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Direttiva shock dei Beni culturali: musei e siti archeologici chiusi nei festivi
di Redazione

Il dirigente generale del Dipartimento della Regione siciliana ai beni culturali, Sergio Gelardi, ha stabilito la chiusura durante 27 festivi di alcune tra le principali attrazioni sicule: dal parco di Selinunte e Segesta alla Valle dei Templi. Lui si difende: "Non avevo scelta", ma il presidente Crocetta non ci sta: "Piano assurdo". Scontro a Palazzo D'Orleans.

Tags: Crocetta, Sicilia, Regione, Beni Culturali, Valle Dei Templi, Selinunte, Segesta, Turismo, Viaggi



PALERMO – Un esercito di dipendenti, costi spaventosi e neanche un museo aperto la domenica. È questo il teatro dell’assurdo che va in scena al di qua dello Stretto, dove una direttiva del 27 dicembre scorso del direttore generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Gelardi, ha stabilito che i musei siculi durante le festività resteranno chiusi per il primo trimestre dell’anno. Il calendario prevede, per ora, la chiusura durante 27 festivi dei parchi archeologici di Selinunte e Segesta, di 13 della Valle dei Templi, di 34 del museo archeologico Salinas, di 30 di palazzo Abatellis, di 34 del museo di arte moderna di Palermo, di 13 della Villa romana del Casale. La regione ha annunciato da tempo un piano di razionalizzazione del lavoro dei dipendenti dei musei e dei siti di beni culturali ma la prima mossa fatta é quella delle chiusure nei festivi.
Gelardi ha chiarito a “Repubblica-Palermo” di aver chiesto ai responsabili dei vari siti un piano per la turnazione dei dipendenti e non avendo ricevuto risposta ha stilato le turnazioni che prevedono la chiusura la domenica: “Non avevo altra scelta per garantire l’apertura nel periodo estivo”.
Ma queste sono un colpo allo stomaco se si pensa a quanto sia ingente la pletora del personale che ruota intorno al sistema cultura dell’Isola. Nell’inchiesta del 12 settembre scorso del QdS, abbiamo fatto qualche esempio. Soltanto nel Museo regionale Pepoli (Trapani) lavorano ben  41 persone, fra dirigenti funzionari e personale addetto alla custodia: tenendo conto di uno stipendio medio di 1.300 euro lordi il costo del personale ammonterebbe a oltre 1,524 milioni di euro l’anno, anche se l’incasso è passato da circa 20 mila euro, nel 2011, a quasi 19 mila nel 2012.
Con una media di 2 visitatori al giorno e un incasso, nel 2012, di soli 173 euro, l’area archeologica di Santa Venera al Pozzo (Catania) fa stimare un costo del personale di quasi 700 mila euro, suddiviso fra i 18 custodi e amministrativi. Anche in questo caso pesano gli ingressi gratuiti: 648 nel 2012 contro i 487 registrati nel 2011. Pesano nelle casse della Regione gli oltre 800 mila euro pagati per i 22 impiegati del Museo archeologico Ibleo che incassa nel 2012 solo mille e cinquecento euro.
Infine, ammonta a 500 mila euro il costo del personale del Museo archeologico di Lentini (Siracusa) che incassa nel 2012 soltanto 386 euro a causa degli oltre mille ingressi gratuiti contro i 131 paganti.
In totale il bilancio dei 65 poli culturali dell’Isola è drammatico: fra il 2011 e il 2012 le casse hanno perso oltre 1 milione di euro. Anche se il calo di visitatori paganti registrato nel 2012, quasi 193 mila (meno 9,19 per cento) segue il trend nazionale, il numero degli ingressi gratuiti è addirittura cresciuto di quasi 70 mila unità. L’effetto sugli incassi è immediato: si passa da 14,4 milioni di euro nel 2011 ai 13,5 milioni nel 2012.
Soltanto 5 siti archeologici napoletani - Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti, Bosco Reale - hanno incassato oltre 19 milioni di euro nel 2012 (fonte Ufficio Stampa della Soprintendenza), nonostante l’affluenza abbia subito una leggera flessione di 1,7 punti percentuali. Spostandosi più al Nord e usando come termine di paragone i musei della sola città di Firenze il confronto è ancora più marcato. Sebbene i limiti sulla sicurezza, stabiliti dalla legge 626, imponga ridotti flussi di accesso, i musei degli Uffizi di Firenze hanno attratto nel 2012 oltre 5 milioni di visitatori (fonte Ufficio Stampa Polo Museale Firenze) contro i 3,7 milioni complessivi registrati per i beni culturali dell’Isola. Ma se gli Uffizi di Firenze sono conosciuti in tutto il mondo, non c’è turista che non voglia visitare i 1.300 ettari sui quali sorge il sito archeologico della Valle dei Templi di Agrigento (inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità redatta dall'Unesco).
Ma la storica Valle adesso rimarrà un miraggio per quanti avrebbero potuto e voluto visitarla solo la domenica o nei festivi (cioè la quasi totalità dei siciliani e dei turisti che lavorano).
Adirato il presidente della Regione: “La domenica musei e siti archeologici devono assolutamente rimanere aperti”. Rosario Crocetta ha convocato il suo assessore, Mariarita Sgarlata, e il direttore “per avviare immediatamente un piano che consenta la riapertura domenicale di tutti i siti”. Il governatore pensa “all'utilizzo razionale del personale interno e delle migliaia di precari”. “Trovo assurdo che in una Regione dove esiste un precariato diffuso si arrivi a varare un piano che penalizza fortemente lo sviluppo turistico, producendo un grave danno per la Sicilia”, afferma Crocetta. 

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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