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Messina - Mentre i bilanci vedono la luce la città è schiacciata dalle tasse
di Francesco Torre

Tares e mini-Imu entro il 16 gennaio. Accorinti eredita le decisioni della gestione commissariale. Via al Consuntivo 2012, si esaminerà il Preventivo 2013. Dalla Regione 32 mln €

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Messina - Con 30 voti favorevoli e un solo astenuto, nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha finalmente approvato il bilancio consuntivo dell’anno 2012. La votazione consente di sbloccare l’ultima tranche dei trasferimenti statali, pari a 35 mln €, e dunque di poter far fronte alle emergenze che veementemente sono venute a galla nelle ultime settimane. Allo stesso tempo, si potrà dare seguito ai lavori d’aula andando ad esaminare ed infine approvare anche il bilancio previsionale 2013, vero punto cardine del processo di risanamento avviato dalla nuova amministrazione e fondato sulla possibilità di ottenere dei fondi extra da parte dello Stato e della Regione nell’ambito dei provvedimenti cosiddetti “Salva Politici” e “Salva Messina”.

Prima di essere approvato dall’aula, però, il consuntivo 2012 – che analizza, ricordiamo, l’operato dell’ex Giunta Buzzanca e della gestione commissariale firmata Luigi Croce – è dovuto tornare all’esame dei Revisori dei Conti i quali, come abbiamo riportato in un articolo precedente, avevano approvato il conto economico ma non quello patrimoniale, poiché “non in grado di attestarne la completezza e l’attendibilità”. Il Consiglio, infine, ha anche approvato un emendamento presentato dal presidente della commissione Bilancio Franco Mondello, con il quale – riassumendo – si impegna la Giunta a fare un’operazione verità proprio sul patrimonio comunale, ad incentivare gli strumenti amministrativi che consentono di aumentare le entrate tributarie ed extratributarie, ad avviare percorsi volti ad incrementare efficienza ed efficacia dei lavori dipartimentali. Il solito grande “bla bla bla”, insomma, che non viene mai seguito dai fatti.

In attesa del voto del bilancio preventivo 2013, comunque già presentato alla città, la Regione siciliana ha poi previsto per la città di Messina l’ennesima promessa. Come annunciato dal vice sindaco Guido Signorino e confermato dall’assessore regionale Luca Bianchi, a quanto pare il prestito agevolato di 32 mln € del fondo “Salva Messina” si trasformerà in un finanziamento a fondo perduto, e le somme potranno essere iscritte a bilancio sia nel preventivo 2014 (che chissà quando vedrà la luce), sia soprattutto nel Piano di riequilibrio decennale che la Giunta dovrà presentare a Roma, ovvero l’ultimo disperato tentativo per evitare la conclamazione del dissesto.

Una notizia che ha fatto brindare i vertici di Palazzo Zanca ma che è passata in sordina tra i cittadini, intontiti da una vera e propria aggressione fiscale. La parte del leone, in questo senso, la fa la Tares, i cui bollettini verranno inviati lunedì prossimo e che, con ogni probabilità, potrà essere pagata senza mora entro il 16 gennaio del prossimo anno. Ma poi c’è anche la mini-Imu, sempre da pagare entro il 16 gennaio, che i cittadini messinesi dovranno pagare in virtù dell’aumento delle aliquote fissate negli anni scorsi dalle Giunte comunali. In questo contesto è difficile augurare Buone feste, a meno che non siano il pretesto per bere e, dunque, per dimenticare (o non pensare).

IL PREVENTIVO
- Obiettivamente non c’era da aspettarsi molto dalla Giunta Accorinti a proposito del bilancio di previsione 2013. Molte decisioni, infatti, erano state prese nella precedente gestione commissariale, e gli assessori hanno oggettivamente ereditato una situazione catastrofica. Così il documento presentato alla città non si situerà affatto in discontinuità con il passato. L’equilibrio dei conti – messo in crisi dalla drastica riduzione dei trasferimenti nazionali – sarà garantito dall’aumento delle tasse e dal ricorso ad anticipazioni di cassa. La marginalità di settori strategici come Cultura, Ambiente, Protezione Civile, Turismo, sarà confermata da voci di spesa residuali, mentre gli importi maggiori saranno destinati al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Tra le novità, l’annullamento della voce degli investimenti (e questo è il dato più preoccupante, che conferma come la città e i suoi vertici istituzionali siano immobili), la diminuzione dei trasferimenti per l’Atm (al contrario di quanto previsto dal Contratto di servizio, un’altra meteora della Giunta Accorinti rimasta poi nei cassetti di Palazzo Zanca) e un aumento invece delle partite del comparto sociale. Chi attendeva la rivoluzione, insomma, dovrà aspettare il 2014. Forse.

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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