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Imprenditori siciliani contro precari. Una zavorra allo sviluppo dellÂ’Isola
di Michele Giuliano

Il “Tavolo per le imprese” critica le scelte della Regione che ha scelto l’assistenzialismo. Dito puntato contro la decisione di rinnovare i contratti dei precari degli EE.LL.

Tags: Lavoro, Precari



PALERMO - Creare sviluppo e investimenti è un conto, foraggiare l’assistenzialismo è un altro. Lo sanno bene gli imprenditori siciliani che stanno pagando a caro prezzo questa crisi. Ma c’è una categoria di lavoratori che non sembra per nulla subire gli effetti devastanti di questa depressione economica e sono i precari degli enti locali siciliani. Passano gli anni, scadono i contratti, si susseguono le mobilitazioni e alla fine ottengono sempre quello che vogliono: il rinnovo contrattuale, molti addirittura la stabilizzazione senza avere mai fatto uno straccio di concorso, quindi senza arte né parte. Una storia tutta in salsa siciliana trita e ritrita.

Ora però le imprese tornano a battere i pugni sul tavolo: “L’assistenzialismo è una scorciatoia che è sempre piaciuta ai politici siciliani. Creare sviluppo vero, invece, è molto più difficile. È una strada lunga e tortuosa che impone capacità, autorevolezza e competenze difficili da trovare”. Non usano mezze parole, gli imprenditori del “Tavolo per le imprese” che criticano la decisione del governo regionale di Rosario Crocetta di prorogare per altri tre anni il contratto dei 24 mila precari degli enti locali dell’Isola. Una scelta che viene ritenuta “condivisibile solo sul piano della solidarietà”, ma “fortemente discutibile se si pensa alle reali esigenze della Sicilia”.

Il “Tavolo” individua un modello di classe politica cosciente e coraggioso che sia impegnato, in primo luogo, ad intercettare risorse economiche da investire nella realizzazione di nuove infrastrutture e nella riqualificazione di quelle esistenti. “È la stessa politica di sempre – afferma il facilitatore del Tavolo Giuseppe Ursino -. L’assistenzialismo non porta alcun tipo di benessere. Piuttosto che insegnare a respirare con i propri polmoni permette a dei privilegiati, perché i precari non hanno vinto nessun concorso, la possibilità di continuare a respirare per un po’ attraverso bombole di ossigeno temporanee. Per poi tornare in apnea, rimanendo schiavi della mala politica. Dall’ingresso dell’articolo 23 di tanti anni fa si gioca sulla pelle di questi ex giovani una partita sporchissima”. Circostanza reale: “Perché i giovani che entrano nel circolo vizioso del precariato – sostiene Ursino - perdono la capacità di misurarsi con i problemi del vero mondo del lavoro produttivo, per diventare tanti Oblomov, il personaggio di un celebre romanzo di Ivan Aleksandrovič Gončarov, che vive – o meglio, si lascia vivere senza vivere – consegnandosi al suo servitore Zachar, senza il quale non riesce neanche ad indossare le scarpe e gli stivali”.
 


930 milioni in tre anni per pagare i precari

I siciliani pagano a caro prezzo il fardello dei precari negli enti pubblici. “Il costo complessivo dell’operazione precari degli enti locali siciliani – si legge nel comunicato del ‘Tavolo’ – ammonta a 930 milioni di euro spalmati nei prossimi tre anni”. Risorse recuperate, secondo il governatore della Regione, grazie al risparmio effettuato attraverso la lotta agli sprechi compiuta dalla sua amministrazione. “Sia ben chiaro la colpa non è di Crocetta – continua l’imprenditore catanese Giuseppe Ursino – ma di quelli che c’erano prima di lui negli scorsi decenni e di ogni famiglia e colore politico. La sua responsabilità risiede nella mancanza del coraggio necessario a porre un freno definitivo a questo sistema. I precari sono privilegiati e al contempo vittime di questo cinico modello, creato ad arte da chi vuole schiavi e non cittadini liberi. È tempo di una nuova classe politica molto più giovane e alleggerita dalle pesanti ideologie figlie del passato”.

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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