30% i costi da sostenere a Milano, Bologna, Padova e Bari.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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